Epifania tra riti e saggezza popolare: il significato del fumo del Pignarûl

06.01.2026 – 11.30 – “Nadâl un pît di gjal, prin dal an un pît di cjan, Epifanie un pît di strie”. A Natale una zampa di cane, il primo dell’anno una zampa di gallo, all’Epifania un piede di strega. Le giornate si allungano un po’ alla volta, come racconta la saggezza popolare friulana, man mano che si procede verso l’anno nuovo. Il 2026 è ormai avviato, le celebrazioni volgono al termine, il 6 gennaio si appresta a portar via tutte le feste. Manca solo un dettaglio, indispensabile, prima che il nuovo calendario si possa considerare degnamente inaugurato: le previsioni del Vecchio Venerando. Il Pignarûl (o Panevin, Foghere, Fogaròn, Boreòn, o Seima che dir si voglia), tradizione verosimilmente ereditata dal culto celtico di Belanu, ha resistito fino ai giorni nostri ai capricci del tempo. La grande pira infuocata ci affascina, riempie gli occhi di un fulgore ancestrale, illumina le nostre radici. E, ancora incantati come i nostri nonni, alziamo lo sguardo verso una colonna di fumo in movimento, sperando che s’inclini nella direzione a noi propizia.

“Se il fum al va a soreli a mont, cjape il sac e va pal mont; se il fum invezit al va de bande di soreli jevât, cjape il sac e va al marcjât.” Se il fumo va a occidente, prendi il sacco e avventurati nel mondo, in cerca di fortuna; se il fumo invece va a oriente, prendi il sacco e dirigiti al mercato, restando nel tuo paese d’origine, poiché l’annata sarà positiva e fruttuosa. Secondo alcune interpretazioni, inoltre, se il fumo tende a sud-est si prospetta un anno di generosità, all’insegna dell’attenzione per il prossimo. Se invece il fumo s’innalza in una colonna verticale, si preannunciano 12 mesi tranquilli e prosperi. Che anno ci attende? Solo il Vecchio Venerando potrà rivelarlo, scrutando in cielo e interpretando i segreti del vento. E noi, affascinati dal calore della fiamma, ci raccoglieremo attorno al Pignarûl, nella magia di un rito che parla ancora di noi.

[b.m.]

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