Esuli istriani di prima e seconda generazione tedofori per le Olimpiadi invernali

10.01.2026 – 08.00 – Dalla culla dell’Olimpismo alla pianura veneta, passando per una pagina cruciale della storia italiana ed europea. La fiaccola olimpica di Milano-Cortina 2026 ha iniziato il suo viaggio simbolico da Atene, dove nacquero i Giochi nell’VIII secolo a.C. e dove nel 1896 il barone Pierre de Coubertin diede forma alle Olimpiadi moderne. Accolta in Italia dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la fiamma è stata affidata ai tedofori che, tappa dopo tappa, la porteranno in tutto il Paese fino al 6 febbraio, giorno in cui accenderà il braciere olimpico dando il via ufficiale alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. Una staffetta lunghissima e carica di significati, i cui protagonisti sono stati selezionati dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) tra sportivi, cittadini e testimoni di storie esemplari.

Tra questi, durante il passaggio nella provincia di Vicenza, in programma martedì 20 gennaio intorno alle 18:45, ci saranno anche due rappresentanti del mondo degli esuli istriani, fiumani e dalmati. Il primo è Abdon Pamich, classe 1933, fiumano di nascita e italiano per scelta e destino. La sua vita è stata segnata da una “marcia” ben più dura di quelle che lo hanno reso celebre nello sport: la fuga da Fiume da giovanissimo, il passaggio nei campi profughi di Novara e Genova, poi la rinascita attraverso l’atletica. Pamich è stato uno dei più grandi marciatori italiani di sempre, capace di conquistare il bronzo olimpico nei 50 chilometri a Roma 1960 e l’oro a Tokyo 1964. Ma è anche, da decenni, un autorevole testimone dell’Esodo giuliano-dalmata, testimonial della Corsa del Ricordo e rappresentante della Società di Studi Fiumani. La sua vicenda personale sarà inoltre al centro di una fiction che la RAI trasmetterà in prima serata il 10 febbraio 2026, in occasione del Giorno del Ricordo.

A ricevere la fiaccola dalle mani del campione olimpico, per il tratto successivo, sarà Dario Zaccariotto, esule istriano di seconda generazione, figlio di Giorgio Zaccariotto e di Italia Giacca, componente dell’Esecutivo dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia. Un passaggio di testimone che va oltre lo sport e assume il valore di un simbolo potente: quello della memoria che si trasmette tra generazioni.

«Sono grato a chi ha capito la motivazione che mi ha spinto a dare il mio piccolo contributo, quasi un passaggio di testimone di questa staffetta da chi la tragedia l’ha vissuta in prima persona a chi ha avuto la fortuna di esserne preservato», ha spiegato Zaccariotto in un’intervista al quotidiano Il Gazzettino. «Quando gli ultimi testimoni viventi non ci saranno più, toccherà ai figli e ai parenti più prossimi custodire il ricordo, non per sete di rivalsa, ma come monito affinché simili sciagure non si ripetano e le contese si risolvano con modalità più consone al Terzo millennio». Così, lungo le strade del Veneto, la fiaccola olimpica porterà con sé non solo il fuoco dei Giochi, ma anche una storia di esilio, resilienza e memoria che continua a illuminare il presente.

[l.d.]

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