*Mauro Del Bue
31.01.2026 – 12.00 – Già non le sopporto, ora, tutte le falsità che si raccontano sulla legge che verrà sottoposta a referendum; figurarsi quando la campagna si farà calda.
- Non è vero che la separazione delle carriere ci sia praticamente già. Nella riforma Cartabia si introduce l’impossibilità per un magistrato di cambiare ordine, tra giudicante e requirente, per più di una volta e non nella stessa circoscrizione. Dunque si introduce il principio della quasi separazione delle funzioni, non delle carriere, giacché il Csm resterebbe unico, composto sia da giudici sia da pm, con la prevalenza di questi ultimi, mentre il percorso di professionalizzazione rimarrebbe il medesimo.
- Non è vero che il sistema accusatorio imposto dalla legge Vassalli possa esimersi dal separare la magistratura giudicante da quella inquirente. Si immagina un magistrato dell’accusa, il pm, e un avvocato della difesa su un piano di parità, e un terzo, il giudice, che non può appartenere a nessuna delle due categorie. Vassalli ha detto: «La mia riforma presuppone la separazione delle carriere. Senza separazione il sistema accusatorio non avrebbe senso».
- Non è vero che, come rileva Violante, i due Csm darebbero più potere ai pm e quindi si otterrebbe l’effetto contrario. I pm che avrebbero più potere sono a stragrande maggioranza schierati contro la riforma. E non mi pare che il motivo della loro opposizione sia la contrarietà a ottenere maggiore potere.
- Non è vero che la legge limiti l’autonomia della magistratura. Questo argomento non è minimamente sorretto da un solo accenno ad alcun articolo o comma della legge. Per quale motivo ciò avverrebbe non lo si spiega. I pm non vengono nominati e promossi dal governo, come in Francia, ma dall’apposito Csm, e i giudici anche. E allora? In tutti i Paesi europei non vige alcun connubio tra magistrati inquirenti e giudici. Hanno forse tutti minato l’autonomia della magistratura?
- Non è vero che la nomina dei membri dei due Csm per sorteggio sia incostituzionale. Non risulta alcun pronunciamento in tal senso da parte della Corte costituzionale.
- E non è vero che i membri laici vengano nominati in altro modo. Anche loro vengono sorteggiati.
- Non è vero che l’elezione per liste di partito, come esiste ora, sia garanzia di autonomia della magistratura. È invece garanzia di dipendenza dalla politica, lottizzando le nomine dei procuratori, i concorsi e gli incarichi sulla base delle proporzioni raggiunte dalle correnti dei magistrati.
- Non è vero che l’Alta Corte disciplinare sia uno strumento politico. Questo istituto, composto da 15 membri, è costituito da una maggioranza di magistrati: sei del giudizio e tre pm; poi vi sono tre membri scelti tra professori universitari e avvocati e tre di nomina del Presidente della Repubblica.
- Non è vero che i provvedimenti disciplinari siano assunti da un organo composto dagli stessi soggetti che potrebbero incorrere in sanzioni disciplinari. I magistrati non possono da soli condannarsi o assolversi.
- E non è vero che, così come si deve citare Vassalli, non si possa citare Tortora. Non a caso la famiglia Tortora e il Partito Radicale sono in prima linea per il sì al referendum, così come un numero notevole di costituzionalisti e di riformisti di sinistra (da Barbera a Ceccanti, da Morando a Chicco Testa). Bisogna sempre ricordare che la commistione tra pm e giudici nel caso Tortora ha prodotto una prima sentenza ignobile e che qualche magistrato è persino stato promosso. Questo non deve più avvenire.
[m.d.b.]


