A tavola senza schermi: la necessaria controtendenza del phone-ban

13.01.2026 – 8.30 – Il cellulare posato sulla tovaglia, apparecchiato accanto al tovagliolo, tra un tintinnio di posate e di notifiche mai messe a tacere: è uno scenario frequente, un’abitudine normalizzata che si manifesta sia al ristorante, sia tra le mura domestiche. C’è chi lo tiene accanto in virtù della reperibilità lavorativa, chi invece soffre d’ansia al solo pensiero di perdersi messaggi o chiamate. Altri, specialmente se in compagnia, utilizzano il proprio dispositivo a tavola per scattare foto: tutti conosciamo almeno una persona che, prima ancora di afferrare forchetta e coltello, pone fra sé e il piatto lo schermo del cellulare, o impone al gruppo l’immancabile selfie per immortalare un momento di convivialità. Solamente dopo il consueto rituale fotografico iniziamo a mangiare: l’occhio scivola, di tanto in tanto, sullo schermo illuminato, “giusto per controllare”. E chi appoggia il telefono a faccia in giù sulla tovaglia cede spesso alla tentazione di sollevarlo, forse incuriosito da una vibrazione ripetuta, forse incapace di aspettare la fine del pasto per leggere una serie di notifiche che, spesso e volentieri, si rivelano prive di importanza.

Abbiamo disimparato la presenza: il digitale, arma a doppio taglio che ci permette di essere contemporaneamente qui e altrove, distoglie la nostra attenzione da ciò che realmente ci circonda. Disintossicarsi dalla dipendenza dai dispositivi non è solo una questione di benessere individuale: è il presupposto indispensabile per attribuire nuovamente valore e autenticità ad ogni relazione interpersonale. In questo contesto, si va affermando la controtendenza del “phone-ban”. Nulla di più semplice che vietare o scoraggiare l’utilizzo dello smartphone a tavola: cresce il numero dei locali che adottano questo principio, incoraggiando i clienti a riporre il cellulare “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Alcuni locali promuovono serate o eventi “smartphone-free”, altri premiano gli avventori più virtuosi con drink offerti o sconti speciali. Si cerca in questo modo di promuovere la disconnessione, migliorando la qualità delle relazioni e restituendo alla conversazione gli spazi persi negli ultimi anni.

Rinunciare al digitale a tavola è buona educazione: è un gesto di rispetto e considerazione nei confronti di chi siede davanti a noi, oltre a rappresentare la premessa fondamentale di un pasto gustato appieno, senza distrazioni. Non è un caso se uno dei primi consigli della “mindful eating” (o alimentazione consapevole) è quello di allontanare i dispositivi dal piatto: mangiare senza distrazioni digitali, oltre ad avere un impatto positivo sulle relazioni interpersonali, apporta notevoli benefici anche al nostro rapporto con il cibo. Almeno a tavola, vale la pena di allontanarsi dalla pressione del mondo online, da quell’ansia che ci spinge a voler reagire immediatamente al suono di ogni notifica: ciò di cui abbiamo bisogno è un rituale fatto di presenza e condivisione, basato su ritmi più lenti e conversazioni significative. O magari, ciò di cui più necessitiamo è concederci, almeno per la parentesi di una mezz’ora, il sollievo del silenzio.

[b.m.]

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