Uscire dal vortice del “doom scrolling”: attività concrete per riprendersi attenzione, tempo e controllo interiore

12.01.2026 – 9.00 –  Il considdetto doom scrolling, ossia l’attività ripetitiva consistente nel consumare contenuti multimediali brevi senza fine né scopo, nasce da un paradosso: cerchiamo informazioni per sentirci più preparati e al sicuro, ma finiamo per sovraccaricare la mente di stimoli contrastanti, spesso negativi, perdendo energia, attenzione e senso di controllo. È una risposta comprensibile a un mondo iperconnesso e incerto, ma non inevitabile. Combatterlo non significa fuggire dalla realtà o demonizzare la tecnologia, bensì ricostruire un rapporto attivo con il tempo, l’attenzione e il corpo, tornando progressivamente padroni della propria vita mentale.

La prima attività, spesso sottovalutata proprio perché semplice, è il recupero del movimento fisico regolare, soprattutto all’aperto. Camminare senza auricolari, correre, andare in bicicletta o anche solo esporsi alla luce naturale produce effetti neurobiologici profondi: riduce il cortisolo, stimola la produzione di endorfine e riallinea i ritmi circadiani, che l’uso compulsivo dello schermo tende a sfasare. Il movimento obbliga il cervello a tornare nel corpo, interrompendo il flusso continuo di video consumati a raffica nel pensiero inconscio. E’ un reset fisiologico che rende più difficile ricadere nel consumo passivo di contenuti.

Accanto al corpo, va riattivata la manualità. Attività come cucinare con attenzione, coltivare piante, disegnare, suonare uno strumento, scrivere a mano o lavorare il legno hanno un potere sorprendente. Coinvolgono aree cerebrali diverse da quelle sollecitate dallo scrolling e introducono una dimensione di causalità diretta: fai qualcosa e vedi un risultato concreto. Questo ristabilisce il senso di agency, cioè la percezione di essere causa delle proprie azioni e non solo spettatore di eventi lontani e incontrollabili. È uno degli antidoti più efficaci alla sensazione di impotenza che alimenta questo vizio comune, via via sempre più dilagante non più soltanto tra i giovani.

Un altro passo fondamentale è imparare a consumare informazione in modo intenzionale. Non smettere di interessarsi, ma scegliere quando, come e quanto. Leggere un articolo lungo e ben argomentato, ascoltare un podcast approfondito o seguire una conferenza significa sostituire la frammentazione con la continuità. Il cervello umano è più stabile quando segue una narrazione coerente piuttosto che una sequenza infinita di allarmi. Questa scelta restituisce dignità al tempo mentale e trasforma l’informazione da stimolo ansiogeno a strumento di comprensione e ampliamento delle vedute.

La pratica della concentrazione profonda o della meditazione, anche per periodi brevi, è un’altra attività chiave. Studiare, leggere narrativa, risolvere problemi complessi o dedicarsi a un progetto personale senza interruzioni allena l’attenzione come un muscolo. Il doom scrolling prospera su una mente stanca e dispersa; la concentrazione, invece, ricostruisce la capacità di restare con un pensiero senza esserne travolti. Non serve iniziare con ore intere: anche solo venti o trenta minuti al giorno di attenzione protetta possono cambiare radicalmente il rapporto con il digitale.

Fondamentale è anche il recupero di relazioni reali e conversazioni lente. Parlare con qualcuno senza schermi di mezzo, condividere dubbi, idee o silenzi riporta la mente in una dimensione sociale concreta, molto diversa dall’esposizione continua a opinioni estreme, distanti e impersonali. Il contatto umano ridimensiona la percezione di minaccia costante che i feed algoritmici amplificano, perché il cervello sociale è fatto per relazioni dirette, non per flussi globali incessanti.

Infine, una delle attività più trasformative è la riflessione consapevole sul proprio tempo. Scrivere un diario, fare un bilancio della giornata o semplicemente chiedersi perché si prende in mano il telefono in un determinato momento aiuta a smascherare l’automatismo. Il doom scrolling è spesso una risposta a noia, ansia o senso di vuoto. Riconoscerlo permette di intervenire a monte, scegliendo un’azione alternativa invece di un riflesso condizionato.

Ritornare padroni della propria mente non significa eliminare il mondo digitale, ma smettere di viverlo in posizione di passività. Ogni attività che rafforza il corpo, la manualità, la concentrazione, le relazioni e la consapevolezza riporta l’individuo da consumatore di stimoli a soggetto attivo. Ed è proprio in questo passaggio, silenzioso ma radicale, che il doom scrolling perde il suo potere.

[e.c.]

 

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