13.12.2025 – 13.00 – In Italia i giovani leggono sempre meno. Secondo il report Istat “I giovanissimi (11-19 anni) nel tempo libero”, riferito al 2023, oltre un adolescente su cinque non si dedica alla lettura: il 22,1% dei ragazzi tra 11 e 19 anni non ha sfogliato alcun libro durante l’anno precedente, confermando un trend negativo che, purtroppo, sembra in costante crescita. Per delineare un quadro più preciso, occorre considerare l’incidenza di fattori quali il genere e l’età dei soggetti coinvolti. Il divario tra lettori e lettrici è evidente: il 28,5% dei ragazzi rinuncia ai libri, contro il 15,3% delle ragazze. Queste ultime si immergono con maggiore assiduità tra le pagine dei libri: quasi una su tre (29,2%) ha letto più di sei libri in dodici mesi, mentre tra i ragazzi la quota crolla al 16,1%. Lo scarto tra maschi e femmine resta significativo sia tra i “non-lettori” sia tra i “lettori forti”, ovvero coloro che leggono oltre sei libri all’anno.
L’età rappresenta un altro fattore determinante per quanto riguarda la frequenza di lettura. Gli 11-13enni si distinguono per una spiccata propensione alla lettura: il 26,7% legge con costanza, e tra le ragazze la percentuale sale al 32,4%. Con l’ingresso nell’adolescenza, però, la passione sembra affievolirsi: nella fascia tra i 14 e i 19 anni la quota di lettori forti scende al 20,4%, con un calo particolarmente marcato tra i ragazzi. La cittadinanza, invece, non incide in modo significativo sulle quote di “non-lettori”: italiani e stranieri condividono percentuali simili di non-lettori, attorno al 22%. Solo alcune comunità si discostano: tra i giovani di nazionalità cinese, il 30,6% non ha letto alcun libro, mentre romeni e ucraini mostrano percentuali di lettori forti superiori alla media italiana (24,1% e 23,2% contro il 22,5%). Insomma, dal report Istat non emerge un divario strutturale tra italiani e stranieri, ma solamente differenze specifiche tra singole comunità.
Lo scenario descritto dal report è quello di un Paese in cui la passione per la lettura riguarda una cerchia sempre più ristretta di giovani. L’interesse sembra spostarsi verso attività percepite come più stimolanti e immediate: una ricerca dell’Università di Pavia ha rivelato che circa il 70% degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni gioca regolarmente ai videogiochi. Di fronte a questa statistica, la percentuale di lettori adolescenti impallidisce. Gli stimoli incessanti della tecnologia e dei social network offrono alternative dinamiche e accattivanti, che non richiedono la concentrazione e la lentezza proprie della lettura. Eppure, lasciarsi trasportare tra le pagine di un romanzo, di un saggio o di una raccolta poetica non è un semplice passatempo: la lettura, sempre meno diffusa tra i giovanissimi, rappresenta invece un indispensabile strumento di benessere e crescita personale. Leggere significa ridurre lo stress fino al 68%, più di quanto riescano a fare attività rilassanti come ascoltare musica o passeggiare. Secondo diversi studi, quest’attività contribuisce inoltre a sviluppare empatia e capacità di comprendere le emozioni altrui: al tempo stesso, la lettura si rivela un vero e proprio workout per il cervello, potenziando memoria, concentrazione, pensiero critico e creatività, favorendo naturalmente la neuroplasticità. Immergersi tra le pagine di un volume arricchisce il vocabolario, affina lo stile di scrittura e migliora le abilità comunicative, contribuendo a ridurre attriti dovuti a incomprensioni nella vita di ogni giorno. Non va dimenticato poi il suo effetto benefico sul sonno: leggere prima di andare a letto favorisce in maniera significativa il riposo notturno. Infine, la lettura offre un’occasione unica di crescita culturale, permettendo di esplorare mondi e visioni tramite la magia di un testo. E allora, se i libri sono capaci di tutto questo, perché lasciarli impolverare sugli scaffali? La vera sfida non è convincere i giovani a leggere, ma mostrare loro che tra le pagine si nasconde un potere più forte di quanto credano: quello di arricchire la mente, svilupparne il potenziale e affinarne le capacità. Dopotutto, rinunciare alla lettura significa rinunciare a scoprire una parte di sé.
[b.m.]


