11.11.2025 – 07.01 – Perché il porto di Trieste non ha collegamenti diretti con gli Stati Uniti? La domanda è tornata alla ribalta in questi giorni, tramite i giornali specializzati; un anno fa, a questo proposito, Trieste News aveva recepito l’osservazione del presidente degli spedizionieri del Friuli Venezia Giulia Stefano Visintin. È infatti confermato come, il 17 novembre, la MSC Stacey giungerà presso il Molo VII e verrà utilizzata per l’imbarco di container e break bulk (merci sfuse di grandi dimensioni come eliche di navi, pale di turbine, tubi, barche, ecc ecc). E la MSC Stacey proviene proprio da lì, dagli USA. Non è l’avvio di un servizio marittimo fisso, ma solo una toccata e fuga tramite una portacontainer a propria volta proveniente dal Far East e con un tragitto destinato a toccare i porti della costa orientale americana, rispettivamente New York, Boston, Norfolk, Charleston e Freeport (Bahamas).
Considerando come il governatore Fedriga sia spesso in trasferta negli Stati Uniti e spesso si proclami il FVG “regione atlantista“, perchè non fornire una prova concreta? L’export delle industrie friulane, prima dei dazi e quale conseguenza della chiusura del mercato russo, era massicciamente orientato verso il bacino americano ed essendo, in parte, composto da merci di lusso verrà meno intaccato dalle tariffe in continua via di definizione. Eppure al momento non c’è una linea diretta; sebbene proprio l’esempio della portacontainer in arrivo provi come, a livello tecnico, sia fattibile. Inoltre, sotto il profilo storico, Trieste e gli Stati Uniti sono spesso stati in contatto, ad esempio con le relazioni consolari tra settecento e ottocento o nel periodo del Governo Militare Alleato (GMA).
Di solito si contro argomenta che non vi sono volumi di export sufficienti e che i porti del Tirreno offrono un’alternativa migliore; eppure altri porti nord adriatici hanno offerto simili servizi con gli USA.
[z.s.]


