Il presente nel profumo del caffé. Trieste e i suoi rituali urbani, tra ieri e oggi

29.11.2025 – 9.00 – I caffè triestini, intrisi di romanticismo d’epoca e cultura, sono ormai passati dalle mani dell’alta borghesia a quelle di tutti, senza più distinzioni. I luoghi frequentati da Svevo, Rilke, Joyce, non sono più soltanto tappe turistiche, nostalgiche reliquie dei convitti dei grandi letterari. Hanno cambiato il loro volto, divenendo piazze contemporanee comuni di studio, lavoro, incontri e socialità. Le esigenze dei nuovi scrittori, studenti, viaggiatori e lavoratori a riposo, si trovano corrisposte dagli elementi di lieto vivere senza tempo: un tavolo, una tazzina, la giusta atmosfera. E magari un buon libro.

Ciascuno di essi è immerso nel centro e raggiungibile con facilità. Al Caffè San Marco, con i suo interni in legno, boiserie, specchi, marmi e stucchi, si è accolti da un’atmosfera intima e raccolta. Perfetta per chi studia o scrive. È noto che già nei primi decenni del Novecento fosse frequentato da intellettuali, ma oggi, come raccontano studenti con lo zaino accanto al tavolo e freelance con il portatile, continua ad essere “un nido”. C’è chi legge, chi prepara esami, chi lavora a un progetto creativo o a relazioni, sorseggiando un capo in B o un caffè leggero accompagnato da un dolce.

Non molto distante, il Caffè Tommaseo conserva l’eleganza mitteleuropea conferitagli dall’anno di fondazione, il 1825: il più lontano e longevo dei caffè nostrani. Eppure oggi le sue sale si popolano di studenti, seduti a leggere o a studiare, di creativi che cercano ispirazione, di viaggiatori che si fermano per una pausa. Alcuni arrivano per un pranzo e restano qualche ora, altri per una breve visita mossi da curiosità. E’ l’umore espresso dal luogo a renderlo adatto a soste di qualsiasi lunghezza.

Non mancano poi i grandi e scenografici spazi del Caffè degli Specchi, affacciato sulla maestosa Piazza Unità d’Italia. Storicamente salotto cittadino, con i suoi specchi dove si incidevano date e avvenimenti, oggi resta meta ambita da turisti e locali. La sua posizione e la sua atmosfera lo rendono ideale per un caffè in compagnia, un incontro informale, ma anche una pausa dopo il lavoro. In certe ore, si vedono gruppi che discutono, amici che chiacchierano, turisti che osservano il mare mentre sorseggiano.

Il cambiamento delle abitudini emerge anche dalla composizione dei frequentatori. Come si diceva, non più solo intellettuali o borghesi, ma anche da persone comuni e turisti. Molti raccontano di aver scoperto questi caffè non per ciò che ne narra la storia, ma per l’atmosfera raccolta e sofisticata che continuano a donare. In questo modo, il confine tra “caffè come passato” e “caffè come spazio contemporaneo” si fa sempre più labile.

La tradizione non viene tradita: accompagna fedelmente  il presente. Respirando l’aria di questi ambienti si percepisce ancora l’eco di chi, decenni fa, vi scriveva romanzi o poesie. Si coglie quel fascino mitteleuropeo che altri luoghi non hanno. Tutto contribuisce a dare continuità a una storia che non è mai del tutto finita, che si rinnova continuamente. 

Sorseggiare distrattamente il proprio caffè, insomma, non è più soltanto un gesto rituale e basta. Assieme ad esso si segue un’evoluzione, un nuovo modo di abitare la caffetteria. Furono luoghi crocevia per intellettuali che, forse, nel silenzio delle loro riflessioni e della stesura dei loro versi immaginavano già l’odierno scenario. Uno in cui chi studia, chi lavora, chi cerca uno spazio dove pensare, chi desidera mettere in pausa qualcosa, si riuniscano in una pace dagli stessi colori e profumi. 

[e.c.]

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