11.07.2025 – 07.01 – Viene alcune volte dimenticato, ma le ragioni dell’arrivo di British American Tabacco (BAT) a Trieste, col suo indotto occupazionale, erano dovute alla preponderanza di enti scientifici giuliani, specie per la divisione di Ricerca della società; e dalla presenza del Porto Franco, entrambi sottolineati dal presidente dell’epoca Zeno D’Agostino. La stessa alchimia potrebbe riprodursi a FreeEste, la zona franca presso l’interporto di Trieste, ottenuta a suo tempo grazie alla sdemanializzazione del Porto Vecchio.
Il gruppo Danieli di Buttrio, noto per l’attività nell’ambito siderurgico, ha infatti siglato una joint venture con un nuovo, non specificato partner giapponese per un possibile stabilimento nell’area di FreeEste. Lo riporta il giornale specializzato Adria Ports.
È in effetti noto che la Regione ha allocato 2 milioni di euro per nuove infrastrutture nell’area dell’Interporto di Trieste. Il finanziamento, previsto in un emendamento alla manovra di assestamento presentato dall’assessore Sergio Emidio Bini ed esaminato in I Commissione integrata, rafforzerà il nodo intermodale, preparando (letteralmente) il terreno per la fabbrica. Secondo Adria Ports l’investitore nipponico non conosceva i vantaggi del Porto Franco e ne sarebbe rimasto colpito, considerando le ricche esenzioni fiscali e doganali previste. Non dimentichiamo inoltre che FreeEste è collegata anche via ferroviaria col Porto e pertanto con la rete regionale.
Non si sa ancora molto sul carattere di questa (possibile) collaborazione, ma Danieli dovrebbe gestire la parte industriale e l’Interporto di Trieste quella logistica.
Ricordiamo a proposito di collaborazioni in atto tra Trieste-Giappone l’utilizzo del magazzino di Mitsubishi electric Europe, con 7mila metri quadri, che occupa l’area dell’ex Wartsila, luogo che precedentemente conteneva motori marini; sebbene Mitsubishi utilizzi lo spazio, la concezione dell’operazione appartiene al Gruppo Parisi, che aveva acquisito Sea Metal; all’inizio del 2022 le operazioni di Mitsubishi erano localizzate in via Caboto, nella struttura delle Coop Operaie, con amministrazione affidata a PSM Logistica Srl.
[z.s.]


