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lunedì, 8 Agosto 2022

Trieste, capitale dello “svapo”? La BAT ci crede, a breve 500 milioni

28.09.2021 – 15.18 – Durante ESOF 2020, un anno addietro, era intervenuta anche la British American Tobacco (BAT), la quale aveva illustrato i progressi della controllata biotech Kentucky BioProcessing (KBP) che stava sviluppando un vaccino anti Covid con una tecnologia basata sulla crescita rapida delle piante di tabacco. Il rappresentante della BAT nell’occasione aveva scherzato che era la prima volta che la multinazionale agiva a favore della salute. Si tratta però di un gigantesco cambio di rotta che ha coinvolto il colosso dei tabagisti, consapevole che il consumo e l’abuso di tabacco non siano più strategie commerciali consentite. Da tempo infatti la BAT ha affiancato, alla produzione tradizionale delle sigarette, il cui consumo ancora persiste in singoli paesi, una politica diretta a vendere le sigarette elettroniche e i prodotti correlati. Chiunque fumi avrà assistito a un prezzo del tabacco salito a livelli ormai insostenibili; un aumento favorito dallo stato, ma nel contempo incentivato dalla stessa BAT che vuole abbandonare un settore “asfissiato”.

Ragioni di business, beninteso: non conviene alla multinazionale stessa limitare le proprie vendite a un settore in declino e ormai impossibile da difendere. La nuova frontiera si colloca allora nella ricerca, consapevoli che il tabacco sia una pianta dalle proprietà molteplici, che non si esauriscono nella cancerogena “bionda”. Questa consapevolezza era chiaramente presente nella presentazione odierna avvenuta a Trieste, definibile senza esagerazioni come un momento storico per la città: erano trent’anni che una manifattura importante non si insediava nel Porto di Trieste, garantendo tempistiche e investimenti di alto profilo, largamente superiori allo stesso laminatoio di Arvedi: 600 assunzioni qualificate, specie in ambiti STEM correlati al Pnrr; 2100 assunzioni indirette grazie all’indotto; 500 milioni minimi di investimento; e infine tempi ridotti, con l’entrata in funzione della prima parte della fabbrica già a maggio del prossimo anno.
Le proprietà stesse della fabbrica che si andrà a costruire chiariscono il cambio di direzione che va ben oltre l’insediamento industriale: il “Better Innovation Hub“, com’è stato definito, includerà sì 12 linee di produzione per prodotti a base di tabacco “alternativi”, ma includerà anche una Digital Boutique, un laboratorio di innovazione e centro di eccellenza per la trasformazione digitale e il marketing digitale.
Si tratterà pertanto di un complesso industriale polifunzionale dove l’elemento scientifico non sarà un orpello, ma una componente centrale: proprio qui, a Trieste, la BAT intende sviluppare nuovi prodottia potenziale di rischio ridotto“, un eufemismo per prodotti di consumo che non infliggano le devastanti conseguenze sulla salute delle classica “paglia”. Gli Stati Uniti dispongono già di un simile centro di ricerca; l’Asia pure; ora è l’Europa, con Trieste, a completare il quadro.
La posizione geografica della città, così come la sua vocazione scientifica, sono tornate dunque a giocare un ruolo chiave: il Presidente dell’Authority Zeno D’Agostino ha infatti osservato che proprio ESOF 2020 ha permesso di fornire quella (necessaria) visibilità mediatica, mentre Roberta Palazzetti, Presidente e Amministratore Delegato di BAT Italia, ha esplicitamente menzionato la collocazione geografica dello scalo giuliano come uno degli elementi fondamentali per approvvigionare il sud Europa e svolgere un ruolo chiave nel panorama del vecchio continente. L’elemento scientifico, volto a formulare dunque nuovi prodotti e nuove applicazioni del tabacco, non è collaterale o minore. Non è, lo si vuole ribadire, una fabbrica “di sigarette”. D’altronde l’edificio stesso, ha annunciato il chief marketing officer Kingsley Wheaton, sarà ecosostenibile e la fabbrica “carbon neutral”, in linea con le direttive del Green New Deal. Non ci sarà, insomma, “fumo” se non “elettronico”.

Kingsley Wheaton “a distanza”

Il discorso della Presidente Palazzetti è stato in tal senso emblematico, perché ha evidenziato le due componenti chiave della città: scienza & porto. La Palazzetti, riferendosi all’aspetto della ricerca, ha ribadito che “qui si parla di innovazione estrema. Trieste sarà il nostro centro europeo per gli sviluppi futuri dei nostri prodotti”. Accanto alle sperimentazioni, vi sarà “un centro di digital marketing, dunque tutto ciò che riguarda l’intelligenza artificiale e i data analytics“. Un ruolo fondamentale “Non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa”. Il titolo “A better tomorrow” si riferisce invece alla mission di BAT, ovvero “un futuro migliore per la salute e per l’ambiente”. Con riferimento a questo primo obiettivo si ricerca una “politica attiva che porti i fumatori tradizionali verso prodotti a rischio ridotto che verranno inventati e prodotti proprio a Trieste”.
Si vuole “raggiungere 50 milioni di consumatori su questi prodotti alternativi entro il 2030 e 5 miliardi di fatturato” mentre oggigiorno “abbiamo 16 milioni di consumatori, sono aumentati di 6 milioni solo negli ultimi mesi” per cui “l’obiettivo è vicino”.
Nell’ambito ambientale “Vogliamo raggiungere la carbon neutrality per tutti gli uffici e gli stabilimenti entro il 2030, entro il 2050 per tutta la nostra linea”.
In quest’ambito “Trieste arriverà prima degli altri: vogliamo operare con il 100% di energia rinnovabile già dall’inizio, con una parte di fotovoltaico, scommettendo nell’essere carbon neutrality fin dal primo momento”.
Per Trieste infatti “l’aspetto geografico è fondamentale, perchè questa realtà servirà non solo l’Europa, ma anche altre parti del mondo”.
Inoltre “Trieste è la città della scienza, della conoscenza, il centro dove c’è la più grande concentrazione di ricercatori in tutta Europa”. Per cui grazie alla fabbrica “partiranno attività di collaborazione con le diverse realtà locali, sia dal punto di vista dell’accademia, delle start up e dell’università”.

Rimangono, va da sé, dichiarazioni partitiche: ogni multinazionale, allo stadio attuale, ricicla la propria immagine come “green” e attenta alla salute dei propri clienti. Un’operazione tanto più difficile nel caso della BAT, considerando la sua storia che risale fino al 1902, agli albori dell’era del tabacco di massa. Non a caso la dicitura completa, “British American Tobacco” era completamente assente dalla brochure di presentazione, se non nelle note a piè di pagina. Mentre la BAT insieme una politica di abbandono del tabacco, vi sono altri mercati extra europei, nei quali invece persegue una politica “del fumo” molto forte: è il caso dell’Africa dove, in virtù di una popolazione molto giovane, il consumo delle sigarette è nuovamente un affare lucroso. Proprio in questi giorni il prestigioso giornale The Telegraph definiva la BAT una modernaCompagnia delle Indie orientali“, riferendosi all’espansione nel mercato africano. La BAT nell’occasione aveva rifiutato di commentare, negando il coinvolgimento.
Vi sono dunque degli elementi “chiaroscurali” nella BAT, sebbene la svolta a favore degli impianti “green” e del tabacco elettronico nel mercato occidentale, Europa compresa, rimanga innegabile.

[z.s.]

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Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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