03.06.2025 – 9.49 – A un anno dallo sgombero, l’ex Silos di Trieste si prepara ad ospitare “Alegrìa”, spettacolo circense del Cirque du Soleil. La cittadinanza, solidale con le persone in transito, chiede la collaborazione della compagnia circense per costruire insieme uno spazio di socialità e una diversa narrazione sull’accoglienza. È quanto chiede un gruppo di solidali con una raccolta firme, lanciata online e che ha raccolto in pochi giorni più di mille adesioni tra singole persone, gruppi, associazioni e organizzazioni. Con la lettera si invita il Cirque du Soleil, in occasione della presenza a Trieste presso il Silos, a condividere e ricordare la storia complessa e densa di significati di questo luogo. Un tempo magazzino e poi punto di deportazione durante il nazifascismo, il Silos è stato successivamente centro di raccolta per profughi istriani e, negli ultimi anni, rifugio per persone migranti, in particolare lungo la rotta balcanica. La lettera denuncia lo sgombero del 21 giugno 2024, avvenuto in tutta fretta e senza che venissero affrontate le reali carenze del sistema di prima accoglienza, così come il silenzio che lo ha seguito. Oggi, a un anno di distanza e grazie anche alla presenza del Cirque du Soleil, si apre però l’occasione per riaccendere il dibattito pubblico su quanto accaduto, ricordando che altri “Silos” esistono ancora, a Trieste come altrove. Ecco il testo integrale della lettera: “Caro Cirque du Soleil, Benvenuti, benvenute al Silos. Vi scriviamo per raccontarvi del luogo che abiterete per un mese, che spesso è stato opportunisticamente descritto da istituzioni e media come indegno, di miseria e vergogna. Speriamo che troverete il tempo per ascoltare un’altra storia, un’altra versione dei fatti. Nato come magazzino di stoccaggio, viste le sue dimensioni e la comoda posizione centrale, durante il nazifascismo il Silos viene adibito a luogo di smistamento verso i campi di concentramento e in seguito convertito a centro di accoglienza dei profughi istriani. Negli ultimi 10 anni tra queste mura si sono annidate nuove storie di fughe e rifugi, diventando luogo di sopravvivenza per persone provenienti da diverse rotte migratorie e soprattutto dalla rotta balcanica”.
“Prodotto dalle inefficienze del sistema di accoglienza e asilo – proseguono gli autori della missiva – questo magazzino abbandonato ha garantito l’unica alternativa di rifugio, dando riparo a chi era confinato a una permanente condizione di attesa. Le rovine di questa casa rotta hanno costruito nel tempo una scenografia di vita quotidiana per i suoi abitanti, cittadine e cittadini, attivisti e attiviste. Nei mesi estivi e invernali, col bel tempo e con la pioggia, centinaia di persone sono entrate in questo spazio e qui hanno aspettato, banchettato, imparato, condiviso, creando un modo diverso di stare insieme. Tutto ciò ha avuto una fine. Il 21 giugno 2024 il Silos è stato sgomberato dalle istituzioni locali”. Ed ancora “da allora, è rimasto vuoto ed il significato di quell’esperienza si è perso nel silenzio di quelle pietre sanificate e erbacce sradicate. Oggi il Silos cambia identità ancora una volta, convertendosi allo spettacolo e diventando il palco del Grand Chapiteau. Oggi “Alegrìa” ci permette di parlarne di nuovo e per questo ci rivolgiamo direttamente a voi. Il 21 giugno 2025, a un anno di distanza dallo sgombero vorremmo far rivivere tutto ciò che il Silos è stato”.
Dunque, proseguono, “vi chiediamo di partecipare con noi a questa giornata, di pensare alle possibili attività, crearle insieme. Chiediamo una presa di coscienza collettiva. In quanto testimoni di queste memorie, ci domandiamo come immaginare un futuro senza eradicare il passato. Invitiamo cittadini, attivisti, persone in movimento, richiedenti asilo e artisti: partecipate, sostenete, firmate e condividete questo invito affinché si possa effettivamente trovare il modo di raccontare un’altra storia”. La lettera termina con questo auspicio: “Insieme, vogliamo ricordare che altri “Silos” esistono ancora, dentro e fuori Trieste. In ogni città, in questo mondo, si ripetono modalità abitative informali e sgomberi. In ognuno di questi luoghi c’è ancora uno spettacolo che silenziosamente si crea e si distrugge e che vale la pena di essere raccontato in questo contesto di rivoluzione e “Alegrìa”.
[e.b.]


