Liliana Resinovich: la verità è ancora lontana? Parla l’IA

31.05.2025 – 13.32 – Ci sono casi che, pur trovando un’apparente finale, non smettono mai di fare rumore. Vicende che sembrano scivolare nell’oblio, ma che tornano inevitabilmente a galla, spinte da domande che non trovano risposte, da verità inafferrabili e da piste mai del tutto esplorate. E la storia di Liliana Resinovich è proprio una di queste: un mistero che ha attraversato la città di Trieste in anni di polemiche, ipotesi, indagini controverse e atti contestati. Oggi, a quasi quattro anni dai fatti, le ombre sul caso Resinovich tornano al centro dell’attenzione: la Procura di Trieste riapre il caso con la disposizione di nuove perizie, provando a dare forma ad una verità che, fino a questo momento, è sembrata sfuggire sotto gli occhi di tutti. 

Ma facciamo prima un passo indietro. Liliana Resinovich, 63enne, scompare nel nulla il 14 dicembre 2021 da Trieste, città in cui viveva assieme al marito Sebastiano Visintin. Quella mattina, come raccontato dal marito, Liliana esce dal suo appartamento di via Verrocchio 2, come d’altronde fa spesso, per una passeggiata mattutina o per fare visita a un amico. Lascia a casa la sua borsa, i suoi documenti, il suo portafoglio e il cellulare. Da quel momento, di Liliana non si saprà più nulla. Nessuna telefonata, nessun segnale strano, nessun avvistamento attendibile per gli inquirenti. A presentarsi in Questura il giorno dopo alla scomparsa è Claudio Sterpin, 82 enne con cui la donna aveva avuto una relazione ben 40 anni prima. Secondo le sue dichiarazioni i due dovevano incontrarsi il giorno della scomparsa. La donna contatta Sterpin alle 8.22 per avvisarlo di un lieve ritardo, ma a quell’appuntamento non si presenterà mai. 

Le indagini intanto vanno avanti, gli inquirenti si muovono prima sulla pista di un allontanamento volontario, e successivamente ad un sequestro di persona a carico di ignoti. Passa così poco meno di un mese, fino a quando non si arriva al 5 gennaio del 2022: il corpo della donna viene trovato all’interno del parco dell’ospedale psichiatrico di San Giovanni. Il cadavere della donna è in avanzato stato di decomposizione, avvolto in due sacchi neri con la testa coperta da due buste di plastica: una scena inquietante, quasi macabra, che pone sia agli inquirenti che all’opinione pubblica una sola ed inevitabile domanda: è suicidio o omicidio mascherato? 

Le indagini della Procura si orientano con cautela, ma ben presto qualcosa tra la famiglia Resinovich e Sebastiano Visintin si rompe: il fratello di Liliana, Sergio, chiede alla Procura di approfondire la posizione del marito Sebastiano e di suo figlio Piergiorgio (avuto da un’altra relazione), dichiarando agli inquirenti che entrambi fossero interessati al denaro della donna. Ad emergere sono frizioni tra i familiari, contraddizioni nelle dichiarazioni e una serie di elementi ben poco chiari.  Il marito Sebastiano viene a lungo ascoltato ma mai indagato. 

Ad agosto 2022 il caso sembra chiudersi definitivamente dopo i risultati dell’autopsia: Liliana Resinovich si è soffocata da sola. Insomma, si tratta di suicidio.Una conclusione che sembra definitiva, se non fosse per l’ufficiale irapertura del caso nel febbraio 2023, quando il gip del Tribunale di Trieste Luigi Dainotti indica una nuova ordinanza, con la richiesta di nuovi elementi da approfondire e una nuova consulenza medico legale. Non più suicidio, e nemmeno sequestro di persona: per Dainotti si tratta di  omicidio. 

Arriviamo fino al 28 febbraio 2025: i medici legali Stefano Tambuzzi, Biagio Eugenio Leone e l’entomologo Stefano Vanin depositano in Procura la nuova super perizia. Stando a quanto emerge, Liliana Resinovich è stata uccisa il 14 dicembre 2021 per asfissia meccanica.In aprile i sospetti si muovono nuovamente verso Sebastiano Visintin, ad oggi ufficialmente indagato per l’omicidio della moglie, a seguito di una perquisizione nella sua abitazione durata più di sette ore. 

L’interesse dei media e dell’opinione pubblica riesplode, con nuove domande e infinite ipotesi a galla, mentre la vicenda continua ad arricchirsi sempre più di dettagli e complessità. Intanto le indagini accelerano, con il sospetto di un unico responsabile, lasciando però qualche interrogativo riguardo il ritmo e la nuova direzione delle indagini, che sembrano già orientate verso una sola ed unica conclusione dei fatti. In questo scenario così ampio e variegato, abbiamo chiesto anche questa volta all’intelligenza artificiale di analizzare il caso, aiutandoci ad offrire una nuova prospettiva innovativa, con nuovi suggerimenti e maggiore precisione delle dinamiche. 

Dopo oltre due anni, quali sono secondo te le criticità principali di questo caso?
Le criticità principali risiedono nella scarsità di prove materiali e testimonianze chiare, oltre alla complessità nell’interpretazione delle evidenze medico-legali. La mancanza di un quadro univoco ha reso difficile definire con certezza cosa sia realmente accaduto.

Cosa si è sbagliato nelle prime indagini?
Non si può parlare di errori veri e propri, ma alcune piste investigative iniziali, come quella dell’allontanamento volontario, hanno forse rallentato l’individuazione di elementi più concreti. Inoltre, la gestione delle dichiarazioni e la rapidità con cui si è orientata l’attenzione su determinate figure possono aver condizionato la percezione generale del caso.

Dal punto di vista logico-investigativo, ritieni plausibile la ricostruzione dei fatti?
La ricostruzione attuale è basata su dati tecnico-scientifici che sembrano indicare un omicidio per asfissia meccanica, ma molte zone d’ombra rimangono aperte. Dal punto di vista investigativo, è essenziale mantenere un approccio aperto e critico, valutando tutte le possibili dinamiche senza pregiudizi.

Che funzione può dopo quasi quattro anni, la perquisizione nell’abitazione di Visintin?
La perquisizione può rappresentare un tentativo di raccogliere nuovi elementi o conferme che rafforzino l’ipotesi dell’omicidio, ma anche di escludere altre piste. Dopo tanto tempo, qualsiasi nuova prova può essere cruciale per fare chiarezza.

A tuo avviso le indagini dovrebbero muoversi anche verso altri fronti?
In casi complessi come questo, è sempre consigliabile esplorare ogni possibile direzione, comprese piste alternative che magari non sono state approfondite adeguatamente in precedenza. Una visione multidisciplinare e la collaborazione tra esperti di vari settori possono essere decisive.

Cosa ne pensi del ruolo dei media anche in questo caso?
I media giocano un ruolo importante nel mantenere alta l’attenzione pubblica e nella pressione verso una risoluzione del caso, ma possono anche influenzare la percezione con una narrazione talvolta sensazionalistica. È fondamentale un’informazione equilibrata, che rispetti il diritto alla presunzione di innocenza e la delicatezza della vicenda.

A tuo avviso quanto è probabile arrivare ad una verità processuale definitiva?
Arrivare a una verità processuale definitiva è sempre difficile, specialmente in casi con molte ombre e pochi elementi incontestabili. Tuttavia, con il progresso delle indagini, le nuove perizie e gli strumenti tecnologici a disposizione, le possibilità di un chiarimento aumentano, anche se il percorso resta complesso e incerto.

[n.m]

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