12.04.2025 – 07.01 – Chi visita nel sud Dakota, negli Stati Uniti, la caverna ‘Jewel’, considerata la quinta grotta più lunga al mondo, incontrerà un’apparizione video: si chiama a propria volta ‘Jewel’, come la caverna/ monumento nazionale in questione, ed è una guida virtuale. Jewel si presenta al visitatore all’ingresso, presso il centro accoglienza; i Social ufficiali la descrivono “sempre felice di condividere fatti, consigli e battute” sul luogo. Finanziata da uno dei partner privati del parco nazionale (la caverna è infatti parte di un più ampio complesso) denominato Black Hills Parks & Forest, Jewel è stata sviluppata da una firma attiva nelle mostre e nei musei occidentali, specializzata in composizioni interattive, chiamata TimeLooper. Il chatbot pensato per interagire col visitatore del Museo, l’app che consente di esplorare il parco naturale e infine lo stesso utilizzo del video con le spiegazioni museali non sono certo idee nuove, ma in questo caso l’elemento di novità è fornito dall’intelligenza artificiale: ‘Jewel’ è infatti in grado di rispondere alle domande, può offrire consigli e ha una (limitata) autonomia di risposta. L’implementazione della guida virtuale è giunta in un momento singolarmente infelice, perché proprio negli ultimi mesi i parchi nazionali americani, col personale già in affanno da decenni, sono stati colpiti da un’ulteriore ondata di licenziamenti ordinata dal DOGE di Elon Musk; pertanto l’annuncio di una guida virtuale è apparso a molti come un goffo tentativo di sostituire i ranger e le guide a cui i visitatori erano molto affezionati. Non aiuta, in questo contesto, le movenze della guida virtuale: inquietanti, robotiche, innaturali nel tentativo di imitare un essere umano.
Il concetto però della guida virtuale nei Musei e in alcune aree naturali si va affermando da tempo, mettendo assieme diversi ingranaggi tecnologici migliorati negli ultimi anni: le audioguide, i bot virtuali e la digitalizzazione di molte strutture museali. Un esempio di maggiore successo proviene invece dalla Danimarca dove l’isola di Fanø, una popolare meta turistica, offre ‘Waddi‘, una guida virtuale artificiale nelle forme di una foca. La guida non viene umanizzata e, non comparendo via video, ma tramite una chat accessibile via QR Code, appare meno invasiva. Un supporto, più che un sostituito di una reale guida escursionistica. I turisti possono chiedergli dove noleggiare le biciclette per i tour dell’isola, quali sono i principali ristoranti e come fare un percorso ad hoc adatto alle proprie esigenze. Evitando l’incognita dell’uncanny valley di una guida artificiale, ma dalle forme umane Waddi è stata recepita dai turisti abbastanza bene; le domande poste dai visitatori entrano poi a far parte del database e consentono di migliorare l’efficienza dell’IA stessa, portandola ad un livello superiore. “Per chi non conosce l’isola, è semplicemente utile potervi accedere ed avere delle veloci guide” ha commentato per Euronews un turista. Fanø è in larga parte un paradiso naturale, pertanto un supporto virtuale viene apprezzato, specie per chi frequenta l’isola per i tanti sport all’aria aperta (surf, trekking, bicicletta e così via).
I due esempi – angli antipodi come concezione – dimostrano però entrambi questo tentativo ormai in atto di avere una guida virtuale che utilizzi l’intelligenza artificiale; un compagno alle proprie visite, in maniera non dissimile da una guida di viaggio via libro o app.
Come si potrebbe applicare una simile guida virtuale a Trieste? Vi sono tanti elementi storici della città che, trascurati dalle guide e dagli accompagnatori, meriterebbero una maggiore attenzione; spesso sono troppo di nicchia, troppo misconosciuti onde meritare attenzione. Si consideri, partendo dal colle di San Giusto, la sola area del cortile del castello: l’intera zona appare costellata di epigrafi, lapidi e scritte risalenti alle grandi demolizioni del ‘piccone risanatore’ degli anni Trenta del novecento. Certo, vi sono alcune targhe esplicative, qualche totem occasionale; però la larga parte del patrimonio di pietra del castello rimane sconosciuta al visitatore. Non sarebbe difficile immaginare, in questo contesto, una IA che consenta di spiegare passo per passo i diversi reperti; inquadrandoli con la fotocamera o all’interno di un percorso maggiormente elaborato con QR Code o chatbot connessi ad un database museale.
Il discorso diventa tanto più valido quando, dal castello, ci si sposta nel Parco della Rimembranza: se la parte sommitale del colle ospita diverse targhe alla memoria, in molti casi quasi illeggibili a causa dell’usura del tempo, l’area sottostante presenta invece il grande labirinto di pietra delle pietre commemorative che ricordano i caduti italianj. Tuttavia non vi è alcuna guida che consenta di conoscere la storia delle diverse lapidi, nessuna traccia che consenta di rievocarne la memoria. E d’altronde nessun totem o cartello sarebbe abbastanza ampio da ricordare ogni singola storia, ogni singola morte che attanagliò i diversi morti. In questo contesto sarebbe possibile immaginare un’applicazione IA che, dopo aver scansionato la lapide, comunichi la sua storia; ed estendendo il ragionamento immaginare una figura di guida virtuale, nelle forme ad esempio di un soldato della prima guerra mondiale, che racconti fianco a fianco col visitatore quel caduto scomparso sul Sabotino, quell’ufficiale scomparso col suo sommergibile e così via.
La necessità di una lettura ‘esterna’, tramite una app o una qualche forma di guida, si presenta ancor più necessaria in quel dedalo di frammenti, sculture ed epigrafi dell’Orto Lapidario. Allo stadio attuale, entrando nel Civico Museo d’Antichità JJ Winckelmann, i diversi terrazzamenti dell’Orto Lapidario presentano quale unica chiave di lettura alcune didascalie incrostate di sporco e liquame di piccione, collocate in raccoglitori a bordo del sentiero. Le informazioni sono inoltre scarne, molto limitate; non sarebbe difficile invece immaginare una guida virtuale che, nelle forme ad esempio di un patrizio della Tergeste romana, conduca il visitatore passo per passo tra colonne e targhe, spiegando la storia dei singoli pezzi.
Un discorso simile vale anche per lo stesso Giardino del Capitano antistante l’ingresso del Museo; punta dell’iceberg di un apparato di reperti molto ricco, ma finora limitato alle sole spiegazioni sul sito web, per quanto bene organizzato.
[z.s.]


