16.04.2025 – 07.01 – Continua lo sforzo, da parte dei ricercatori mondiali, di studiare i ghiacciai dei poli onde ricavare informazioni utili sui passati cambiamenti della Terra, con lo sguardo all’odierno cambiamento climatico, stavolta causato dall’uomo. In particolare uno studio internazionale, coordinato dall’Università di Trieste e dall’ateneo dell’Insubria, ha permesso di conoscere l’esempio di un “evento climatico estremo” avvenuto in Antartide. Il luogo è un ghiacciaio della Terra Vittoria Settentrionale e l’evento avvenne durante il Periodo Caldo Medievale. Vi fu, durante una fase di riscaldamento climatico globale, un rapido disgelo che, a propria volta, ha lasciato una profondissima traccia tutt’oggi visibile, a 900 anni di distanza. La lettura del ghiacciaio mostra infatti una forte discontinuità nella stratigrafia e un accumulo dei sedimenti in un deposito gradato. In particolare i ricercatori non avevano mai visto prima una simile erosione fluviale con trasporto di sedimenti fino alla superficie del ghiacciaio stesso. Il deflusso dell’acqua di fusione, in epoca medievale, scavò un profondo canale interno di circa 4 chilometri. Si consideri come il ghiacciaio rimase sempre coperto dalla neve, senza segni di fusione superficiale.
La scoperta ha impressionato, tanto per la profonda cicatrice che ha lasciato quasi mille anni dopo, quanto perché avvenne in un’epoca relativamente recente, in pieno Medioevo: all’epoca l’Europa era divisa tra comuni, feudi e castellanie; non è questo un tempo geologico, ma storico. Se un aumento delle temperature, in quel caso naturale, causò simili conseguenze nei ghiacciai, è lecito domandarsi quali ripercussioni vi saranno per gli aumenti – in corso ed esponenziali – previsti nei prossimi decenni. I ghiacciai si confermano in tal senso, come dimostrato più volte, cartine di tornasole dei cambiamenti climatici passati e futuri del pianeta.
Un ruolo importante nella ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica Communications Earth and Environment con il titolo “A warming pulse in the Antarctic continent changed the landscape during the Middle Ages”, è stato svolto dai ricercatori triestini. In particolare lo studio è stato svolto da Emanuele Forte (Università di Trieste) e da Mauro Guglielmin (Università dell’Insubria e Centro di Ricerca sui Cambiamenti Climatici), insieme a Maurizio Azzaro (Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche – CNR-ISP, Nicoletta Cannone e Alessandro Longhi (Università dell’Insubria e Centro di Ricerca sui Cambiamenti Climatici) e Ilaria Santin (ETH di Zurigo). A propria volta la ricerca rientrava nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e attuato dal Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) per il coordinamento scientifico, da ENEA per la pianificazione e l’organizzazione logistica delle attività presso le basi antartiche e dall’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) per la gestione tecnica e scientifica della sua nave da ricerca Laura Bassi.
[z.s.]


