10 novembre 1975, 48 anni fa la firma del Trattato di Osimo

10.11.2023 – 10.20 – Il 10 novembre 1975 a Osimo, in provincia di Ancona, il ministro degli esteri italiano Mariano Rumor e ili suo omologo jugoslavo Milo Minić firmarono, a nome dei rispettivi governi, un Trattato con dieci allegati e un accordo sulla cooperazione economica con quattro allegati, più un atto finale. Tali documenti sono poi passati alla Storia con il nome meno prosaico di “Trattato di Osimo” con il quale le due Nazioni, ma soprattutto l’Italia, intendevano risolvere le vertenze rimaste aperte dal Memorandum di Londra del 1954, che aveva formalmente assegnato l’amministrazione civile della Zona A meno i colli muggesani all’Italia e quella della Zona B più i colli muggesani alla Jugoslavia. Altro obiettivo dell’accordo era quello di normalizzare e migliorare le relazioni bilaterali fra i due Paesi.

Le trattative, iniziate fin dal 1969, non coinvolsero mai le popolazioni interessate, tantomeno le amministrazioni locali, che furono lasciate all’oscuro dell’operazione fino ad accordi raggiunti. Il risultato fu, da parte italiana, la convinzione di aver ottenuto un grande risultato con il definitivo riconoscimento jugoslavo della sovranità italiana sulla ex zona A, ufficializzando quindi il confine terrestre esistente dal 26 ottobre 1954 tra la parte del TLT sotto amministrazione civile italiana e quella sotto amministrazione civile jugoslava. Fu a dir poco sconfortante, per i tanti esuli presenti nel territorio. sapere che l’Italia aveva insistito per ottenere la sassosa vetta del Monte Sabotino, indebitamente occupata dagli jugoslavi il 16 settembre 1947 e cara alla Patria per i combattimenti che lì si erano tenuti nel corso della Prima guerra Mondiale, ma non spinse per ottenere delle rettifiche sui decisamente più popolati colli di Muggia, dove il Memorandum del 1954 aveva tracciato un confine grottesco che divideva in due proprietà agricole e perfino villaggi a maggioranza italofona, come Chiamporee Cerei. Una commissione bilaterale negli anni successivi sanerà solo parzialmente tali assurde situazioni.

Con questo Trattato, quindi, l’Italia rinunciò definitivamente alle sue legittime rivendicazioni nei confronti della Zona B, in cambio della certezza di una Trieste italiana unita a un progetto di zona industriale a cavallo del confine che mai si realizzò in seguito alle massicce proteste dei triestini, oltre a un risarcimento per i beni abbandonati nella Zona B che la dissoluzione della Jugoslavia non consentì di onorare totalmente. Meno di 5 anni dopo Tito morì e dopo altri 10 anni ebbe inizio l’implosione della Jugoslavia: non aveva tutti i torti chi invitava la diplomazia italiana a non aver fretta di concludere un trattato così rinunciatario con uno Stato che difficilmente sarebbe sopravvissuto al suo dittatore.

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