La fontana di Piazza Oberdan in preda al degrado e all’abbandono, cittadini indignati chiedono di intervenire alla svelta

29.03.2025 – 13.24 – Il suo aspetto originario è ormai un lontano ricordo. Versa in condizioni a dir poco pietose la fontana di Piazza Oberdan e il degrado e l’abbandono sono talmente evidenti da non passare inosservati alla cittadinanza trattandosi di uno dei luoghi più centrali e affollati della città. A sollevare la questione sulla pagina Facebook “Trieste #sepolfar” è Giovanna con un post che ha catalizzato tantissimi commenti in pochissimi minuti: «Questa struttura (aiuola, vasca, piedistallo per la statua che giaceva in un magazzino da trent’anni) – scrive la signora – è stata creata nel giro di un anno intero tra il 1989 e il 1990. E’ sempre stata disgraziata, la vasca quasi sempre vuota o con acqua lurida, o in secca ma piena di spazzatura. Oggi non c’era spazzatura, ma l’aspetto desolante è sempre quello.  A mio avviso, era meglio fare soltanto un’aiuola fiorita». Roberto risponde: «Si resta nella tradizione di questa città, ho 61 anni e da quando ho ricordi le fontane non vengono manutenzionate, oppure proprio non funzionano. Delle tre fontane storiche del Mazzoleni, due non funzionano (4 Continenti, Giovannin de Ponterosso), una versa un getto uguale alla mia pipì. Piazza Vittorio Veneto, la fontana storica non funziona quasi mai, le due vasche più moderne (che sembrano un abbeveratoio per mucche) sono spesso con acqua stagnante, e ricettacolo di immondizie. In funzione più no che si quella obbrobrio di Piazza Goldoni, e quella squallidissima di fronte alla Chiesa di Sant’Antonio. La Fontana di Scala dei Giganti nessuno si accorge che è una fontana, mah. Quanto sarebbe bello vedere questi manufatti funzionanti, e con un’illuminazione efficace?».

E Giovanna risponde: «A me, un consigliere comunale che si occupa di gestire i quattrini del Comune, disse che la cosa accadeva perché essendo manufatti molto vecchi, c’è una sola ditta capace di aggiustarli (un po’ come il problema del tram di Opicina) e questa ditta pratica prezzi oltremodo esosi».  E sempre Roberto ribatte: «Io credo che per dei manufatti storici (le fontane del Mazzoleni sono del 1754 – 1756) si possa fare uno sforzo economico, magari sfruttando la tassa turistica». Tutti i commenti a seguire sono d’accordo con le posizioni di Giovanna e Roberto e tutti ritengono che sia doveroso e necessario che chi di dovere intervenga. Secondo Gabriele «il problema non è nella struttura che personalmente trovo orribile ma nel fatto che non è mantenuta, anche un’aiuola senza manutenzione diventa presto un orribile immondezzaio». A fargli eco Walter: «Da sempre fontane e aiuole sono refrattarie a Trieste» e Manuela: «Meglio riempirla di terra e proseguire l’aiuola, così è proprio brutto». Giovanna spiega: «Mi ricordo che in corso d’opera furono cambiate le leggi sull’elettricità e sulle lampadine: il progetto prevedeva quattro o cinque fari che dovevano stare immersi dentro l’acqua della vasca e illuminarla di notte. Ma, essendomi informata del perché non succedeva, mi dissero questo: le leggi erano cambiate e non potevano adeguarsi, rendendo il lavoro conforme ai nuovi dettami. Andò a finire che tempo dopo i quattro fari inutilizzati furono divelti e rubati, ricordo anche da chi, persone della prima ondata di stranieri arrivati in quel periodo, ma questo è un altro discorso».

[e.b.]

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