Assicurarsi contro il climate change, a Trieste il convegno Return discute la società del futuro

05.03.2025 – 09.00 – In un vicino futuro dovremo tutti assicurarci contro le catastrofi naturali? Dopotutto le industrie manifatturiere italiane vengono già obbligate, a fronte del profluvio di grandinate, alluvioni e frane degli ultimi anni (Emilia Romagna docet), a siglare un’assicurazione ad hoc. Non dev’essere necessariamente questa la strada, considerando come scarichi il peso del cambiamento climatico su chi è più povero, però c’è un nesso innegabile tra assicurazioni e rischi ambientali. Questo ‘nodo’ è stato affrontato lo scorso 4 marzo nell’occasione del meeting ‘Sfide scientifiche e gestionali per una società resiliente ai rischi ambientali in un clima che cambia‘. Si tratta di una ‘tre’ giorni in corso a Trieste mirata a far incontrare il mondo scientifico e quello assicurativo all’interno del progetto Return (Multi-risk science for resilient communities under a changing climate) finanziato dal PNRR e con l’Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale – OGS tra i suoi capofila.
Il convegno tramite diverse forme (sessioni scientifiche, tavole rotonde, workshop) e diversi attori (scienziati, assicuratori, ricercatori) cerca di trovare possibili soluzioni discutendo temi come la ‘Gestione delle emergenze e pianificazione a lungo termine’, ‘Educazione e comunicazione del rischio’ e ‘Resilienza in pratica con applicazioni reali’.

Per i saluti istituzionali l’assessore alle Politiche del Territorio Michele Babuder, in rappresentanza del Comune di Trieste, ha commentato che “le sfide scientifiche lanciano imput che le amministrazioni cercano di mettere in atto” tenendo a mente “l’obiettivo del consumo zero”. Il caso di Trieste, con riferimento ai parchi cittadini, richiede “una consapevolezza della gestione del sistema integrato del verde” mentre le continue catastrofi naturali richiedono appropriate risposte (Babuder ha ricordato in particolare i danni dalla mareggiata alla Riviera di Barcola).

Il prof. Valter Sergo, in rappresentanza del rettore Roberto Di Lenarda e dell’Università degli studi di Trieste (UniTS), ha ricordato che Trieste “ha un ricercatore ogni 29,5 abitanti” ovvero “una forte densità abitativa i scienziati, pari solo alla Silicon Valley o al Giappone”.
Sergo ha ricordato che convegni come questo dimostrano che “occorrono investimenti anche al di fuori delle scienze dure: servono investimenti normativi e investimenti in ambito filosofico”, infatti “la scienza è ortogonale ai problemi etici, rischiamo altrimenti di essere governati dalla sola tecnica”.

Il Prefetto di Trieste Pietro Signoriello ha osservato che “c’è un continuo cambiamento che postula la necessità di altrettanto continue analisi del territorio, sempre più approfondite, da cui ricavare una mappatura del rischio, con una riflessione su come sviluppare un’adeguata resilienza”. Riferendosi all’esperienza con la tempesta Vaia, Signoriello ha commentato che “serve un cambio di visione, non serve solo la consapevolezza del rischio, quanto delle buone pratiche da attuare”. Nel prossimo futuro “le istituzioni dovranno sempre più investire in formazione”.

L’assessore alla Difesa dell’ambiente, sviluppo sostenibile ed energia Fabio Scoccimarro ha portato i saluti della Regione, ricordando che il Friuli Venezia Giulia presenta “una forte biodiversità” e “una antropizzazione unica” vulnerabile ai cambiamenti climatici. I positivi risultati finora ottenuti dal FVG impongono “di essere avanguardisti, di esportare i nostri modelli in Europa”. Sono stati citati a questo proposito “le analisi e studi portati avanti dal
ricco comparto scientifico del Friuli Venezia Giulia di cui l’OGS è parte integrante”, in particolare “il Gruppo Lavoro Clima FVG” che pubblica ogni anno “Segnali dal Clima, un documento annuale che racchiude monitoraggi, analisi che fotografano lo stato dell’arte del nostro clima e previsioni future”. C’è anche una data, perchè “il 10 marzo inizierà il percorso della strategia di adattamento e mitigazione ai cambiamenti climatici con la partecipazione degli stakeholder regionali”. Il FVG infatti si muoverà in anticipo, perchè “La strategia rientra nelle disposizioni di FVGreen, la legge quadro approvata due anni fa che mira ad anticipare di cinque anni gli obiettivi del Green deal europeo”.

Il presidente dell’OGS di Trieste Nicola Casagli ha ricordato alcune caratteristiche del progetto Return, in particolare come sia “il più grande progetto mai finanziato in Italia sull’argomento” che lancia “sfide sulla sicurezza del territorio”. Infatti “non è solo il cambiamento climatico la causa dei disastri naturali, ma l’urbanizzazione disordinata ereditata nei decenni precedenti”. Non a caso se in Italia si è bravi a ricostruire & soccorrere “prevenzione e superamento degli eventi sono ancora molto lontane”.

Infine il prof. Andrea Prota, Presidente della Fondazione RETURN, ha elencato alcuni dei numeri del progetto che, grazie ai fondi PNRR, ha rendicontato finora 40 milioni, pari al 35% dell’investimento, erogandone il 61% a sud, in larga maggioranza a dottorandi e assegnisti precari, dei quali il 45% donne. Un passo ina vanti verso un’adeguata reazione ai disastri naturali è stata compiuta in particolare inventando “Returnville“, cioè “una città virtuale dove inserire (e testare) tutti i pericoli legati al cambiamento climatico, onde cercare di capire insieme possibili soluzioni”.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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