Progetto della cabinovia, ecco tutti i punti deboli dell’iter amministrativo svelati dal comitato no ovovia in un dossier

12.02.2025 – 13.13 – Un dossier complementare a quello tecnico redatto due anni fa che evidenzia i punti deboli di tutto l’iter amministrativo legato al progetto della cabinovia. È il nuovo asso nella manica del Comitato No Ovovia capitanato da William Starc. Un ulteriore documento verrà inviato prossimamente alla Corte dei conti del Friuli Venezia Giulia alla luce della conclusione della fase legata al finanziamento Pnrr. Il dossier presentato questa mattina al Circolo della Stampa è consultabile on line sul sito https://noovovia.it/. «Si è aperta un’altra fase? Da quanto sappiamo e controlliamo ogni giorno, il decreto cosiddetto Salvini non è stato ancora pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Questo documento – spiega Starc – riassume forzature, imprecisioni, cose non veritiere. Era giunta l’ora di fare una sintesi documentata che potrà essere inviata alla Corte dei conti perché in questo momento lo scudo previsto dal Pnrr sul fatto che non può indagare sullo stato dei procedimenti non vale più». Il Comitato ha riferito inoltre di aver presentato altri due ricorsi, uno delle associazioni ambientaliste e uno dei residenti in merito alla delibera approvata dalla Giunta comunale sulla valutazione ambientale strategica, «un ricorso corposo perché riteniamo che questa delibera non ottemperi minimamente alle disposizioni di legge e soprattutto si rifà ancora al Pnrr che in questo momento non esiste più».

Nel dossier si evidenzia come si sia puntato «sulla pura formalità dei controlli statali confidando che bastasse la sottoscrizione dei moduli informatici che attestavano di essere in regola con il Pnrr per giungere alla realizzazione della cabinovia» e che «si siano usati tutti i vantaggi concessi dal finanziamento Pnrr, in termini di procedure abbreviate e di sostanziale quasi-immunità rispetto alle possibili indagini della Procura della Corte dei conti». Secondo il Comitato «si è inoltre favorito un clima di pressione su enti e servizi coinvolti nella procedura che confermavano l’utilità dell’opera per non essere tacciati di aver cagionato la perdita di un’occasione per la città». Ed ancora «con la scusa delle tempistiche strette si sono varati i seguenti atti: il progetto di fattibilità tecnico economica giuntale, deliberato prima della variante consiliare, nella certezza che questa, sorretta dal miraggio Pnrr, corresse senza intoppi e giungesse in tempo per sanare il Pfte stesso»; «la procedura di gara, l’aggiudicazione dei lavori alla ditta vincitrice e la stipula immediata del contratto che correttezza e cautela volevano fosse rinviata almeno al momento in cui ci sarebbe stata la certezza dell’effettivo inizio dei lavori» e la «prematura concessione regionale».

Inoltre, prosegue il dossier «si è limitataal massimo l’informazione giuridicamente dovuta alla cittadinanza negando il referendum con la motivazione, già molto dubbia allora e che oggi si dimostra inesistente, di una sua incompatibilità con la dimensione europea conferita al progetto dal Pnrr». Infine, dopo la perdita del finanziamento «non si sono fermate le procedure, anzi vi è stata un’ulteriore accelerazione per arrivare alla realizzazione dell’opera». In conclusione, sottolinea il Comitato «il risultato è un pasticcio giuridico in cui le due deliberazioni base (Pfte e Variante) sono ridotte a mera apparenza perché la loro motivazione viene a mancare. Il “vecchio” progetto della cabinovia dovrebbe essere rivisto dalle fondamenta, prima però la delibera della Variante deve approdare in Consiglio resistendo ai colpi dei numerosi ricorsi che la prendono di mira».

[e.b.]

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