18.01.2025 – 9.08 – «La situazione del Pronto Soccorso di Cattinara è sempre più critica come dimostrano le segnalazioni sulle attese e i disagi che devono affrontare i malati. L’ultima protesta in ordine di tempo riguarda una signora di 79 anni con polmonite rimasta cinque giorni in Pronto soccorso prima che si liberasse un posto letto in reparto. Ma neppure in Pronto soccorso i letti erano sufficienti – racconta il figlio – e per i primi due giorni l’anziana signora è stata lasciata in barella senza nemmeno un cuscino o una coperta perché erano finiti». A riferirlo è l’ex primario del Pronto soccorso giuliano Walter Zalukar che prosegue: «Nel tentativo di giustificare questi continui disservizi gli amministratori cercano di scaricare le responsabilità, prendendosela con i medici di medicina generale che non farebbero filtro e con gli stessi malati che abuserebbero del Pronto soccorso accedendovi per cose di poco conto». Secondo il medico triestino «è ormai diventato un luogo comune definire come accessi impropri i codici verdi e bianchi, ma è fuorviante riferirsi ai codici colore per valutare l’appropriatezza degli accessi in Pronto soccorso, visto che il codice del triage è solo una sorta di semaforo per la priorità d’accesso alle cure, ovvero misura il grado di urgenza, ma non è un indice di appropriatezza dell’uso del Pronto soccorso».
Secondo Zalukar «si vuole nascondere che a Cattinara il vero grosso problema è la carenza di posti letto, soprattutto di medicina. E così i malati bisognosi di cura rimangono in Pronto soccorso nell’attesa che si liberino i letti nei reparti – fenomeno del “boarding” – sottoponendo il personale a ulteriori carichi di lavoro per assistere i malati in attesa di ricovero. In parallelo la carente ricettività delle strutture territoriali ritarda di giorni le dimissioni dai reparti di pazienti che non necessitano più di cure ospedaliere ma di assistenza sul territorio». Dunque il riferimento al passato: «La crisi dei posti letto ha origini lontane, nasce infatti nel 2014 con la riforma Serracchiani, che ha tagliato centinaia di posti letto in tutta la regione e soprattutto a Trieste. Infatti, la riforma ha previsto il taglio di 156 posti letto tra Cattinara e Maggiore, passando da 764 a 608, quindi oltre il 20% di letti in meno, così la nostra città risulta fortemente penalizzata, mentre ad esempio l’ospedale di Udine passa indenne, aveva 880 letti prima della riforma e li mantiene tutti. E a Trieste i tagli che la Serracchiani non è riuscita a completare in tempo a causa della fine della legislatura sono stati fatti dalla nuova maggioranza in Consiglio regionale, tanto che già nel novembre 2018 a sei mesi dalle elezioni, sono stati soppressi in un sol colpo 64 letti degli ospedali triestini».
L’ex primario del Pronto soccorso non ha dubbi: «È semplicemente impossibile far uscire dalla crisi il Pronto soccorso di Cattinara se non si rivede la dotazione dei posti letto negli ospedali triestini. Va sempre tenuto conto che il Friuli Venezia Giulia ha 3.25 letti ospedalieri per acuti ogni mille abitanti, un po’ più dell’Italia che ne ha 3.1, ma ben al di sotto della media europea che è di 4,9 letti per mille abitanti ricordando che la Germania ha 8 letti ogni mille abitanti, l’Austria 7.1, la Francia 5.9». Intanto la Regione continua la sua azione per l’abbattimento dei tempi delle liste d’attesa: con una recente delibera saranno finanziati con 42 milioni di euro le attività di contenimento e recupero. L’obiettivo è anche quello di contenere la fuga extraregionale. Nel dettaglio, il finanziamento aggiuntivo per recupero e riduzione delle liste d’attesa, 30 milioni, sarà ripartito fra gli enti del Sistema sanitario regionale così: 8,3 mln (Asfo), 10,7 (Asufc), 10,8 (Asugi); le risorse per il piano operativo per il recupero delle liste d’attesa, 12,1 mln, verranno così suddivise: 2,9mln (Asfo), 5,1 (Asufc), 3,6 (Asugi), 200mila (Irccs Burlo) e 200mila (Irccs Cro). Rispetto al 2024, il Piano è pari a circa lo 0,4% del budget regionale, in linea con i precedenti e con quello nazionale; maggiore è invece il finanziamento aggiuntivo e ulteriore (42 milioni; 11,2 milioni in più). Le Linee prevedono una gerarchizzazione per priorità degli interventi, prime le prestazioni di ricovero ospedaliero per intervento chirurgico di elezione, quelle di specialistica ambulatoriale e di ricovero ospedaliero per patologie oncologiche in lista d’attesa al 31 dicembre 2023 e non ancora effettuate. Priorità 2 stessa tipologia di prestazioni non erogate e in lista al 31 dicembre 2024. La priorità 3 e altre prestazioni in lista dal 1 gennaio 2025.
[e.b.]


