Iperuranio e Intelligenza Artificiale, il mondo virtuale è perfetto come quello di Platone?

08.12.24 – 07:30 – Il concetto filosofico di Iperuranio, introdotto da Platone per descrivere un mondo ideale e perfetto di forme immutabili, inizialmente può apparire distante dalle questioni attuali sull’Intelligenza Artificiale (AI). Tuttavia, l’analogia tra il mondo delle forme platoniche e i mondi virtuali creati dalle nuove tecnologie pone degli interrogativi su ciò che è ‘reale’ e ciò che è ‘ideale’, e come le macchine possano influenzare la percezione umana di perfezione. Perché è di (apparente) perfezione ciò di cui si sta parlando.
Per Platone, l’Iperuranio è un regno di forme o idee perfette e immutabili, che esistono al di là del mondo materiale e sensibile, mentre ciò che troviamo nel mondo fisico non è altro che un’ombra imperfetta delle forme eterne che abitano l’Iperuranio. L’unico modo per accedere a questa realtà superiore è attraverso il pensiero filosofico e la contemplazione, che permette di riconoscere le verità universali dietro le apparenze.
L’Intelligenza Artificiale e l’universo digitale sembrano seguire questa direzione, creando mondi virtuali, rappresentazioni ideali di oggetti, situazioni o esperienze, esattamente come le forme platoniche.

Le simulazione di un ambiente virtuale, come quello di un videogioco o di una simulazione in realtà aumentata, generano un mondo che esiste “al di fuori” della percezione sensoriale diretta, ma che, attraverso l’interazione con gli utenti, appare altrettanto “reale”.
Il mondo virtuale, dunque, sembrerebbe governato da leggi e strutture definite come l’Iperuranio, in questo caso dominato da algoritmi e formule matematiche non influenzate dalle limitazioni fisiche e sensoriali.

A questo punto, la domanda è: l’AI è in grado di rappresentare la conoscenza per come  Platone concepiva la conoscenza ideale?
Può un sistema artificiale accedere a un mondo perfetto di forme tramite l’elaborazione di dati e modelli matematici, senza l’intervento dell’essere umano?
Detta ancora in un altro modo: l’Intelligenza Artificiale può rappresentare un mezzo per raggiungere un Iperuranio tecnologico?

In tal caso, è da tenere a mente che gli algoritmi di apprendimento automatico possono anche basarsi su dati errati o parziali, e il modello che ne deriva può essere lontano dalla perfezione. L’AI, quindi, non riuscirà mai a raggiungere la perfezione ontologica dell’Iperuranio, bensì potrà solo costruire rappresentazioni ideali che sono utili in contesti pratici ma potenzialmente imperfette e suscettibili a modifiche.

[e.e.]

 

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