Alberi di Natale, meglio vero o artificiale?

10.12.2024 – Tra San Nicolò e l’8 dicembre appena passato, giorno dell’Immacolata concezione e quest’anno seconda domenica di Avvento, tradizione vuole che in famiglia si addobbi l’albero, tirando fuori quello di plastica relegato per gli altri 11 mesi dell’anno in cantina oppure acquistandone uno nuovo, vero, profumato di resina e di aghi di pino. Luci scintillanti e addobbi colorati a fare da corredo al protagonista delle feste natalizie. Meglio però un albero di Natale vero o artificiale? Considerando che ormai da un punto di vista estetico gli alberi finti sono belli quanto quelli veri, l’interrogativo sorge spontaneo a seguito della crescente attenzione sui costi, sull’impatto nell’ambiente e al gusto del singolo. Se l’albero vero sta riprendendo quota negli ultimi anni nelle scelte delle famiglie, lo si deve anche alla questione ambientale.

La maggior parte degli alberi di Natale di plastica infatti è prodotta in Cina, che domina il mercato globale di questi articoli, attraverso l’impiego di diversi materiali: policloruro di vinile (in sigla PVC) per gli aghi, acciaio o alluminio per il tronco e i rami, plastica o metallo per la base di sostegno. Il processo produttivo dipende in larga parte dai combustibili fossili, sia per la produzione di energia necessaria per il funzionamento dei macchinari sia per la produzione del PVC. In seguito, gli alberi vengono confezionati in scatole di cartone e plastica e spediti tramite navi cargo verso i mercati di destinazione, soprattutto Europa e Nord America, generando un’ulteriore impronta carbonica significativa. A controbilanciare l’aspetto ambientale tale c’è quello del prezzo: con una spesa che spazia tra i 40 e i 100 euro si può portare a casa un prodotto che dura nel tempo. Non troppo, però, perché anche gli alberi di plastica, dopo qualche anno iniziano a “perdere” gli aghi, e non è raro iniziare a vederli cadere durante ogni operazione da e per la cantina del proprio appartamento.

Gli alberi di Natale veri invece vengono coltivati in vivai o piantagioni specializzate, spesso su terreni marginali che non sarebbero utilizzati in altro modo. La coltivazione prende avvio dai semi contenuti nelle pigne raccolte in foreste di alta quota. I semi vengono piantati in vivaio e qui le piantine che da essi si originano trascorrono i primi 3-4 anni. In seguito, le piantine cresciute vengono trasferite in vasi progressivamente più grandi o in appezzamenti aperti, dove permangono per altri 5-6 anni fino al raggiungimento di un’altezza adatta per la vendita. In questo caso l’albero richiede cure periodiche, ma da parte sua assorbe anidride carbonica e produce ossigeno. In genere, per ogni albero raccolto, ne vengono piantati uno o più per mantenere la sostenibilità della piantagione. Interessante, per quanto riguarda il periodo successivo alle feste, il fatto che un albero tagliato può essere trasformato in compost o trucioli di legno, da utilizzare come pacciamatura per giardini o biomassa; un albero in vaso, invece, può essere trapiantato in giardino o riportato, talvolta, in vivaio. Nel caso dell’albero da vivaio il fattore costo inizia ad essere importante: i prezzi infatti ricalcano quelli degli alberi finti a seconda della loro altezza, ma con la differenza che si tratta di una spesa da affrontare una volta all’anno.

Ultime notizie

Dello stesso autore