Sulle orme di Svevo a Murano. Antonio Trampus svela il legame ‘industriale’ con lo scrittore triestino

12.10.2024 – 07.01 – Un esilio sofferto, una cattività muranese, un passato industriale da nascondere. I quindici anni durante cui Italo Svevo, agli ordini della suocera Olga Veneziani, lavorò nella fabbrica di vernici quale sovrintendente tra Trieste e Murano vengono di solito accantonati ai margini delle biografie dello scrittore triestino. Un periodo, guardando ai tre racconti muranesi pervenuti, di scarsa suggestione per Svevo. Eppure sembrerebbe che il soggiorno muranese sia stato più accurato (e proficuo) di quanto finora l’analisi letteraria aveva tramandato. È spettato infatti allo storico Antonio Trampus ripercorrere le orme sveviane a Murano, consacrandole in un denso libretto intitolato ‘Racconti muranesi e Lettere da Murano‘ (Collana VentoVeneto, Ronzani Editore, 2024). Ne emerge un ritratto sorprendente che affianca Trieste nella vividezza dei dettagli e dei pellegrinaggi sveviani a Murano, delineando un legame con l’odierna isola del vetro molto più profondo di quanto potesse apparire.
Se ne è discusso giovedì 10 ottobre, nella cornice del Circolo della Stampa, attraverso una vivace discussione tra il critico letterario Fulvio Senardi e lo storico Antonio Trampus, di solito maggiormente presente nell’età dei Lumi, tra Maria Teresa e Casanova.

Il vicepresidente del Circolo della Stampa Fulvio Santin, presentando l’incontro, ha osservato che “Antonio Trampus condivide con Italo Svevo l’origine triestina e il trasferimento a Murano”. Questi “ha fatto con Murano quanto i triestini fanno di solito coi romanzi di Svevo a Trieste, ripercorrendo i percorsi dei protagonisti”.

“Gli storici raramente si occupano di Svevo negli ultimi tempi” ha osservato Senardi, presentando ‘Racconti muranesi’. Infatti “Trampus fonda il fatto letterario con la concretezza degli avvenimenti storici, con un ritorno della critica storicistica“.
La novità è in effetti data dal metodo, tutto archivi e ricerca storica; lo stesso Trampus ha osservato che “il libretto nasce in maniera casuale, quando la rivista Biblioteca di Via Senato mi chiese un testo su Svevo nell’occasione dei cent’anni dalla Coscienza di Zeno, nel 2023”.
“Io effettivamente abito a Murano, pertanto mi chiesero se era possibile approfondire questa parentesi della vita di Italo Svevo, considerando come sia una pagina triste quasi rimossa nella biografia di Bruno Maier”.
L’analisi dei racconti però “ha scoperchiato il vaso di pandora, è stato come riscoprire un filo di Arianna che nodo dopo nodo ci permetteva di approfondire il soggiorno muranese”.
Onde differenziare la produzione, la fabbrica Veneziani scelse infatti di aprire un nuovo stabilimento sull’isola di Murano, all’epoca località industriale pre Marghera. La zona era molto vicina a Trieste, ma contemporaneamente in quel territorio italiana al quale si voleva vendere la vernice sottomarina. Era inoltre accanto a quell’Arsenale che avrebbe poi comperato le vernici. Svevo all’epoca aveva il ruolo di sovrintendere della piccola fabbrica, sottoposto però agli ordini della suocera Olga Veneziani che deteneva il segreto della ricetta, mai brevettata, per la vernice, quell’ingrediente segreto che ne garantiva la longevità in mare. “Era una forma ante litteram di delocalizzazione” ha osservato Trampus.
Onde garantire il segreto della ricetta, gli operai nella fabbrica erano tutti non muranesi e analfabeti; persone pertanto assunte dal Friuli o in generale dall’entroterra. Ed è stato dai nomi degli operai dei tre racconti che Trampus ha iniziato le sue ricerche, partendo dal registro parrocchiale di Murano e scoprendo “una piena identificazione tra l’operaio protagonista e la famiglia e gli effettivi cittadini all’epoca registrati”. In un caso si è potuti risalire fino alla famiglia originaria a San Donà di Piave, dove una discendente ha rivelato a Trampus come l’antenato si facesse non a caso chiamare ‘Italo’. Gli operai, riconoscenti verso il proprio superiore – Svevo era infatti un padrone di fabbrica piuttosto mansueto e filantropico – avevano rinominato i figli coi nomi della famiglia Schmitz. E, continuando a inseguire il filo rosso degli operai della vecchia fabbrica, Trampus ha scoperto come Nicoletto Bravin, incaricato dalla ditta Veneziani di fondare la filiale a Londra, avesse poi sposato la moglie inglese Nelly. Un discendente, oggigiorno avvocato londinese, gli ha spedito una foto dell’antenato di ritorno a Trieste, in compagnia nientemeno di Letizia Fonda Savio.
E la fabbrica? Comparando le foto di allora e la descrizione sveviana, è ancora presente; sebbene Murano rimanga incosciente di quale giacimento sveviano aspetti di essere valorizzato tra le sue calli e piazzette.
Addirittura, secondo Trampus, il soggiorno muranese potrebbe essere il luogo dove Svevo concepì per la prima volta di voler smettere di fumare. Svevo infatti non poteva né scrivere, né suonare il violino a Murano; non rimaneva allora che fumare nervosamente. Le sigarette triestine erano confezionate con il tabacco d’importazione, erano buone; tuttavia esaurita la scorta austriaca non rimanevano che le pessime sigarette nazionali del Regno d’Italia. Non è un caso come Svevo comunichi alla moglie, nelle lettere, che sono passate tot ore dall’ultima sigaretta. Forse sta qui, nella caliginosa Murano, l’origine di uno dei leit motiv più potenti della Coscienza di Zeno.

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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