05.10.2024 – 08.47 – Non fu amore a prima vista ma è divenuto poi il percorso di vita, il cammino con cui esprimere passione, equilibrio, il senso della famiglia. Parlare di Judo con Monica Barbieri non è disquisire su sport, punteggi e medaglie, non solo almeno. Il dialogo spazia, colora gli spazi della materassina (sì, il tatami) e sconfina poi nelle tracce etiche che diedero animo al progetto di Jigoro Kano, colui che gli annali configurano come “Educatore” accanto al titolo di creatore del Judo.
Classe 1969, nata a Trieste, Monica Barbieri si avvicina al Judo nel 1976 alla corte dello storico maestro Palmiro Gaio, all’epoca fondatore del “Ken Otani”, dojo (vulgo palestra) animato a Muggia, la cittadina dove abitano i genitori della futura campionessa. La scintilla non scatta subito tra la bionda triestina e l’arte, o se volete Via della cedevolezza, ma quando avviene divampa, crea il fuoco sacro che segnerà la vita, le scelte: “Sì, l’inizio fu in realtà incerto – attesta Monica Barbieri – ci volle del tempo ma poi nacque una autentica storia”.
Una storia, è vero, corredata da traguardi e successi, dalla cintura nera conquistata a 14 anni, alla sequela di titoli nazionali e universitari, sino alla solida esperienza in Azzurro in campo internazionale.
Bacheca ricca quindi e tanto agonismo nei muscoli e nel cuore. Il Judo domina le giornate di Monica ma non le monopolizza. Dopo il Liceo “Scientifico” arriva infatti anche il tempo del “dojo” dell’Università, scegliendo la Facoltà di Lingue e Letteratura Straniere, con scalo prima a Udine e poi a Trieste, dove la laurea giungerà sulle corde di una tesi incentrata sulla letteratura canadese, con focus su Margaret Laurence, scrittrice scomparsa nel 1987, l’autrice del ciclo di Manawaka disegnato da cinque romanzi, tra cui “L’Angelo di pietra” del 1964, dove l’epica di una donna e dei suoi intrecci emotivi si adagiano tra gli scenari del Canada, intensi e aspri come le vicende narrate.
A Monica libri e biblioteche qui non bastano e per cesellare la tesi eccola approdare in Canada, nella provincia dell’Ontario. Qui il soggiorno non sarà solo all’insegna di ricerche e studi, non parlerà solo di paesaggi e romanzi. No, perché la bionda judoka sarà ospite di una famiglia dalle origini giuliano – dalmate, con cui (ri)scoprirà temi di storia, storie e radici: “Una esperienza molto forte, unica. Certo – ricorda poi scherzando – non so se ho migliorato il mio inglese ma sicuramente ho rispolverato il triestino di un tempo…”.
Dopo la laurea, e a pieni voti, è tempo di scelte. Già, proseguire nella ricerca nel campo della Letteratura straniera o prendere altre vie? Non c’è molto da pensare, in quanto a imporsi sarà l’unica Via del destino, quella del Judo, e con nuove tinte e altri progetti.
Monica Barbieri passa infatti nelle fila della Ginnastica Triestina, quella che diventerà la sua seconda casa, il tempio dove spendere altre emozioni da agonista ma con cui porre anche le basi per la veste di maestra sul tatami: “Per alcuni anni ho insegnato lingua inglese nelle scuole, elementari e medie – rievoca la dotta judoka – ma poi, per un concatenarsi di eventi, maturarono altre importanti decisioni”.
Partono sempre dal cuore le scelte di Monica. Arriva infatti il matrimonio con Raffaele Toniolo, anche egli un “illuminato” del Judo, Direttore Tecnico della Nazionale italiana, cresciuto a Torino ma dalla fine degli anni ’90 trasferitosi a Trieste non certo per la Bora e non solo per abbracciare più spesso la moglie ma anche ai fini del progetto di decollo della sezione della Ginnastica Triestina. Dall’unione dei due nascono poi Elisa e Veronica, due “Wonderwoman” del tatami che non tradiranno le credenziali di “figlie d’arte”, collezionando titoli e respiri olimpici.
Insomma, il Judo è un affare di famiglia, un vero clan Toniolo: “Volevamo dare vita ad un progetto di sviluppo reale e professionale del Judo a Trieste e nella Ginnastica Triestina – ribadisce Monica Barbieri– progetto che si è concretizzato al meglio in campo agonistico, anche mondiale”.
Judo triestino agonistico ai vertici, è vero, ma non solo. La concezione di Monica Barbieri, divenuta nel frattempo la prima italiana a fregiarsi del titolo Istruttore IJF Academy, punta a trascendere l’egida solo sportiva e ad accogliere i valori seminali pedagogici: “Non vogliamo infatti che si pensi che alla Ginnastica Triestina ci sia soltanto un taglio agonistico – sottolinea decisa – non diamo vita solo a selezioni per gli atleti ma guardiamo alla formazione, ai concetti educativi, sin dai bimbi di 3 anni. Praticheranno Judo per qualche anno o per sempre ma vogliamo siano avviati ad una sana formazione e crescita”.
Allora spazio al gioco, alle percezioni degli spazi, al rapporto con il prossimo, ad un contatto corporeo che non invade ma che dipinge rispetto, forza e armonia. Il Judo è (anche) questo e Monica Barbieri non intende ignorarlo, pur danzando abitualmente nel fine settimana tra gare, aeroporti, stazioni e inevitabili sofferenze supportando dall’angolo i suoi atleti. I paesaggi dell’Ontario sono lontani ma il quotidiano traccia vie altrettanto intriganti, concrete e vitali: “Il Judo mi ha concesso di entrare in altri mondi, altre culture – chiosa la judoka triestina dedita ai dettami letterati canadesi – ho coltivato tanti rapporti, amicizie, ovunque nel mondo. Mi ha anche insegnato il valore della passione, di dover fare le cose con competenza e costante equilibrio”. Forse la pensava così anche Jigoro Kano, all’atto della ideazione di un Judo che non sortisca solo medaglie ma “un miglior impiego dell’energia”. La marzialità permane in fondo educazione, alla vita prima ancora del “tatami”.
[f.c]


