In FVG il numero dei pensionati potrebbe presto superare quello dei lavoratori

26.08.2024 – 12:00 – In FVG presto il numero dei pensionati potrebbe superare quello dei lavoratori. È una previsione drammatica ma tutt’altro che implausibile, né inattesa, quella che fa la CGIA di Mestre, suffragata da altri studi, come quello sui fabbisogni occupazionali e professionali in Italia stilato da Unioncamere. Il quadro delineato è prevalentemente imputabile alla crisi demografica e a una popolazione la cui età media è sempre più alta e in cui nascono pochi bambini. Entro il 2028, quasi 3 milioni di italiani lasceranno il mondo del lavoro per raggiunti limiti e, di questi, 2,1 milioni sono attualmente occupati nelle regioni centro-settentrionali. Lo scenario ha un’inevitabile conseguenza: la spesa pensionistica è destinata a crescere. Tuttavia, com’è noto, a pagare le pensioni sono i lavoratori, per cui uno sbilanciamento tra popolazione attiva e numero dei pensionati potrebbe creare una condizione di insostenibilità dell’intero sistema.

Secondo la CGIA, difficilmente sarà possibile rimpiazzare tutti i lavoratori che andranno in quiescenza e, a partire dal 2028 gli assegni erogati dall’Inps sono destinati a superare il numero di buste paga degli operai e degli impiegati occupati nelle fabbriche e negli uffici, anche nelle ripartizioni geografiche del Centro e del Nord, mettendo così a rischio la sostenibilità del sistema sanitario e previdenziale, cioè dei maggiori capitoli di spesa pubblica. Nel Mezzogiorno, osserva il rapporto, già si pagano più pensioni che stipendi, non tanto per un’eccessiva presenza di pensioni di vecchiaia anticipate, ma per un’elevata diffusione dei trattamenti sociali o di inabilità.

Il problema, ribadito dal segretario della CGIA, Renato Mason, è che con tanti pensionati e pochi lavoratori, la spesa pubblica crescerà mentre le entrate fiscali che la sostengono scenderanno inesorabilmente. Un trend che va invertito, attuando delle contromisure mirate ad ampliare la platea degli occupati, come ad esempio contrastando il lavoro in nero e favorendo l’occupazione tra giovani e donne che in Italia rimane tra le più basse d’Europa.

Nel 2022, ultimi dati disponibili, il numero di lavoratori dipendenti e autonomi in Italia sfiorava i 23,1 milioni, a fronte di 22,8 milioni di assegni corrisposti ai pensionati, con un saldo pari a +327mila. Il saldo locale è in negativo in molte regioni del sud, ma anche nel centro-nord non mancano le eccezioni, tra cui la provincia di Gorizia che registra un valore negativo (-2mila) nel bilancio tra popolazione attiva e numero dei pensionati.

Nel 2022 tuttavia il Friuli Venezia Giulia era ancora in positivo, cioè il numero degli occupati (521mila) sopravanzava quello delle pensioni (506mila), con un complessivo +14mila. Un segno quasi totalmente imputabile alla provincia di Pordenone, in cui i lavoratori erano 136mila e le pensioni 121mila (+15), mentre era sostanzialmente pari la conta nelle altre province delle regione: a Udine 227mila pensioni e 228mila lavoratori (+1), Trieste in perfetto equilibrio (99mila e 99mila) e Gorizia, come accennato, in deficit, con 58mila occupati e il numero dei pensionati pari a 59 mila.

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