28.08.2024 – 10.00 – Ricorre oggi, 28 agosto, l’anniversario della nascita di uno dei decani della fotografia triestina: veniva infatti al mondo nel 1917, centosette anni fa, Adriano de Rota. Origini nobili e polesane per il padre che, trasferitosi a Trieste dal 1903, aveva aperto uno studio fotografico in via Largo Barriera 27. Ezio de Rota scelse l’ultimo piano onde avere le vetrate necessarie alle riprese ‘in sala’; l’atelier si allargò poi al pianoterra e al primo piano, riservando all’ultimo il ruolo di laboratorio di sviluppo. Adriano de Rota pertanto, nella sua carriera di fotografo per i giornali, percorrerà le rampe di scale verso l’ultimo piano dieci, venti, anche trenta volte al giorno. Dopo aver iniziato a lavorare nel 1932, Adriano proseguì la sua attività di fotografo durante tutto il secondo dopoguerra, interrompendosi solo nel 2001, alla soglia dei 400mila scatti. L’opera di fotografo di de Rota, al di là del suo valore artistico, mette pertanto ‘a fuoco’ la storia di Trieste dagli anni Trenta fino agli anni Novanta, configurandosi come una grande camera oscura degli sconvolgimenti novecenteschi. Adriano de Rota lavorò infatti per il Piccolo, per l’agenzia Italia, per la Gazzetta dello Sport e per il Calcio Illustrato. L’attività principale rimase però sempre il Piccolo Sera: in bicicletta e più tardi in Vespa, diretto verso il luogo dell’incidente, della protesta, del fatto di cronaca bianca o nera. Il lavoro di fotografo conobbe un’unica trasferta ed è durante la seconda guerra mondiale, quando lavorò a Roma quale sergente fotografo per il controspionaggio del Servizio di Informazione Militare. Ed è nel 1945 che la collezione fotografica di de Rota conobbe una terribile perdita, quando il padre Ezio onde tutelare la famiglia durante l’occupazione titina distrusse tutti gli scatti pre 1946. Il patrimonio fotografico, acquistato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste nel 2000, si configura pertanto coi suoi 400mila negativi su lastra e pellicola come una trasposizione in bianco e nero della Trieste del secondo dopoguerra, tra povertà, TLT e infine rinascita economica. I Civici Musei di Storia ed Arte hanno, a propria volta, acquistato un ulteriore fondo dallo studio; tra le fotografie spicca la ricchissima collezione dei positivi del Teatro Verdi, di cui de Rota era stato fotografo ufficiale. La giunzione tra Fototeca dei Civici Musei di Storia ed Arte e Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl rinviene qui una perfetta fusione, un punto di connessione letterale tra fotografia e teatro, recitazione e scatto dell’otturatore.
La vita e il patrimonio fotografico di de Rota erano stati non a caso oggetto, nel 2017, di una mostra celebrativa di Claudia Colecchia e Stefano Bianchi, intitolata ‘Trieste in bianco e nero nelle fotografie di Adriano de Rota‘.
[z.s.]


