04.07.2024 – 07.01 – Si è svolta mercoledì 3 luglio, nel Trieste Convention Center del Porto Vecchio di Trieste, la cerimonia di apertura della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia. Una scelta di location decentrata a confronto con l’originaria sede di Piazza dell’Unità, lontana dal cuore cittadino: una partenza chiusa e al chiuso per la Settimana Sociale, con accessi limitati a chi era tesserato e in un ambiente artificiale quale il Centro Congressi, avulso dalla realtà cittadina. Si temeva, d’altronde, le forti piogge annunciate dal meteo.
Dopo la partenza con un giovane inno d’Italia cantato e alla presenza dei 900 delegati, la cerimonia ha ripercorso la storia delle Settimane Sociali, a partire dalla prima a Pistoia, il 22 settembre 1907. L’organizzazione ha poi lasciato spazio agli interventi dei giovani, attraverso le testimonianze ‘dal basso’ dei casi di Carla Barbanti della Cooperativa Sociale di Comunità ‘Trame di Quartiere’ di Catania e Simone Ferraiuolo della Cooperativa sociale ‘Oltre l’Arte’ di Matera.
Il cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI, ha condotto il primo vigoroso intervento incentrato su molteplici temi, tra cui è emerso un concetto di patria tanto nazionale quanto europea; “I cristiani prendono sul serio la patria, tanto che sono morti per essa, ma sanno anche che c’è sempre una patria in cielo e questo ci rende familiari di tutti e a casa ovunque”; il ruolo di Trieste quale città di frontiera, collocata “in una terra di confine, segnata dal dialogo interculturale, ecumenico e interreligioso, da tanta sapienza antica e recente, porta che unisce est e ovest, nord e sud, ma anche terra segnata da ferite profonde che non si sono del tutto rimarginate” e infine una democrazia che sia “non solo istituzioni, leggi e procedure, diritti e doveri, ma anche inclusione dell’altro, del
fragile, dell’emarginato” senza far mancare un riferimento a Basaglia “democrazia vuol dire contrasto alla cultura dello scarto […] contrasto ai tanti feriti della malattia psichiatrica”.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha poi condotto l’intervento principale: un’introduzione alla Settimana e un saluto a Trieste denso di riferimenti alla tradizione cattolica in campo giuridico e costituzionale.
“Democrazia è una parola di uso comune, spesso utilizzata come aggettivo. Quando è diffusa suggerisce però un valore. Nemica delle dittature del novecento, ma bandiera degli uomini liberi la democrazia è conquista e speranza” ha osservato il presidente, introducendo i due leit motiv della presentazione: se esiste un’anima della democrazia o se essa è un metodo e come libertà e democrazia non siano contrapponibili. Nel primo caso la risposta appare naturale: “Alexis de Tocqueville affermava che una democrazia senz’anima, senza contenuti valoriali, è destinata a implodere”.
Nel secondo dopoguerra, ha osservato Mattarella, “soffiava l’alito della libertà” come “rifiuto di ogni conformismo sociale e politico, come diritto all’opposizione” seppure “nel rispetto delle regole del gioco”, in quanto “le condizioni minime della democrazia sono esigenti”. Tra queste “limiti alla maggioranza” in quanto “le decisioni della maggioranza non possono violare i diritti delle minoranze”. Infatti “non c’è democrazia senza la tutela dei diritti fondamentali di libertà”.
Occorre dunque “contentarsi di una democrazia a bassa intensità”? Si è chiesto retorico Mattarella. Ebbene, a fronte dell’alto astensionismo, “occorre non confondere parteggiare e partecipare“, specie guardando all’esempio di “libertà vulnerate da democrazie affievolite, con tratti illiberali”. E non si può nemmeno pensare a “società del rischio, quali quelle odierne, a cui si propongono soluzioni tecnocratiche“. Infatti, ritornando alla domanda iniziale, “la democrazia non è solo un metodo, ma uno spazio pubblico in cui si confrontano i cittadini”. In generale, ha rimarcato Mattarella, quando “c’è la percezione di un stare insieme, di un bene comune”, quando “la solidarietà resta il tessuto connettivo di un ecosistema sostenibile”, c’è democrazia.
Dal discorso democratico Mattarella ha poi condotto un intervento sul percorso dei cattolici nelle istituzioni democratiche italiane: menzionando tra i tanti il membro dell’Assemblea Costituente Giuseppe Dossetti che “pose il problema del “vero accesso del popolo e di tutto il popolo al potere e a tutto il potere” giungendo alla “definizione di ‘democrazia sostanziale'”.
In questo contesto, secondo Mattarella, “la coscienza dei limiti è un fattore fondamentale per una democrazia”. E proprio per questo “sarebbe sbagliato e rischioso cedere a sensibilità contingenti, sulla spinta delle tentazioni quotidiane della contesa politica. Come rischia di avvenire con la frequente tentazione di inserire richiami a temi particolari nella prima parte della Costituzione”.
Non è mancato un riferimento alla guerra che “soffoca la democrazia”, a una necessità di una “guerra alla guerra” come ripeteva Pio XII. Il diritto del cittadino alla pace interna ed esterna, tutelata dall’articolo 10 e 11 della costituzione, potrà essere garantita secondo Mattarella da “una più efficace unità europea – più forte ed efficiente di quanto fin qui non siamo stati capaci di realizzare”. La minaccia sono le “tentazioni neo-colonialistiche e neo-imperialistiche” dove prevale “il ritorno alle sfere di influenza dei più forti o meglio armati”. “Risalta allora la visione storica di Alcide De Gasperi con la scelta di libertà del Patto Atlantico compiuta dalla Repubblica nel 1949″.
In conclusione sono intervenuti i rappresentanti locali: il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha ricordato che “Non ci sono diritti se non c’è legalità, il rispetto della legge”; il presidente del Consiglio regionale Mauro Bordin ha rammentato che “i valori cattolici sono fondamentali soprattutto in questi momenti di profondo cambiamento”; il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza ha ripercorso, con particolare riferimento al concerto dei tre Presidenti, i passi della città per riconciliarsi con la propria eredità novecentesca e infine il vescovo di Trieste mons. Enrico Trevisi ha raccontato come gli studenti triestini hanno partecipato ai preparativi per la Settimana, realizzando una grande tovaglia di solidarietà, con un esempio di educazione alla pari molto democratica.
Presenti anche diversi consiglieri regionali, tra i quali Francesco Russo, Diego Moretti, Serena Pellegrino, Roberto Cosolini, Marko Pisani, Carlo Grilli, Giulia Massolino e Carlo
Bolzonello.
[z.s.]
(Fotografie di Gabriele Crozzoli)


