06.07.2024 – 11:43 – “È arrivato il momento per noi, cittadine e lavoratrici degli asili nido, di far sentire anche la nostra voce. Vediamo che c’è molta difficoltà a portare alla luce quello che sta succedendo probabilmente perché non c’è niente di cui esser orgogliosi per i nostri rappresentanti politici, chiamati certo a far scelte difficili ma nel settore sbagliato, l’educazione che insieme alla sanità e alla sicurezza devono esser messi al primo posto di ogni amministrazione.” Sono queste le parole scritte una lettera aperta dalle cittadine e lavoratrici degli asili nido di Trieste. “Il motivo di tutta la nostra mobilitazione per salvare l’asilo nido di Roiano dalla concessione è perché sarà il primo, perché il piano è già scritto e non serve aver grandi doti da veggenti per capirlo, basta fare come abbiamo fatto noi educatrici e andare a tutte le riunioni delle circoscrizioni, le commissioni e i consigli comunali dove oltretutto più volte è stato detto che ci sono varie possibilità per aprirle l’asilo ma che quella della concessione è la loro scelta.
È appurato che non ci sarà nessun giovamento a fare questa scelta, né per le lavoratrici, né per i bambini e nemmeno per le famiglie che per lo stesso identico servizio, se rimarranno fuori dai 33 posti previsti in convenzione comunale, dovranno pagare, per accedere ai 33 posti messi a disposizione dal privato, una retta che mediamente è di q(con uscita alle ore 16), dipendendo completamente dai bonus regionali se ci saranno e se riusciranno a coprire tutto l’importo e tutte le domande.”
Continuano, “E se il comune prenderà questa strada in futuro, dando in concessione altri nidi comunali, i posti a tariffa comunale presenti verranno dimezzati e aumenteranno le famiglie che dovranno pagare i costi altissimi dei privati.
Nessun giovamento anche per noi educatrici: il risparmio che il comune otterrà sarà sulla nostra pelle, di noi supplenti che da anni lavoriamo per questa amministrazione e l’unica rassicurazione è che l’amministrazione non richiederà di ribassare ulteriormente gli stipendi ma che ci si baserà sui contratti previsti dal contratto nazionale delle cooperative la cui retribuzione è già ben che inferiore: spesso in cooperativa si lavora con un contratto part time, benché poi le ore lavorate reali siano quelle di un full time, per portarsi a casa forse 1000 euro al mese.”
Ma allora perché privatizzare?
“Dalla stampa cittadina si apprende che una delle motivazioni che porta a questa scelta è la difficoltà a reperire personale. Affermazione interessante visto che il comune ha a disposizione 2 graduatorie, una per soli tempi determinati e una sia per tempi determinati sia per indeterminati, per un totale di più di 100 potenziali educatori. Concorsi che al comune sono costati in termini di attuazione e che l’ultimo si è svolto solo 2 anni fa. Per non parlare degli educatori che hanno già raggiunto i requisiti per le stabilizzazioni.
Proseguono con un’altra stoccata alla maggioranza: “Da parte della maggioranza non abbiamo avuto risposta a questa domanda se non in termini vaghi, eppure al loro interno chi ha le reali competenze per parlare di educazione argomenta molto bene la contrarietà a questa scelta. Eppure la maggioranza va in televisione dicendo di auspicare maggiore collaborazione con l’opposizione, però in quell’aula se ne sta zitta e se parla chiede soltanto di licenziare la delibera immediatamente senza più ascoltare gli altri consiglieri, come accaduto nella seconda seduta di commissione consiliare che era stata convocata apposta per poter riprendere i lavori dopo aver ricevuto dei dati che l’opposizione aveva richiesto nella prima commissione e che non erano pervenuti.”
Proseguono, “Al termine di un incontro circoscrizionale, dopo che era stato votato parere sfavorevole alla delibera, un consigliere di fdi, con tanto di gestaccio, ci ha urlato dicendo ‘andate andate! Tanto passa comunque!!’ Consiglieri che ci dicono che se a noi non va bene possiamo cambiare lavoro buttando nel gabinetto tutti gli anni di studio fatto, i corsi supplementari per rincorrere la normativa che mutava, tra cui la nuova legge 55/2024 che vincola chi vuole esercitare la professione di educatore ad essere iscritto ad un ordine.”
“Il comune di Trieste ha già esperienze di privatizzazione nei servizi educativi (mensa e ausiliari): le condizioni di lavoro sono esattamente le stesse che abbiamo riscontrato nelle cooperative che gestiscono educatrici: se manca il personale, una persona rimane da sola con tutto il carico di lavoro sulle spalle, se ci sono pochi bambini presenti al personale viene ordinato di diminuire le ore di lavoro, pur dovendo fare le stesse cose, e ciò vuol dire minore retribuzione, oppure se l’operatrice non serve e viene messa in ferie forzate (terminando i giorni di ferie talvolta) o in altre occasioni i permessi vengono usati per tappare le ore di una giornata piena. Molte ore vengono “regalate” non esistendo la banca ore.
La maggior parte degli scioperi di quest’anno scolastico che si sono verificati presso nidi, scuole dell’infanzia e sis sono stati indetti proprio dalle mense e hanno avuto una numerosa adesione. Non ce la fanno più!” Questa è la situazione che vogliamo anche per i servizi prettamente educativi?
Siamo qui a gridare forte “Giù le mani dall’educazione pubblica e giù le mani da noi educatrici!!”.
Concludono senza mezzi termini, “Se saremo costrette a cambiare lavoro impareremo a far le linguacce che abbiamo visto si guadagna bene.”
[c.s.]


