Comunicare le comunità. La presenza romena a Trieste, sulle orme della Diaspora

25.07.2024 – 07.01 – I primi romeni che giunsero a Trieste, tra settecento e ottocento, provenivano probabilmente dalla Bucovina, regione divenuta parte dell’impero asburgico dal 1775. Gli austriaci avevano recuperato il nome polacco di Bukovina, a sua volta un derivato dallo slavo ‘buk’ che significa ‘albero di faggio’. Nel tempo presente la Bucovina meridionale corrisponde alla Romania, mentre quella settentrionale all’Ucraina. Territori misti, plurilingue, tutti egualmente inabissatosi a seguito della catastrofe della prima guerra mondiale.
Oggigiorno la comunità romena di Trieste è un sostrato recente, formatosi a seguito della caduta della brutale dittatura di Nicolae Ceausescu: dal 1990 fino alla grande crisi economica di metà duemila i romeni sono affluiti a Trieste in cerca di opportunità economiche, formando un’ampia comunità di lavoratori tutt’oggi presente.
La comunità, presente soprattutto nel rione di san Giacomo, ruota attorno alla chiesa ortodossa rumena col nuovo parroco Valentin Filip Tarța e al mondo associazionistico, spesso opera di singoli imprenditori o professionisti desiderosi di ricordare le proprie origini. Dall’imprenditore Felix Andreescu con l’associazione Romania Italia, all’ente di amicizia Italo-Romena Decebal, al ruolo naturalmente del Consolato, particolarmente attivo. In questo contesto Trieste news ha scelto di intervistare la traduttrice e interprete Iulia Daniela Negru, presidente a propria volta dell’associazione italo-romena Danubio.

Qual è la storia e la composizione della comunità romena di Trieste?

La comunità romena, a differenza di quella serba o greco-ortodossa, è molto più recente, risalendo infatti agli anni Novanta. Siamo tutti migranti economici; ipotizzerei che il 40% sia attivo nell’edilizia, l’altro 40% siano badanti e infine c’è una percentuale ridotta di liberi professionisti, insegnanti, ecc ecc

Io sono giunta nel 2004 con una borsa Erasmus. In generale la vecchia generazione è molto legata alla chiesa ortodossa rumena, quella giovane molto meno. L’elemento religioso però è ancora molto presente in Romania, forse quale contraccolpo a seguito del passato comunista. Dopotutto persino le partite di calcio vengono benedette da un prete.

Secondo le cifre ufficiali del Consolato vi sono 10mila rumeni in Friuli Venezia Giulia e 2mila a Trieste. Tuttavia non è obbligatorio iscriversi al Consolato e non si considerano i romeni che hanno acquisito cittadinanza italiana; i numeri pertanto devono essere molto più alti. Sono invece 100mila rispettivamente nel Veneto e nel Lazio. In tutta Italia? Siamo circa un milione.

Come definiresti l’associazionismo romeno? E cosa si propone l’associazione italo-romena Danubio?

Vi sono tante associazioni di cultura romene nel mondo: dall’Italia all’Africa. Proprio di recente, quale presidente dell’associazione Danubio, ho partecipato a un incontro a Bucarest sulla diaspora romena. Tuttavia il volontariato non è molto presente tra i cittadini romeni, manca ancora una reale partecipazione civica.

Nel mio caso ho scelto di fondare, anni fa, l’associazione italo-romena Danubio onde promuovere e mantenere viva la cultura romena a Trieste e nel Friuli Venezia Giulia.

Quali sono le attività dell’associazione?

Facciamo principalmente laboratori per i bambini: ad esempio a marzo c’è il Martisor, in italiano lo definireste il ‘marzolino’, un filo bianco e rosso che simboleggia la primavera. A giugno la Sânziene/ Drăgaica, la festa dell’estate, l’equivalente romeno del Midsommar dei nordici. Inoltre abbiamo supportato artisti romeni quando si trovavano a Trieste. Senza dimenticare naturalmente presentazioni di libri romeni, conferenze di storia sul comunismo in Romania, partecipazione alle proiezioni di film romeni e così via.

Si sente parlare poco delle festività tradizionali romene. Quali sono?

Si parte a febbraio con Dragobete, la ‘festa dell’amore’. È l’equivalente del vostro San Valentino. Procediamo poi con marzo, tramite la festa di Martisor. Il filo bianco (l’inverno che se ne va) e il rosso (la vita che sta arrivando) vengono strettamente intrecciati, legati al polso e tenuti per qualche settimana; e infine li si appende ad un albero. C’è poi Sanzienelor, la festa delle Fate. Equivale alla vostra Notte di San Giovanni. Passata l’estate vi sono le classiche feste dell’autunno e del raccolto. Senza dimenticare le feste dei grandi momenti della vita: nascita, morte e matrimonio. Il Natale viene invece festeggiato tramite l’uccisione del maiale con un connubio di tradizioni pagane e ortodosse.

All’interno del folklore romeno gioca una parte importante la danza tradizionale, il cosiddetto ballo in cerchio ‘Sarba‘ e il flauto di pan, suonato dal grande virtuoso romeno Gheorghe Zamfir. A livello musicale c’è inoltre a Trieste un coro della chiesa romena locale.

Come mai la comunità romena, nonostante le dimensioni, è così poco coesa? Come sono i rapporti con le altre comunità a Trieste?

Nel caso di disaccordi con la chiesa rumena alcune volte i romeni triestini frequentano la chiesa greca o serbo-ortodossa, ma è abbastanza raro.

I romeni sono ‘lupi solitari’, sono di carattere molto individualisti. L’ho notato attraverso l’attività dell’associazione: è difficile metterli assieme, manca spesso una coesione sociale. La generazione più anziana ha cercato di identificarsi col popolo italiano, di mimetizzarsi nella massa. Tuttavia la seconda generazione parla di conseguenza poco il rumeno ed è qualcosa che, come associazione, proviamo a recuperare. Saper parlare la propria lingua di origine arricchisce ed è un vantaggio dopotutto anche economico, oltre ad essere un importante recupero delle proprie radici.

Quando è diminuita la migrazione romena a Trieste?

Il grande spartiacque è stata la crisi del 2008 quando vi fu una migrazione di ritorno nella Romania. Il settore edile allo stadio attuale è saturo mentre per quanto concerne gli OSS, nonostante lo stato italiano lamenti che manchi personale, non avvengono ingaggi a lungo termine e i concorsi pubblici non procedono a congrue assunzioni. Chi giunge a Trieste dalla Romania o è un nuovo dipendente della BAT o sono imprenditori desiderosi di espandersi a Trieste o, molto più semplicemente, di acquistare una seconda casa.

I romeni e la politica. Come mai non ci sono politici italiani di origine romena?

I romeni sono molto critici verso la politica e con buone ragioni, perchè il livello di corruzione della politica romena è paragonabile alla situazione italiana prima dell’inchiesta di Mani pulite. Però questo si traduce in un abbandono delle urne e in un generale disinteresse verso la partecipazione politica. Di nuovo la mancanza di cultura civica è dovuta al periodo comunista.

E come mai non vi sono donne romene nella politica?

La partecipazione femminile nell’associazionismo è molto viva e numerosa; nella politica invece non c’è neppure un singolo ministro donna in Romania. Quando ho partecipato all’ultimo incontro a maggio sulla Diaspora, a Bucarest, l’associazionismo era per metà femminile; però di nuovo i ministri e i rappresentanti ecclesiastici erano tutti uomini, senza eccezione.

Come hai scoperto nel tuo caso Trieste?

Ai miei tempi c’era la quadriennale di Linguistica e avevo scelto Trieste per l’Erasmus – un po’ ingenuamente – perché vicina a Venezia. È stato amore a prima vista per la città: dopo la laurea e un breve periodo in Romania ho avuto modo di tornare in Italia e ho iniziato a frequentare a Trieste la scuola interpreti. Oggigiorno lavoro quale libera professionista nel campo delle traduzioni in tutta Europa.

Al di fuori della penisola com’è la presenza romena nel vecchio continente?

I romeni sono presenti in Italia con numeri simili a quelli dell’Italia. Poi c’è il Belgio, la Gran Bretagna (nonostante la Brexit) e la Germania. Però noi romeni siamo presenti un po’ dovunque; dopotutto c’è una comunità persino a Lubiana, in Slovenia.

[L’associazione italo-romena Danubio opera per la diffusione della cultura romena a Trieste e in Friuli Venezia Giulia. Viene dedicata una speciale attenzione a preservare la lingua e l’identità romena nelle seconde e terze generazioni. L’associazione è contattabile tramite mail, ad [email protected] e cellulare 327 369 6434]

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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