18.06.2024 – 07.01 – Non c’è solo Umberto Saba. Percorrendo via San Nicolò e superando l’omonima Libreria Antiquaria, si giunge all’angolo con via Roma. L’odierna filiale dell’Unicredit ospitava, negli anni Cinquanta, la Libreria Minerva: tre vetrine dense di libri, immortalate in un giorno di Bora da un piccolo quadro del pittore Cesare Sofianopulo. I ‘fratelli Alessi’, nel 1991, decisero di recuperare il nome: certo l’indirizzo era al civico n. 20, ma le vetrine e soprattutto la cura verso il cliente erano già all’epoca positivamente démodé, segno di una libreria fieramente indipendente. La nuova Libreria Minerva ha poi mantenuto quest’identità specifica che, in un panorama (anche a Trieste) caratterizzato dalle catene e dai grandi marchi, si distingue per l’ampiezza del catalogo e la varietà dell’offerta. Dai libri rari, alla letteratura mainstream, alle opere ‘di genere’, alla letteratura triestina, ai romanzi stranieri: la Libreria di via San Nicolò tutt’oggi mantiene questo ruolo di guardiana della cultura, una nottola di Minerva che qui non ha ancora iniziato il suo volo sul far del crepuscolo.
Onde conoscere la storia della Libreria Minerva e apprendere cosa comporti il mestiere del libraio indipendente Trieste News ha intervistato Tommaso Contessi, uno dei tre proprietari (assieme ad Andrea Rimbaldo e Alessandro Serli) che dal 1999 gestiscono questo ‘tempio della carta’ triestino.
Qual è il percorso per diventare libraio? E come vi siete avvicinati a questo settore?
L’iter normale è fare una scuola per librai e imparare così come gestire una libreria dalla A alla Z, ad esempio saper fare un business plan e così via. Noi invece abbiamo iniziato venticinque anni fa, ma da neofiti senza esperienza alle spalle. All’epoca eravamo dei ventenni; abbiamo avuto la fortuna di subentrare ad una gestione di parenti. Nello scorso quarto di secolo il lavoro però è cambiato in maniera sostanziale, soprattutto grazie alla tecnologia.
Che cos’è cambiato?
Il cambiamento è legato alla tecnologia in quanto i librai hanno maggiore conoscenza, perché ci si riesce a interfacciare con più facilità con i magazzini, si vede in tempo reale la presenza del titolo, si riesce ad essere molto più puntuali nelle informazioni da dare al cliente, tanto nella disponibilità, quanto nelle tempistiche. Naturalmente anche poter vedere online un piccolo distributore aiuta e non poco.
Il lato negativo è il proliferare di negozi online; dai grandi colossi al singolo sito che vende libri. Inoltre ciò ha abituato il cliente a una maggiore rapidità che, da parte nostra, comprendiamo solo fino ad un certo livello: alla fin fine, a meno che il libro non sia necessario per un concorso, un esame all’università o per la scuola, non è che riceverlo tre o cinque giorni dopo comporti grande differenza. Un libro non ha una scadenza.
Qual è la storia della Libreria Minerva?
C’era una Libreria Minerva negli anni Cinquanta, ritratta dal famoso Sofianopulo. Quando, nel ’91, è stata aperta la nuova Libreria, il nome Minerva è stato scelto quale omaggio per la vicinanza ‘di porta’. I miei zii e mia madre aprirono la Libreria e nel ’99 siamo subentrati quali proprietari. Proprio a fine marzo la Libreria Minerva ha festeggiato venticinque anni della gestione corrente. Prima dell’odierna Libreria qui c’era un carrozziere; era infatti prima della pedonalizzazione della via.
La conformazione, dal 1991, è rimasta immutata: il grande salone per l’esposizione dei libri e la saletta per le presentazioni. L’idea era stata lungimirante, perché in quegli anni nessuno si occupava di presentazioni, mentre oggigiorno è una ‘giungla’. Tutti ormai fanno presentazioni letterarie: non solo librerie, ma associazioni, enti, bar e così via.
Qual è il vostro rapporto con le altre librerie?
Collaboriamo con una libreria di Vienna, perchè sono appassionati di Trieste: hanno addirittura comperato qui un appartamento e una delle loro vetrine è sempre dedicata ai libri di Trieste. Siamo noi a rifornirli con le ultime opere degli scrittori triestini in lingua italiana mentre, a loro volta, ci mandano i libri su Trieste scritti da autori austriaci o tedeschi.
Inoltre siamo in buoni rapporti con il Centro Triestino del Libro – Tržaško knjižno središče (TS360), con la Dedalus e l’Achille. Abbiamo infine gestito il bookshop di altre librerie nell’occasione di alcuni eventi: ad esempio per il Festival della scienza al molo IV e per la Barcolana di carta.
E quali sono i vostri concorrenti?
Oggigiorno il nostro competitor maggiore, per la tipologia di clientela e proposte culturali, è la Libreria del Caffè San Marco. Le clientele sono molto sovrapponibili, nonostante la diversità del luogo.
Le librerie di catena fanno altre scelte, sono meno autonome. C’è poca indipendenza da parte del libraio, il quale è obbligato ad esporre determinate quantità di volumi, con specifici espositori… È tutto deciso dalle grandi case madri.
Vendete anche libri in lingua?
Grazie al boom turistico della città c’è stata una piccola ricaduta anche sulla Libreria; la collaborazione con la Libreria di Vienna inoltre ci garantisce uno specifico settore di libri in lingua tedesca che vendiamo ai turisti. Inoltre abbiamo implementato, negli ultimi anni, un settore di libri in lingua inglese che prima ci limitavamo ad ordinare solo su specifiche richieste.
Qual è il libro più venduto?
Se ci si riferisce ad un libro di respiro nazionale ‘Harry Potter’ sul lungo periodo ha venduto in assoluto più di tutti.
Nei periodi più brevi e compressi, negli ultimi anni, due grandi bestseller sono stati la saga dell’amica geniale della Elena Ferrante e ‘Cambiare l’acqua ai fiori’ della Valérie Perrin.
Vi sono poi delle grandi uscite locali, capaci di avere un grandissimo exploit iniziale, poi destinato a scemare. La Minerva ha due grandi longseller giuliani: ‘Trieste sottosopra’ di Mauro Covacich e ‘Trieste o del nessun luogo’ di Ian Morris. Trieste sottosopra ha venduto, solo nella nostra Libreria, più di duemila copie.
Come si caratterizza la vostra clientela?
È una clientela di lettori forti cioè di persone che leggono almeno dodici libri all’anno. Col tempo è invecchiata assieme a noi, ma al tempo stesso i figli che giungevano bambini ora continuano a ad acquistare in Libreria anche a venti, trent’anni d’età. C’è pertanto un ricambio generazionale.
Vi è poi un fenomeno successivo nato dopo la pandemia Covid: c’è stato un arrivo di una clientela molto giovane, tra i 15 e i 30 anni, che prima non visitava la Libreria. E’ un fenomeno trasversale a molte città: ogni ragazzo deve aver scelto un punto vendita d’elezione che ha continuato a frequentare anche dopo la fine dell’emergenza.
Come sono cambiati i libri negli ultimi decenni? Vedo che stanno scomparendo i paperback…
Laddove c’è maggiore ricchezza, c’è più spesa. Pertanto un editore come Newton Compton che ha prezzi più bassi della media fa più della metà del suo fatturato nel centro-sud d’Italia. Mediamente nel nord c’è una spesa più alta.
Inoltre una clientela di lettori forti preferisce spendere una somma maggiore, ma avere un libro di qualità: per lui il libro è un investimento. E avere pertanto una clientela del genere, a differenza dei grandi marchi, garantisce una certa continuità delle vendite.
Come dovrebbe essere un buon libraio?
Un libraio dovrebbe conoscere i libri che vende. Oggigiorno è sempre più difficile e non per ignoranza, ma perchè c’è una tale mole di nuove uscite che, per il libraio, conoscerle tutte è impossibile. Nel nostro caso sono 90mila titoli nuovi all’anno, corrispondenti a circa 300 titoli nuovi ogni giorno. Persino leggere la quarta di copertina diventa difficile.
Occorre comunque cercare di leggere quanto più possibile, senza focalizzarsi su un singolo genere o libro. Bisogna ampliare il proprio carnet di letture, uscire dalla propria comfort zone. Inoltre bisogna empatizzare col cliente e comprendere cosa lui vuole in quel momento. Lo si comprende attraverso una serie di domande che, se ben poste, permettono di proporgli il libro adatto. Qui alla Minerva siamo in tre, con gusti solo in parte sovrapponibili, pertanto possiamo consigliare un ampio ventaglio di libri.
Vendete anche libri antichi?
Noi abbiamo un piccolo settore di modernariato, non di antiquariato vero e proprio. Libri degli anni Cinquanta e Sessanta che abbiamo raccolto nei decenni. Non lo seguiamo comunque con continuità; si tratta di un lavoro molto diverso da quello del Libraio. Pero se ogni tanto riceviamo qualche libro di valore, lo valutiamo e lo collochiamo nello scaffale.
Ci succede molto più di frequente di cercare determinati libri fuori catalogo per i clienti; è un servizio che offriamo.
Quale ‘nicchia’ è ancora poco sfruttata dalle Librerie a Trieste?
In generale fare una libreria oggi monotematica è molto difficile. Io consiglio sempre di differenziare, di avere un’ampia offerta. Forse una piccola libreria esclusivamente per bambini e ragazzi potrebbe funzionare: trenta, quaranta metri quadri solo di letteratura per l’infanzia. Potrebbe avere molta più scelta e avere una clientela affezionata.
Vi sono inoltre fenomeni che si rivelano passeggeri: i manga ad esempio avevano avuto anche nelle librerie un exploit formidabile, ma oggigiorno sono in stallo. Librerie invece solo di cucina o di viaggi non funzionerebbero.
Trieste è alla fin fine una città di medie dimensioni. C’è soprattutto lo svantaggio di non avere una reale provincia. Non esiste, come a Padova o a Treviso, un’ampia provincia con lo ‘struscio’ dei cittadini che vengono in città e comperano in libreria.
Trieste conta solo su sé stessa.
Foto di laviaggialettrice – Concesse dalla Libreria Minerva di Trieste
[La Libreria Minerva è in via San Nicolò n. 20 ed è contattabile via telefono +39.040.369340 e mail: [email protected]]
[z.s.]





