23.04.2020 – 09.35 – La quarantena da Coronavirus ha colpito tutti duramente, ma uno spiraglio di libertà si inizia a intravedere con la riapertura delle attività. Prime fra queste ci sono le librerie.
Il settore culturale è stato uno dei più colpiti dall’emergenza Covid-19, i primi a chiudere sono stati teatri, cinema, scuole e biblioteche. Poi le librerie insieme a tutti i commercianti.
A Trieste abbiamo assistito alla volontà di consegnare i libri a domicilio da parte delle librerie indipendenti che, a differenza delle grandi catene, non hanno una rivendita online. Una volontà dettata, ancora una volta, dal fedele ruolo attribuito all’informazione come mezzo di sostentamento grazie a chi, come i librari della Libreria Minerva e Libreria Lovat, ha speso il proprio personale tempo per distribuire i libri su richiesta di casa in casa.
È il caso di Mauro Marass, librario dipendente della Libreria Lovat in Viale XX Settembre, che insieme alla compagna Claudia, anche lei libraia, hanno testimoniato l’impegno delle consegne a domicilio: “Avevamo messo un tetto di prezzo – dice Claudia – ma alla fine ci siamo ritrovati per scelta a consegnare anche solo un libro, usando i nostri mezzi personali, ma principalmente andando a piedi”.
La possibilità data dallo Stato di poter effettuare le consegne a casa delle persone, è stato un salvagente necessario per le piccole attività come le librerie indipendenti, nonostante non abbia minimamente garantito le entrate economiche necessarie per sostenere i costi.
“C’è stato un evidente calo dei ricavi – sostiene Tommaso Contessi, contitolare della Libreria Minerva – ma allo stesso tempo abbiamo visto un aumento dell’interesse verso i libri, durante la quarantena. Abbiamo effettuato molte consegne a domicilio e nonostante non siano state necessarie per rientrare nei canoni di normalità del nostro lavoro, ci ha permesso di lanciare un’àncora di salvezza, oltre che un investimento sul futuro della nostra Libreria, nella speranza che le persone si ricordino di noi anche in questo momento”.

L’obbligo della clausura, il cambio repentino delle abitudini, la paura della noia, la solitudine e l’incapacità di gestire il tempo che prima non si aveva e adesso sembra troppo, ha portato i cittadini a riscoprire “l’azione del leggere”, al punto da far implodere il customer care di Amazon e permettere, così, lo spazio di richiesta e di consegna di altre librerie. C’è da dire, però, che la pandemia si è fatta sentire sulla scelta dei libri soltanto in parte: oltre al desiderio del ritorno ai classici legati al tema del virus come La Peste di Albert Camus, Cecità di Josè Saramago e il più venduto Spillover di David Quammen, le persone hanno scelto letture d’evasione come narrativa, gialli e molti libri per bambini, spesso facendoli recapitare come regalo da una casa all’altra.
Le librerie indipendenti di Trieste stanno continuando a esaudire le richieste di domicilio, pur avendo riaperto i battenti. Le persone non sanno ancora come comportarsi, sia per le restrizioni ricevute fino ad oggi, sia per l’ambiguità delle informazioni date. Mauro e Claudia della Lovat hanno sostenuto che: “Uno dei dilemmi maggiori è quando le persone chiamano in libreria, sapendo che per legge può essere aperta, e chiedono se possono venire, pur distando 500 metri dalla propria abitazione”, sforando di conseguenza dallo spazio di movimento concesso.
La Libreria Minerva ha scelto di non far circolare liberamente le persone tra gli scaffali: “Non è chiaro fino a che punto si possa lavorare con le persone ancora – dice Tommaso della Minerva – quindi siamo costretti a prendere i provvedimenti che deduco siano coerenti con le norme finora imposte, rendendomi conto però che non poter guardare direttamente i libri, ma restare sulla porta in attesa della consegna, non risulti essere proprio il concetto di libreria aperta al pubblico.”
Non essendoci ancora leggi chiare, la confusione persiste nel tentativo di ritornare ad un sistema di vita sopportabile, se non vivibile. L’evidente ostacolo che le librerie indipendenti devono cercare di oltrepassare, basandosi principalmente sulle proprie qualità finora dimostrate, si somma ai già passati e costanti problemi con la concorrenza delle catene di librerie. Quest’ultime detengono il dominio su tutta la filiera, oltre che lo scambio di libri a prezzo di costo, cosa quest’ultima impossibile per le librerie indipendenti, a cui viene fatto uno sconto del 30-35% sul prezzo di rivendita avendo, però, dei ricavi diversi.
“Quello che fa di noi librerie autonome qualcosa di diverso – dice Tommaso Contessi – è il diretto contatto che le persone cercano, venendo qui: non è solo comprare un libro, ma il bisogno di chiedere informazioni, di scambiare due parole, delle opinioni, di rendere onore anche al nostro lavoro di librai in un contatto umano e diretto. È una sorta di preliminare alla lettura ed è dato dall’ambiente generale che scegliamo di offrire, ogni giorno.”
Francesca Schillaci


