21.06.2024 – 10:00 – Martedì 18 giugno l’aula del Senato ha approvato, con 172 voti a favore, il disegno di legge di riforma costituzionale sul cosiddetto “premierato”, che contiene l’introduzione in Costituzione dell’elezione diretta del presidente del Consiglio. La riforma, in caso dovesse passare anche alla Camera, comporterebbe alcune modifiche nelle modalità di elezione del Presidente del Consiglio e delle limitazioni ai poteri del Presidente della Repubblica. Allo stato attuale infatti i cittadini eleggono i rappresentanti di Camera e Senato, i quali accordano la fiducia a un Presidente del Consiglio nominato dal Capo dello Stato dopo aver saggiato la presenza di una maggioranza parlamentare. La riforma del premierato, una delle bandiere del Governo Meloni, prevede invece che siano gli elettori a scegliere direttamente il Presidente del Consiglio “a suffragio universale e diretto” per un mandato della durata di cinque anni. Anche se passasse la riforma, il primo ministro per governare dovrebbe comunque ottenere la fiducia delle Camere.
Anche il rapporto tra Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica sarebbe modificato dalla riforma. Il Capo dello Stato infatti non potrebbe più nominare un primo ministro sulla base delle maggioranze riscontrate in Parlamento durante le consultazioni ma assecondando il volere degli elettori. Nel caso il Governo in carica perdesse la fiducia, con la riforma del premierato si andrebbe subito a nuove elezioni o, in alternativa, qualora fosse il Presidente del Consiglio a dimettersi, il Capo dello Stato potrebbe affidare un nuovo incarico al Presidente dimissionario stesso oppure a un altro parlamentare eletto nella stessa maggioranza. Chiaramente questa riforma renderebbe impossibile la nomina di governi tecnici o politici se affidati a persone non elette direttamente dai cittadini.
Come detto, la riforma del premierato ridimensiona anche i poteri del Presidente della Repubblica, che potrà revocare un ministro solo su indicazione dello stesso Presidente del Consiglio e che non potrà più nominare senatori a vita. Trattandosi di una riforma costituzionale, affinché la legge entri in vigore già dalle nuove elezioni è necessario che Camera e Senato la approvino con almeno i due terzi dei voti, eventualità al momento poco probabile. In caso contrario è lecito pensare che si andrà incontro a un referendum che chiederà agli elettori di esprimersi per confermare o abrogare la riforma.


