13.05.2024 – 07.01 – Chiese sempre più vuote, confessionali deserti, diocesi spopolate. Continua la disaffezione verso la frequentazione delle funzioni da parte della popolazione di Trieste e del Friuli Venezia Giulia; una decrescita che, evidente già nel periodo pre Covid, ha assistito a un’accelerazione esponenziale durante i lockdown del periodo pandemico. In altre parole, al termine dell’emergenza, i fedeli non sono tornati nelle chiese. Lo comunicano i dati stessi dell’Istat, secondo cui nel Friuli Venezia Giulia solo il 13,1% della popolazione frequenta con regolarità un luogo di culto nel 2023. Il dato risulta, comparando le rilevazioni Istat, il più basso del Nord Est e uno tra i più bassi del nord Italia, secondo solo al 12,2% della Provincia autonoma di Bolzano. E c’è un dato che, al contrario, sale; ed è invece la quota dei cittadini che dichiara di non frequentare nessuna chiesa in generale. Un’implicita ammissione di ateismo o, se non altro, di teismo che sale al 35% dell’intera popolazione friulana e giuliana. Se invece volessimo effettuare un confronto con dieci anni addietro, col 2013, osserveremmo come una persona su cinque dichiarasse di recarsi in un luogo di culto una volta minima alla settimana; mentre la percentuale di chi mai entrava per motivi religiosi in una chiesa era al 29,6%. Una crescita caratteristica del periodo dagli anni duemila in poi; infatti risalendo ancora più indietro nelle analisi dell’Istat, come osservava il Gazzettino, nel 2003 la percentuale di astenuti era alquanto più bassa, ferma al 19 %. Un quarto invece della popolazione, il 25 %, dichiarava pubblicamente di recarsi a messa ogni domenica o di frequentare, con regolarità, un luogo di culto.
Le rilevazioni Istat si riferiscono a un generico ‘luogo di culto’; pertanto non ci si limita al cattolicesimo, ma si comprende anche le altre fedi. Tuttavia rimanendo la religione cattolica maggioritaria nel paese è lecito fare un salto logico, attribuirle un ruolo rilevante. Se infatti consideriamo il quadro nazionale, i battesimi sono scesi dai 37-38mila dell’anno duemila, ai 20mila del 2023. Se un simile calo si registra anche nelle comunità religiose minoritarie (es. Protestanti, ebrei, ortodossi), quest’ultime possono però far leva sulla religione come elemento unificante, un ‘stare insieme’ proprio di una minoranza. Sono generalmente di meno, ma come osservato nel caso di Trieste la partecipazione è maggiore. Sono anche diminuiti i matrimoni in Chiesa; negli anni Novanta, sempre secondo Istat, se ne celebravano 18mila all’anno, oggigiorno siamo fermi a 4mila nel 2023. L’allontanamento progressivo dalla chiesa come luogo dove visitare (e stare per la Messa) ha coinvolto la metà della popolazione; invece per gli adolescenti e per i giovani, complessivamente dai 14 ai 24 anni, il calo si attesta al 75 per cento. Numeri importanti, la cui lettura torna utile considerando la disaffezione nota di Trieste verso la religione (città di mare, di commerci, di affari ‘terreni’) e la parallela visita del Pontefice programmata a luglio 2024.
[z.s.]


