Professione giornalista. A colloquio con Cristiano Degano presidente dell’Ordine dei giornalisti del Fvg

06.02.2024 – 15.06 – Nel 2023 si è celebrato il sessantesimo anniversario dall’istituzione dell’Ordine dei giornalisti: l’Odg, con l’assetto che conosciamo oggi, regola, vigila e tutela la professione e i professionisti che la praticano, valutando l’idoneità per l’iscrizione agli albi e organizzando la formazione continua dei professionisti e pubblicisti iscritti. Dagli anni Ottanta a oggi siamo passati da 1175 iscritti a 2305, spalmati su cinque elenchi: professionisti, pubblicisti, praticanti, giornalisti stranieri che lavorano in Italia e l’elenco speciale. A quest’ultimo sono iscritti direttori che pur non esercitando la professione assumono, ad esempio, la carica di direttore responsabile di una testata a carattere tecnico, purché non sia sportiva o cinematografica.

Cristiano Degano, giornalista professionista, è il presidente in carica del Consiglio dell’Ordine regionale del Friuli Venezia Giulia; Paola Dalle Molle, giornalista pubblicista, è alla vicepresidenza. In ogni sede regionale vi sono il Collegio dei revisori dei conti e un Consiglio di disciplina territoriale, che ha competenza in materia disciplinare secondo il titolo III della legge istitutiva dell’Ordine: la legge n. 69 del 3 febbraio 1963, detta anche “legge Gonella”. Una legge che non sta più al passo con le trasformazioni che il mondo dell’informazione sta attraversando e che, come il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti è deciso a fare, va riformata.

Il viaggio attraverso gli ordini professionali del Friuli-Venezia Giulia inizia da qui.

Presidente Degano, è iniziato il percorso verso la riforma. A cosa punta l’Ordine?

Al miglioramento e allo svecchiamento di normative formulate e approvate per altri tempi. Nell’era più veloce di sempre la “legge Gonella” risulta obsoleta e la categoria da anni chiede una riforma, rimanendo inascoltata. Poco è realmente cambiato dal ’63 ad oggi nel regolamento interno dell’Ordine, mentre attorno cambiava (e continua a cambiare) tutto. La precedente proposta era stata fatta nel 2018 ma non ne abbiamo più saputo nulla. In questi anni abbiamo tentato di interpretare in modo un più elastico la legge del ’63 ma il Ministero della giustizia ci bacchetta, anche se la legge è superata dalla realtà. Oggi, a causa del fenomeno della disintermediazione dell’informazione sui social, riteniamo fondamentale la mediazione di un giornalista formato. È chiaro che la strada maestra sia quella della riforma della legge.

Quali potrebbero essere nuovi criteri d’accesso alla professione? 

Per l’elenco dei pubblicisti, oltre al monte articoli firmato e alla retribuzione, un colloquio per permettere all’aspirante pubblicista di dimostrare un’infarinatura di deontologia, da effettuare prima dell’ingresso nell’ordine. Verrebbe indicato anche un percorso formativo, inserendo sulla nostra piattaforma una sezione didattica specifica, in modo che la formazione deontologica non sia solo in mano alle redazioni. Stiamo cercando di strutturare meglio anche l’articolo 34 della Legge professionale, che regola l’accesso al registro praticanti e quindi al professionismo.

In che modo verranno formati gli aspiranti giornalisti?

Attraverso una formazione accademico-universitaria, al pari di altri ordini professionali. Ci sono dodici corsi biennali riconosciuti che danno accesso diretto all’esame di Stato e quindi al professionismo. Al consiglio nazionale nel luglio scorso abbiamo approvato, con un solo astenuto, una proposta formulata al parlamento proprio sull’accesso. Il nostro è l’unico ordine che non prevede la laurea per iscriversi. Quindi, per i pubblicisti la laurea almeno triennale e per l’elenco un percorso accademico ad hoc o un master biennale che porti all’accesso diretto all’esame. Questo è l’obiettivo finale. Sta al parlamento decidere se mettere o meno mano alla nostra legge.   

In Friuli-Venezia Giulia il giornalismo ha ricevuto uno scossone con l’acquisizione di Piccolo e Messaggero Veneto da parte di NEM. Ci si è interrogati riguardo il futuro dell’informazione sul territorio? 

Con Giovanni Marzini abbiamo intervistato il direttore editoriale, Paolo Possamai, quando si è presentato per la prima volta a Trieste e gli abbiamo sottoposto proprio questo problema. Con tutto il rispetto per i giornali veneti, hanno una storia meno lunga e importante de Il Piccolo e Messaggero Veneto: uno conserva oltre 140 anni di storia, l’altro nasce alla fine della Seconda guerra mondiale e ne ha più di 70. In regione Piccolo e Messaggero Veneto non rappresentano solo due quotidiani, non sono solo delle realtà culturali importanti con tanti giornalisti dipendenti, ma sono strettamente correlati alla storia di questi territori. L’hanno raccontata e ne hanno rappresentato la crescita. Abbiamo chiesto che questa identità venisse mantenuta. Guardando il giornale, che dovrà subire altre trasformazioni, si nota la volontà di costruire un’identità Triveneta. Ne risulterebbe una maggiore influenza, su vari livelli.

“Siete 137 e 137 resterete” dicevano i vertici di Nord Est Media nel giorno dell’insediamento. 

Pare che gli esuberi siano quaranta, di cui venti nella nostra regione: undici al Messaggero e nove al Piccolo. Si tratta di prepensionamenti e la legge prevede che per ogni due colleghi ne venga assunto uno giovane. I colleghi che vengono messi in prepensionamento hanno contratti ben diversi rispetto a quelli che vengono proposti oggi a un giovane giornalista, non solo ne viene assunto uno ogni due ma quello che viene assunto costa meno della metà. Questo per sottolineare la situazione veramente critica. Quando va bene i colleghi vengono assunti con retribuzioni e contratti molto depotenziati rispetto a quelli di un tempo. Per non parlare dei collaboratori. Devo dire, la mia è stata una generazione fortunata e privilegiata, avevamo dei buoni contratti. 

Infine, come è diventato giornalista Cristiano Degano?

Io sono arrivato al giornalismo così, per caso. La data di svolta della mia vita è precisa: il 6 maggio del 1976, il giorno del terremoto del Friuli. Io allora studiavo medicina e nel mio gruppo di amici c’era Giovanni Marzini, l’unico di noi che voleva fare il giornalista. Marzini iniziò a lavorare al Piccolo nella parte sportiva e, quando nacque la prima radio privata a Trieste, radio Sound, gli chiesero di collaborare a un programma sportivo. Arrivò quel 6 maggio e il mio amico Giovanni corse in radio – una stanza con le pareti ricoperte da cartoni delle uova – prese in mano il microfono e iniziò a dare le prime notizie. Quando ci chiese di raggiungerlo qualcuno disse no, per gli esami da dare e l’università da finire. Io, ed altri, ci buttammo e ci siamo rendemmo conto della potenza dello strumento che avevamo tra le mani. Cominciammo questa lunga diretta che durò 40 giorni e 40 notti. E poi ci siamo detti “Continuiamo..”.

 [L’Ordine dei giornalisti del Friuli-Venezia Giulia ha sede a Trieste, in Corso Italia, al civico 13. Cristiano Degano è attualmente al terzo mandato ed è salito alla presidenza nel giugno 2013; alla vicepresidenza dal 2021, Paola Dalle Molle. Stando ai dati raccolti nell’edizione 2023 dell’Agenda dell’Odg FVG, l’elenco più corposo in regione è quello dei pubblicisti, con 1625 iscritti. I professionisti sono 569, 94 gli iscritti all’elenco speciale, 13 iscritti a quello dei praticanti. Sono 4 i giornalisti stranieri che lavorano in Italia].

[m.b.r]

 

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