17.02.2024 – 09.00 – Lo sport per continuare a crescere, l’uniforme di rango militare per il podio dell’indipendenza. E’ tempo di nuove trame di vita per Matteo Parenzan, il campione paralimpico di Tennis da tavolo, il triestino già entrato nella storia dello sport nazionale per aver sfilato da portabandiera alla cerimonia di chiusura alle Paralimpiadi Tokyo nel 2020. Vent’anni, una bacheca già affollata da titoli iridati ed europei, animato soprattutto da diversi sogni da non lasciare sul piano delle ipotesi. Serviva una svolta, qualcosa che potesse rendere ancor più probante il percorso per allacciarsi alla giostra della vita e del lavoro. No, nessuno sponsor. Ecco allora l’entrata nel Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa, sorta di reparto scelto degli atleti che traducono la disabilità in dote, la rivalsa in modello sociale. Insomma, qui “abile e arruolato”, con firma (intanto) triennale avvenuta verso la fine del mese di novembre del 2023 a Roma, alla presenza dei vertici della Difesa e del presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli.
Per Matteo Parenzan si sono quindi schiuse le porte del professionismo, merce rara per qualsiasi sportivo, figuriamoci per chi si batte con la racchetta da ping pong nei circuiti paralimpici, sia pure a livello internazionale. Prima del triestino tesserato per il Kras, l’accesso al Gruppo Sportivo Paralimpico era toccato alla collega Giada Rossi, atleta del pordenonense, una abituata a vincere, e tanto, vedi i 2 bronzi alle paralimpiadi del 2020 e il mondiale a squadre del 2022 in Spagna.
La “tranquillità” economica e la serenità nell’impegno. Matteo Parenzan può (ri)partire da questo: “Il mio lavoro è allenarmi, portare risultati all’altezza – sottolinea con enfasi il campione paralimpico europeo di tennis da tavolo – Ho raggiunto una dimensione semi professionistica ed era quello che volevo, che sognavo in fondo da tempo. Sono oramai nella elìte del mio sport, devo raddoppiare gli sforzi per diversi motivi – aggiunge – sia per salvaguardare l’immagine del Gruppo Sportivo e poi per ricambiare la fiducia espressa nei miei confronti, nello specifico dal Generale di Divisione Alfonso Manzo, il presidente del Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa”.
Dopo dieci anni esatti dall’inizio dell’avventura nello sport, per Matteo Parenzan è tempo di altre sfide, non necessariamente legate al raggiungimento di un podio. Si, perché il campione triestino se la gioca anche al tavolo dell’Università, Scienze Politiche nello specifico, dove tra l’altro maturano “schiacciate” niente male, come il doppio 30 e lode in Diritto Privato e Diritto Amministrativo, i recenti esami affrontati nello spazio di pochi giorni: “L’Università in effetti sta diventando più difficile ora, lo dico per le tante scadenze e sessioni di allenamento che il nuovo impegno comporta – ribadisce Matteo Parenzan – Bisognerà solo organizzarsi meglio”. A questo clima sembra in fondo abituato, coinvolto e mai sconvolto dai rigori dello sport e dal mantello affettivo della famiglia: “Fondamentale il supporto della mia famiglia. Rappresenta il supporto e il sostegno in ogni circostanza. E poi lo sport ha fatto il resto – afferma – ti forma, ti educa all’impegno costante se intendi raggiungere degli obiettivi”. Le motivazioni faranno il resto. Anche perché le prospettive ci sono: “Punto ancora alle Paralimpiadi e incentivare i risultati– chiosa Matteo Parenzan – e parallelamente incrementare le relazioni sociali. A tutto questo sono già pronto e determinato”. Anche senza la divisa.
[f.c]


