18.02.2024 – 12:00 – Con Ariadne auf Naxos, Richard Strauss fa la sua ricomparsa nel cartellone del Teatro Verdi di Trieste. Un ritorno in grande stile, suggellato dall’accoglienza trionfale sancita dal pubblico, in verità non foltissimo, al termine della prima recita. Lo spettacolo proposto non è nuovo di zecca ma l’approdo in città di una coproduzione firmata con il Comunale di Bologna, dove ha debuttato nel 2022, e La Fenice di Venezia, che porta la firma di Paul Curran alla regia, ben ripresa per le repliche triestine da Oscar Cecchi. Se l’opera mancava dal Verdi dal 2004, e in precedenza era stata proposta solamente in altre tre occasioni (1942, 1964 e 1988), non si può dire che non abbia giovato la scelta di scommettere su di un allestimento grossomodo didascalico, o per meglio dire conforme alla drammaturgia originale pensata da Richard Strauss e Hugo von Hofmannsthal, garbatamente rinfrescata in chiave più moderna.
La trama di per sé non è complessa, ma richiede un abile lavoro di concertazione dei tanti protagonisti in palcoscenico, impegnati in una situazione paradossale che diviene via via sempre più ingarbugliata. Nell’aristocrazia viennese del XVIII Secolo, un ricco signore organizza un doppio spettacolo per intrattenere i suoi ospiti: il dramma di Arianna, Ariadne appunto, abbandonata a Nasso e salvata dal dio Bacco, e una commediola disimpegnata, affidata alla compagnia di Zerbinetta. Il capriccioso committente decide tuttavia che le due recite debbano andare in scena contemporaneamente, scatenando l’incredulità prima e la rassegnazione poi degli artisti, i quali, malvolentieri, si trovano costretti a obbedire. L’ambientazione di impronta contemporanea scelta da Curran e da Gary McCann, che disegna le scene, consente di sbalzare l’attrito tra le due nature profondamente divergenti dei protagonisti dell’opera (la frangia seria riprende stilemi per così dire arcadico-barocchi, mentre i commedianti hanno una caratterizzazione decisamente pop), ben accentuato da un lavoro di regia curato nei movimenti e capace di definire diligentemente i tratti dei personaggi comici, il giusto scanzonati, così come l’austera ieraticità di prima donna e tenore. Parte del buon esito della componente scenica dello spettacolo va sicuramente riconosciuta al disegno luci di Howard Hudson, che colora e vivifica il palco assecondando gli snodi chiave della vicenda.
Se sul palco la narrazione procede fluentemente, ancor meglio vanno le cose in buca, dove Enrico Calesso trae sonorità preziose e gran virtuosismo da un’orchestra del Verdi in assetto cameristico in grande spolvero. La protagonista, Simone Schneider, ha voce sontuosa per volume e controllo, ben governata da un’interprete di tutto rispetto. Trionfatrice della serata, la Zerbinetta di Liudmila Lokaichuk è il classico usignolo dalla voce assai leggera ma duttile, facile al virtuosismo – e la scrittura ne richiede eccome! – e indiavolata sulla scena. Il Bacco di Heiko Börner gioca sulla difensiva, ma esce comunque indenne da una parte breve ma impervia come poche. È solida la prova del mezzosoprano danese Sophie Haagen, impegnata come Compositore, mentre Marcello Rosiello (Maestro di Musica) si segnala soprattutto per la baldanza vocale. Ben si comportano le tre ninfe cantate da una squillante Olga Dyadiv (Naiade), Eleonora Vacchi (Driade) e Chiara Notarnicola (Eco). Più che positivo il contributo delle tantissime parti di contorno, a partire dalle quattro maschere che, oltre a cantare, ben si disimpegnano anche nelle piccole coreografie pensate per loro: Gurgen Baveyan (Arlecchino), Mathias Frey (Scaramuccio), Christian Collia (Brighella) e Vladimir Sazdovski (Truffaldino). Come accennato, lo spettacolo è stato accolto trionfalmente dal pubblico in sala, entusiasta come non si vedeva da parecchio tempo. Recite di Ariadne auf Naxos fino al 25 febbraio, per maggiori informazioni è possibile consultare il sito del Teatro Verdi.
(p.l.)


