Se il TFS non arriva… L’impegno della SPI CGIL per gli statali

18.01.2024 – 08.09 – “A Trieste ci sono tra i 1000 e i 1500 ex dipendenti pubblici che attendono, in alcuni casi da diversi anni, di vedersi riconosciuto il Trattamento di Fine Servizio”. Questa la stima della segreteria della SPI CGIL che, dopo aver analizzato i dati della sede INPS giuliana e ascoltato richieste di supporto di chi si è rivolto al sindacato, ha deciso di farsi carico di quello che sta diventando “un vero e proprio problema sociale”. A illustrare la situazione Adriano Sincovich e Elio Gurtner: i due sindacalisti faranno partire una campagna per “smuovere la situazione”, cercando di raggruppare i bisogni individuali delle persone coinvolte. Per ottenere informazioni è stata attivata una casella di posta elettronica ([email protected]) e un numero di telefono (+39 324 0443948 – solo Whatsapp) attivo 24 ore al giorno. Attraverso i due canali verranno raccolte le istanze, le richieste d’assistenza e di rappresentanza collettiva.

Per TFS s’intende una parte integrante della retribuzione del lavoratore che accantona, negli anni, il 2,5% dello stipendio. Questo dovrebbe essere liquidato, a seconda delle diverse situazioni, a tre, dodici o, al massimo 24 mesi. La situazione che si è venuta a creare è retaggio della cosiddetta manovra “Salva Italia” e, in particolare, della riforma Monti-Fornero. La stessa Corte Costituzionale ha decretato che la dilazione della liquidazione sia una questione sulla quale urge intervenire: Antonio Colucci, deputato del Movimento 5 Stelle punta ad accelerare l’erogazione con una proposta di legge alla quale persino Walter Rizzetto, presidente della Commissione lavoro alla Camera, strizza cautamente l’occhio. Sarà poi l’esecutivo a esprimersi e, spiegano i sindacalisti, “i soldi ci sono, eccome. Spesso si tratta di problemi di comunicazione tra INPS e istituzioni, non si parlano”.

Un problema che non tocca il solo Friuli Venezia Giulia ma l’intero Stivale e, a otto mesi dal pronunciamento della Corte Costituzionale non è solo la CGIL ad alzare la voce. Per la UIL è “molto grave che il Governo non abbia ancora dato attuazione alla sentenza”. I segretari chiedono alle istituzioni che “vengano definite al più presto le modalità per restituire il maltolto a milioni di lavoratori pubblici”. Dura USB che ha preparato una diffida da inoltrare all’Inps ed alle Amministrazioni di riferimento con la quale chiedono che la corresponsione del dovuto TFR o TFS avvenga entro 30 giorni dalla collocazione a riposo.

mb.r

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