“Buonisti un CAS”. Lavoratori dell’accoglienza protestano il Decreto Sicurezza

09.03.2019 – 15.14 – L’assemblea “LavoratorX“, dei lavoratori e lavoratrici dell’accoglienza, organizzerà una protesta 16 marzo, alle ore 15.30, davanti al Palazzo della Prefettura di Trieste. Significativamente intitolata “Buonisti un CAS“, la mobilitazione ha lo scopo di protestare il Decreto Sicurezza. La mobilitazione verrà poi anticipata da un primo incontro informativo mercoledì 13 marzo, ore 11, al bar Knulp (via Madonna del Mare 7/a, Trieste).

L’assemblea dichiara come non sia “buonista”, ma intende semplicemente “lavorare per un sistema di accoglienza che tuteli davvero la dignità di richiedenti asilo, rifugiati/e lavoratori e lavoratrici”.

Il previsto taglio del 40% delle risorse colpirà infatti a fondo “il diritto all’accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati/e, nonché la libertà d’azione delle persone che sono già inserite nel sistema stesso”.

Le politiche del Ministero dell’Interno “smantellano in buona parte il sistema d’accoglienza, sul quale continuano comunque a riversare la quota maggiore dei flussi migratori, perseverando nel rifiuto ad aprire altri canali d’ingresso”.

Sotto accusa, nello specifico, la voluta confusione “tra veri progetti e semplici speculazioni economiche sulla pelle di richiedenti asilo, lavoratrici e lavoratori, contribuendo a reprimere chi ha già cominciato a costruire spazi di dialogo, confronto e incontro nei territori”.

L’accoglienza diventerebbe così solo una barriera tra la tante, “un mero sistema di contenimento delle persone, che si vorrebbe relegare ai margini della società e del territorio rischiando così di esacerbare diseguaglianze e tensioni sociali”.

Come denunciato dal manifesto di LavoratorX, l’assemblea vuole difendere il modello dell’accoglienza diffusa.

“Un modello che:
– mette al centro di tutto la relazione tra persone e territorio, impiegando e valorizzando esperienze e soggetti radicati a livello locale;
– evita le grandi concentrazioni e favorisce invece percorsi di inclusione attraverso soluzioni abitative già integrate nel territorio, rispettando così la dignità e l’autonomia di richiedenti asilo:
– promuove l’accesso diretto ai servizi sociali, amministrativi, sanitari, formativi e d’istruzione, anziché creare canali separati per gli stranieri”.

“All’interno di questo modello:
– ci opponiamo al taglio di risorse che stravolge e svuota di valore il lavoro dell’operatore/operatrice sociale producendo disoccupazione e precarietà (si stima che per effetto dei bandi 45mila persone perderanno il lavoro, di cui almeno 150 a Trieste);
– difendiamo la dignità contrattuale e professionale di lavoratori e lavoratrici dell’accoglienza;
– rivendichiamo il diritto a lavorare in condizioni che tutelino la nostra salute psicofisica e quella delle persone che vivono in accoglienza”.

Ultime notizie

Dello stesso autore