13.01.2024 – 07.01 – Le prime tracce di un cimitero islamico a Trieste risalgono all’ultimo quarto del settecento, quando la comunità ebraica prima e la svizzera poi acquistarono dei terreni presso via del Monte, all’interno del cosiddetto ‘borgo della Fornace’. Il governo concedette infatti nel 1784 che la ‘nazione elvetica’ avesse il proprio cimitero; e ancora nel 1774, dieci anni prima, un identico permesso era stato accordato ai cittadini della comunità israelitica. Proprio in questa via, nel corso del XVIII secolo, lo studioso Ettore Generini scriveva, nell’opera ‘Trieste antica e moderna’ (1884) che “quel tratto di terreno appiedi lungo il muraglione rientrante fra i due baluardi orientali del castello e il muro di cinta della campagna di contro, attraverso il quale venne nel 1843 prolungata questa via, venivano sepolti in passato i turchi ed i suicidi, prima cioè che i seguaci di Maometto erigessero propria necropoli, e pei secondi venisse assegnato spazio nei rispettivi cimiteri”.
Successivamente, nei primi decenni dell’ottocento, i cimiteri furono spostati al di fuori del centro abitato; l’anno simbolico, in questo contesto, è il 1825 quando venne inaugurato il cimitero “un po’ mitico, un po’ reale” (definizione di Ara e Magris) di S. Anna. I cimiteri a-cattolici seguirono a breve; dapprima i greco-illirici (1829), poi i greco-orientali (1830), infine i cimiteri anglicano, augustano, militare e israelitico (1842). E in quest’ultima lista era annotato anche il cimitero ‘turco o ottomano‘.
Specificatamente il terreno venne destinato a luogo di sepoltura dei turchi nel 1842 e il 1 dicembre 1848 il Console generale della Sublime Porta chiese al Comune di Trieste che il terreno venisse formalmente venduto all’impero ottomano, il quale a propria volta si impegnava alla recinzione dello stesso, alla costruzione di un ingresso e in generale al suo mantenimento. D’allora il vecchio cimitero ottomano non è cambiato molto; rimane dalla pianta di un trapezio rettangolo, situato in via Costalunga, composto da un muro perimetrale con un ingresso, un edificio con la cupola e la mezzaluna orientata verso la Mecca, deputata al lavaggio dei defunti e naturalmente le lapidi. Negli ultimi anni il cimitero presenta evidenti segni di cedimento di uno dei muri perimetrali; e andrebbe ricordato come alla sua costruzione proprio uno dei lati della recinzione fosse stata rinforzata assieme al terreno sottostante, perché risultava vicino a un torrente, oggigiorno sotterraneo.
Se Trieste News aveva già analizzato, in altre occasioni, il cimitero ottomano, non era però stata dedicata attenzione alle tombe del cimitero. Quali lapidi e quali tombe possiamo rinvenire? Le lapidi più recenti risalgono agli ultimi decenni del novecento; si tratta di lapidi simile a quelle cattoliche, cioè una lastra di marmo orizzontale e una verticale, recante la targa col nome del defunto. La tomba più povera in assoluto, secondo la studiosa Cristina Rovere che aveva avuto accesso in passato al cimitero, è niente più che un mucchio di terra con una tavola di legno incisa col nome e la data. Si tratta di uno dei primi profughi morti percorrendo quella che oggigiorno è nota la Rotta Balcanica, nel 1996. Vi sono poi tre tombe risalenti al 1980, le quali presentano il nome del defunto in lingua latina e la preghiera da recitare in memoriam in arabo.
Seguono, esplorando sempre più in profondità il piccolo cimitero, diverse lapidi del 1950. Si tratta di cippi, con l’epigrafe in turco incisa sulla nuda pietra.
Una frazione importante del cimitero è inoltre costituita dalle tombe dei soldati di religione islamica – di solito bosniaci austroungarici – morti durante la Prima Guerra Mondiale.
In profondità nel cimitero, nella zona maggiormente riparata, sono infine presenti tre tombe di foggia ottomana, dalle caratteristiche rinvenibili di solito solo in Turchia.
Si tratta infatti di tombe antropomorfe, riconoscibili per la sommità sulla quale portano un copricapo scolpito. Questo, a sua volta, trasmette l’identità sociale del defunto, il suo status all’interno dell’impero ottomano.
La prima lapide ricorda un bosniaco, Muhammad, detto ‘il pellegrino’ perchè aveva compiuto il famoso viaggio alla Mecca. Il soggetto presenta poi un copricapo scolpito, raffigurante un ‘kalah’, cioè un berretto di feltro o lana utilizzato dai soldati. Il cappello presenta una griglia sul viso di protezione e una piuma stilizzata presso una delle due orecchie. Da ciò è possibile dedurre che il caduto era un militare di alto rango del’impero ottomano, morto nel 1874-75.
La seconda lapide offre invece allo sguardo un turbante di foggia molto semplice; leggendo l’iscrizione si scopre di nuovo l’identità di un militare, stavolta con un grado ben preciso, cioè di Capitano. L’uomo scomparve nel 1862-63.
La terza lapide è la più antica in assoluto, ricordando un uomo scomparso nel 1845-46. L’iscrizione rivela come fosse originario dell’odierno Montenegro, specificatamente di Dulcigno/ Ulcinj. Anche stavolta è presente la scultura di un turbante piuttosto semplice, però adorno di una rosa; segnale che l’uomo era un membro di un ordine mistico.
Se vogliamo pertanto la tomba di un pellegrino, di un soldato e di un mistico.
Fonti: Cristina Rovere, Tracce islamiche nella Trieste dell’Ottocento, Trieste, Società di Minerva, 2005
Elisabetta Lo Giudice, Musulmani a Trieste: la presenza islamica nella Trieste dell’Ottocento: tesi di laurea triennale, Università degli studi di Trieste, 2009
[z.s.]


