Wartsila, vescovo Trevisi chiede una soluzione per i lavoratori

07.12.2023 – 12:00 – Enrico Trevisi, Vescovo di Trieste, è intervenuto sulla situazione di Wartsila, che si fa più grave con l’avvicinarsi dell’anno nuovo, che segna la scadenza dell’accordo per gli ammortizzatori sociali e per il blocco dei licenziamenti. Situazione che sembra non andare verso un esito positivo, con il progressivo naufragio delle tante soluzioni avanzate nei mesi scorsi. “Appena arrivato a Trieste – ha commentato Mons. Enrico Trevisi – nello scorso aprile, mi hanno informato della preoccupante situazione prospettata dalla dirigenza finlandese con la chiusura della sede di San Dorligo della Valle. E ora siamo arrivati a questo Natale in un clima di inquietante incertezza”.

“Come può una multinazionale che si definisce leader globale nelle tecnologie innovative dismettere un patrimonio di conoscenze, una sede storica e disporre un licenziamento di massa sostanzialmente senza impegnarsi a cercare un futuro per i lavoratori e per questa sua sede industriale? Come può esserci un totale disinteresse per una città nella quale finora ha fatto profitto e ha tratto prestigio? Può un’impresa consolidata essere così mancante nei confronti dei suoi lavoratori, della città, della sua classe politica?” Il Vescovo Trevisi prosegue: “Non sono titolato a esprimere giudizi di politica industriale. Quello che posso fare è richiamare la lunga tradizione della dottrina sociale della Chiesa e in essa trovo richiami importanti alla responsabilità sociale dell’impresa”.

Il Vescovo di Trieste infine rimanda alle parole scritte dal Papa Benedetto XVI nell’Enciclica Caritas in veritate n.40 del 2009. “Si tratta di riflessioni generali di quasi 15 anni fa” spiega Trevisi. “Io non ho mai incontrato la dirigenza della Wärtsilä che ha scelto la chiusura della sede di Trieste e non mi permetto di esprimere giudizi. Forse nella logica del promuovere il futuro dell’azienda potrebbe avere il suo senso chiudere una sede industriale. Ma quello che chiediamo è l’adoperarsi per dare un futuro dignitoso per tutti i lavoratori, compresi quelli dell’indotto. Quello che ci aspettiamo dai buoni manager è la capacità di promuovere il bene delle città e non solo di sfruttarle per poi andarsene. Quello che ci aspettiamo è la capacità imprenditoriale di trovare soluzioni che siano vantaggiose per tutti i portatori di interesse e non solo per gli azionisti o per chi rimane in altre sedi. Mi faccio interprete delle attese dei lavoratori, di tante famiglie e della città, che ha una sua anima di solidarietà e di comunione, nel chiedere che le autorità politiche e imprenditoriali non si rassegnino a veder chiudere, dismettere, licenziare, impoverire Trieste. Auguro a tutti l’estro e il coraggio di investire per il bene comune, che è anche il bene di ciascuno”.

(p.l.)

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