Buon Natale! L’augurio della Trieste di cent’anni fa, nel lontano 1923

25.12.2023 – 07.01 – 1923, un anno turbolento. Le truppe francesi, a causata del mancato pagamento delle riparazioni di guerra da parte della Repubblica di Weimar, occupano la strategica regione della Ruhr. Il 3 marzo debutta, a New York, il primo numero del TIME. E il 4 aprile, sempre negli Stati Uniti, nasce la Warner Bros. E, ancora negli USA, il 16 ottobre viene fondata la Walt Disney Company. Intanto quale contralto della storia, il 1 settembre uno dei più violenti terremoti della storia giapponese causa 100mila morti; il 9 novembre un certo Adolf Hitler tenta il putsch di Monaco; e in Italia i dirigenti del Partito Comunista vengono incarcerati.
Però, ritornando al Natale del 1923, cent’anni or sono Il Piccolo sembrava alquanto soddisfatto, il giornale di Trieste d’un secolo fa tirava le somme di un anno a suo giudizio positivo. La città, osservava, sembrava riemersa dalla stagnazione economica del primo dopoguerra, l’economia sembrava faticosamente ripartire. Sebbene lo stesso quotidiano –  all’epoca tutt’altro che imparziale nei confronti del ceto imprenditoriale – ammettesse con riluttanza come permanessero ampie sacche di povertà.
“Come sono lontani i laschi e striminziti Natali di guerra! – osservava l’anonimo redattore – Com’è lontana che la caotica e rigurgitante fiumana di reazione della più grassa gioia di vivere nei primi Natali del dopoguerra! Oggi il vecchio Natale si è ricomposto nelle sue tradizioni, e ha preso il suo usato carattere e le naturali sue proporzioni. Non spacconata insolente e non clamorosa baldoria, ma una festa famigliare tranquilla e lieta…”
In realtà la vigilia era stata alquanto frenetica, turbinosa; caratterizzata dall’ansia di trovare gli ultimi regali, le ultime cibarie per il gran cenone e per il pranzo di Natale: “Massaie o domestiche che, verso mezzogiorno, si trascinavano dietro sporte stracariche, fagotti di roba che non si capisce come possano essere sorretti da due sole braccia…”.
Fiumi di persone avevano invaso macellerie, pescherie e banchi della verdura, alla ricerca della ‘materia prima’ per il giorno di Natale; “Gente e gente, tanto che veniva da chiedersi come Trieste ne avesse tanta”.
In particolare Santa Maria del Guato era stata presa d’assalto, molteplici testimonianze non si capacitavano di come così tante persone vi fossero affluite in cerca del perfetto pesce per Natale: “I mercati all’aperto, la pescheria specialmente, hanno avuto una mattinata movimentatissima; un fluttuare continuo, un andirivieni di compratori insoddisfatti, un brusio, un assordamento in distanza come se uno sterminato esercito di mosconi volasse basso nell’aria”.
E verso sera allo shopping natalizio si sostituiva la festa nelle birrerie, nei bar, nei ristoranti e nelle osterie; “quando poi i primi lumi si accesero nel crepuscolo arrossato dall’ultimo guizzo del sole che giù giù, nel mare, se ne andava dopo aver dato una radiosa giornata decembrina, le vie si affollarono ancor più, e crebbe la febbre del movimento in maniera incredibile”.

Insomma, una conclusione ottimista per il 1923, per gli animi borghesi di cent’anni addietro. E considerando quali eventi politici (ed economici: il 1929) si profilassero all’orizzonte, il tutto suona alquanto ironico: “Certo è che il Natale ha trovato quest’anno Trieste con un’anima più ridente di quella, non sfiduciata, ma rugata di preoccupazioni e d’incertezze, dei due o tre critici anni che abbiamo alle spalle. I pronostici confortatori si sono avverati; si sono avverati forse anche con qualche vantaggio su le aspettative degli stessi profeti”.
Allora come adesso, sembra attuale l’augurio del 1923; “Quando noi diciamo ai lettori: ‘Buon Natale!‘, sappiamo bene che esso ha meritato esser buono”.

Fonti: Il Piccolo: edizione del mattino, martedì 25 dicembre 1923

[z.s.]

Zeno Saracino
Zeno Saracinohttps://www.triesteallnews.it
Giornalista pubblicista. Blog personale: https://zenosaracino.blogspot.com/

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