La violenza sulle donne, il 25 novembre. E ‘se domani tocca a me’?  

25.11.2023 – 08.30 – Il femminicidio non è un delitto passionale. Il femminicidio è un delitto di potere. Il femminicidio è un omicidio di Stato perché lo Stato non ci tutela e non ci protegge.”
Oggi, 25 novembre, Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne, le parole di Elena Cecchettin – pronunciate pochi giorni dopo il femminicidio della sorella Giulia Cecchettin – risuonano con una forza ancora più disarmante.
Con estremo coraggio viene denunciato, da una prospettiva interna alla famiglia colpita dal lutto, il fallimento culturale di una società che non ha saputo prevenire il femminicidio di una giovane donna attraverso un intervento tempestivo delle forze dell’ordine, nonostante almeno una denuncia accertata da parte di un testimone.
Condannata è, inoltre, la narrazione distorta dei media; incapaci di un’informazione imparziale al riparo dai sensazionalismi e dalla “pornografia del dolore”; incapaci – in molti casi –  di analizzare le criticità di un sistema culturale che vede il genere femminile, ancora troppo spesso, soggiogato al potere maschile nei contesti più diversi, dal privato al pubblico.

Il femminicidio non è, infatti, un episodio sporadico attribuibile a un “raptus” estemporaneo dell’uomo, ma va inquadrato in un sistema culturale patriarcale che non dà sufficiente legittimità e potere al genere femminile. I numeri parlano chiaro: 87 sono le donne uccise in ambito familiare o affettivo dal 1 gennaio al 19 novembre 2023, di cui oltre la metà da partner o ex partner. Esiste, quindi, un problema interno alle relazioni sentimentali, troppo spesso abbandonate a loro stesse come se il privato non fosse anche una questione pubblica, che riguarda la società tutta.
Discutere e problematizzare i propri sentimenti in uno spazio condiviso e compartecipato è ancora vissuto come un tabù; l’introduzione – a partire dalle scuole – di un’educazione affettiva capillare, invece, potrebbe davvero cambiare le carte in tavola in una società individualista, poco incline all’autocritica e alla condivisione dei vissuti emotivi.

A Trieste, si è scelto di ripartire proprio dal sistema educativo per parlare di violenza di genere, dal progetto nella scuola primaria Gradnik promosso dalla Divisione Anticrimine con la diffusione di un opuscolo sulla parità di genere fino alle iniziative approvate dal Comune di Trieste con il contributo fondamentale di molte associazioni sul territorio.
Vita Activa Nova” e GOAP inizieranno, infatti, un importante lavoro in alcuni licei ed istituti professionali, ripartendo dalle nuove generazioni, per promuovere metodi di formazione tra pari.
Sempre da novembre, la Casa Internazionale delle Donne – insieme alla Casa del Cinema – inizierà dei laboratori formativi sui media visivi; con il Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute è previsto, invece, una due giorni dedicata a Saiqa, donna pachistana vissuta a Trieste ed uccisa al rientro nel suo Paese (27/11 e 5/12). Un altro appuntamento importante, infine, è la tavola rotonda per discutere sulla condizione delle donne iraniane, promossa dall’associazione “Luna e l’Altra” (28/11, h 15.30 – Sala Bobi Bazlen di Palazzo Gopcevich).

Il nostro obiettivo è un cambiamento culturale che passi dalla prevenzione” – afferma Margherita Paglino, Presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Trieste. “Nel ricordo di Pamela Mastropietro e Desirée Mariottini – continua la Presidente – riporto l’attenzione alla strumentalizzazione che ruota intorno alla violenza sulle donne; la condanna della violenza di genere dovrebbe essere, invece, uniforme e trasversale.”
Oltre alle diverse forme di violenza, da quella domestica a quella economica, poco viene raccontato lo stupro come arma da guerra, dalle “marocchinate” narrate ne “La Ciociara” di De Sica fino alle alle violenze più recenti sulle donne, in Ucraina e nel conflitto israelo-palestinese.
La violenza viene usata per subordinare il ruolo della donna, l’oltraggio al corpo diventa una forma di punizione per colpire il nemico” – conclude Margherita Paglino.

Tra i diversi indicatori di una violenza di genere esistono, poi, i cosiddetti “reati spia”, analizzati dalla Questura di Trieste per avere un quadro del fenomeno nell’anno corrente; si tratta di dati relativi a maltrattamenti familiari (139), atti persecutori (72) e violenze sessuali (44). Accanto a questi, nel 2023, si contano 27 Ammonimenti emessi dal Questore di Trieste, di cui 3 per atti persecutori e 24 per violenza domestica: uno strumento per cercare di intercettare con tempestività gli uomini maltrattanti.
Per incentivare momenti di informazione più incisivi, inoltre, il Camper antiviolenza della Questura sosterà oggi in diverse aree di Trieste: la mattina tra Campo San Giacomo e P.Goldoni, mentre nel pomeriggio tra P. della Borsa e Ponterosso.

Altri momenti saranno, poi, dedicati a Trieste al contrasto della violenza sulle donne, a partire dalla manifestazione transfemminista del collettivo “Non una di meno che attraverserà le strade cittadine come forma di denuncia, partendo da via San Marco, 11 (h 14.30). Al Teatro Miela si conclude stasera, invece, la rassegna “Panchine Rosse” (h 18.30) con un incontro che vede coinvolte le operatrici del GOAP,  mentre l’Hangar Teatri ospita ”Isteria Collettivo” con un talk sull’arte drag e le tematiche queer (h 19).

Se domani sono io, mamma, se non torno domani, distruggi tutto. / Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima” è un estratto della poesia di Cristina Torre Cáceres (2011). I suoi versi sono diventati il simbolo della lotta contro la violenza di genere, soprattutto nelle manifestazioni del movimento Ni una menos, nato in Argentina il 3 giugno 2015.

[m.p]

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