23.03.2020 – Come si stanno comportando gli italiani rispetto alle restrizioni imposte dal governo per contenere la diffusione del nuovo coronavirus (il cui nome scientifico è Sars-CoV2, mentre CoViD-19 è il nome che assume la malattia che il virus causa)? Domanda che appare molto sensata, di questi tempi. Mentre il Governo procede con il suo lavoro volto a contenere i contagi attraverso delle misure che inaspriscono ulteriormente le restrizioni già decise nelle scorse settimane (lo stesso Governo ha riportato sul proprio sito il riepilogo di tutti i provvedimenti presi dal 31 gennaio a oggi, in ordine inverso), gli italiani danno il proprio contributo rimanendo a casa, eccetto nei casi in cui non è proprio possibile fare altrimenti (ad esempio, per fare la spesa o per andare a lavoro presso quegli impieghi per i quali non è previsto il lavoro a distanza).
Ma davvero tutti stanno rispettando le regole? Stando ad alcune fonti di informazione, lo stereotipo dell’italiano “furbetto” che fa il possibile per eludere le regole sembrerebbe confermato: migliaia di italiani, stando alle notizie, starebbero aggirando deliberatamente le regole, mettendo a rischio la salute propria e degli altri e scatenandosi contro le ire di chi, invece, ha un comportamento serio e responsabile. Ogni giorno siamo bombardati da titoli sensazionalistici che ritraggono una situazione disarmante: in barba agli inviti a “Restare a casa”, gli italiani continuano a uscire e a non rispettare la quarantena.
Eppure, come fa notare il quotidiano online Il Post, i numeri dicono tutt’altro: stando infatti al sito del Ministero dell’Interno, che quotidianamente fornisce aggiornamenti circa le attività di controllo da parte delle Forze dell’Ordine sull’effettivo rispetto delle regole sul territorio, appena il 4,6% delle persone controllate (che dall’11 marzo, giorno di entrata in vigore del decreto che ampliava all’intero territorio nazionale le norme restrittive precedentemente adottate solo nella cosiddetta “zona rossa”, sono oltre due milioni) sono state denunciate per aver circolato senza validi motivi o per aver falsificato l’autocertificazione. Il dato andrebbe poi ulteriormente analizzato: quante persone sono state denunciate per aver compiuto entrambe le infrazioni e non solo una di esse? Appare dunque evidente che il numero dei trasgressori potrebbe con grande probabilità essere minore. La percentuale di denunciati scende ulteriormente se ci si riferisce ai commercianti: su quasi un milione di esercizi controllati, poco più di duemila sono stati denunciati (poco più dello 0,2%). A questo va aggiunto inoltre che negli ultimi giorni i controlli sono diventati estremamente più pervasivi, riducendo quindi all’estremo la possibilità di “farla franca”.
È evidente, dunque, che la maggioranza degli italiani ha risposto bene all’obbligo di rimanere a casa, checché se ne dica. E, sebbene sia certamente importante, per dovere di cronaca, segnalare le infrazioni quando esse avvengono, è bene anche raccontare di un’Italia ligia alle regole, anche per evitare di alimentare ulteriormente le tensioni – già di per sé inevitabili, in situazioni di emergenza come questa – e la creazione di nuove divisioni sociali, già alimentata da un discorso pubblico sul virus che adotta un linguaggio bellico e spinge a ricercare, individuare, isolare e combattere nuovi, immaginari, nemici (oltre a individuare tutti, in partenza, come vittime designate). Anche perché, di queste divisioni, l’Italia e il mondo non hanno proprio bisogno in questo momento: l’emergenza si affronta solo agendo da comunità. A partire dai piani alti.


