22.11.2023 – 14:00 – Il dibattito sul progressivo depauperamento delle risorse a disposizione della pubblica amministrazione e in particolare dei Comuni del FVG è all’ordine del giorno, tuttavia ci sono casi in cui, più che in un reale ridimensionamento dei fondi, il problema risiede nella malagestione degli stessi. Durante la discussione in Consiglio regionale dei risultati amministrativi dei Comuni del FVG nel triennio 2019-21, illustrata dal consigliere regionale e presidente della V Commissione Diego Bernardis, è emerso che nel sistema finanziario comunale del Friuli Venezia Giulia si è registrato un incremento delle risorse che rimangono inutilizzate nel corso dei singoli esercizi. Ben 215 Comuni della Regione non evidenziano problemi di risorse finanziarie ma viceversa accumulano avanzi di bilancio che tendono ad aumentare poiché le stesse amministrazioni, per diverse ragioni, non sono in grado di farne uso.
A quanto si evince dal documento presentato in Aula, i Comuni che rientrano in fasce meno popolose paiono ricorrere alla leva fiscale senza riuscire ad utilizzare tempestivamente il relativo gettito, con la conseguenza di far affluire anche queste risorse nella quota disponibile di avanzo che poi resta inutilizzata. Il trend analizzato non è nemmeno imputabile all’indebitamento, che al contrario segna un significativo decremento con particolare riferimento alla contrazione del debito nei Comuni delle prime fasce demografiche.
Una delle ragioni principali per cui i comuni, soprattutto quelli più piccoli, faticano a “spendere” i soldi accumulati, va ricercata nella carenza di personale amministrativo. Come ha sottolineato durante la discussione Manuela Celotti (Pd), tra il 2015 e il 2021 il numero di dipendenti dei comuni è sceso di 900 unità, un problema che ha afflitto soprattutto i centri sotto i 5.000 abitanti. Vi si devono aggiungere poi altri fattori co-determinanti come le difficoltà legate al periodo emergenziale Covid e lo scioglimento di alcune convenzioni per la gestione associata dei servizi, che hanno contribuito ad acuire l’emergenza. Inoltre, dati alla mano, i Comuni dai 1000 ai 3000 abitanti spesso faticano a pagare i crediti commerciali o provvedono in ritardo, come rilevato dalla Corte dei conti.
Quel che si evince è che la diversa distribuzione geografica dei cittadini sul territorio regionale potrebbe sottendere trattamenti diseguali. Per raggiungere una maggiore equità, secondo Bernardis sarebbe necessario “rafforzare il percorso di collaborazione e confronto con la Sezione regionale di controllo della Corte dei conti, al fine di avviare una sinergia istituzionale che, nel rispetto dei rispettivi ambiti di operatività e competenze, sia capace di dare risposte ai bisogni dei cittadini della regione”. Altri contributi alla soluzione, caldeggiati da esponenti sia di maggioranza sia di opposizione includono l’implementazione dei processi di fusione tra piccoli comuni, l’aggregazione di certe particolari funzioni in capo agli uffici comunali e il ripensamento delle strategie di unione territoriale.
(p.l.)


