04.10.2023 – 13:00 – Guardando alle analisi che approfondiscono maternità e natalità nel nostro paese, si osserva una tendenza negativa. Il rapporto sull’evento nascita in Italia, realizzato dal Ministero della Salute e recentemente diffuso, fotografa una situazione preoccupante, con un aumento progressivo dell’età media delle mamme e una diminuzione del numero di figli. Oggi in Italia si diventa mamme dopo i 32 anni e parallelamente peggiora il dato della denatalità. Infatti se nel 2012 i bimbi nati in Italia erano 535.428, a dieci anni di distanza, nel 2022, il numero è sceso a 393.997. Sempre in riferimento alle modificazioni avvenute nell’ultimo decennio, nel 2012 le donne italiane avevano il primo figlio mediamente a 31,5 anni, l’anno scorso a 32,2, mentre le straniere sono passate da 27,7 a 29,2 anni. Nel 2022 il numero medio di figli per donna è pari a 1,24, rispetto a 1,42 del 2012, con livelli più elevati di fecondità nelle province autonome di Trento e Bolzano e in Campania e Sicilia, mentre le regioni in assoluto meno prolifiche sono Sardegna e Molise.
Come vanno maternità e natalità in Friuli Venezia Giulia? Con 1,26 figli per donna, il FVG si posiziona appena sopra alla media nazionale. Quanto al tasso di natalità, cioè il numero di nati vivi ogni 1.000 residenti, se la media italiana è di 6,7, la nostra regione registra un 6,1 (rilevazioni del 2021). Sui 7.780 parti totali registrati in Friuli Venezia Giulia nel 2022, il 61,54% è riconducibile a donne nella quarta decade di vita (30-39 anni di età), il 10,77 alle ultraquarantenni mentre nella fascia 20-29 è compreso il 27,13% del totale. Solo lo 0,55% dei parti è stato effettuato da donne di età inferiore ai 20 anni. In regione sono stati 106 i parti plurimi (eventualità più comune tra le mamme più “mature”), cioè il 1,4% del totale, un valore inferiore alla media nazionale (1,6%). Infine, le gravidanze condotte con procreazione medicalmente assistita (PMA) in Friuli Venezia Giulia nel 2022 sono state 362 delle 14.364 totali sul territorio nazionale. Il rapporto è basato su dati rilevati dal flusso informativo del Certificato di Assistenza al Parto (CeDAP).


