14.09.2023 – 14.00 – Chiusa una via, se ne apre un’altra. Viene, in sintesi, proposta con questi termini la nuova Via del Cotone che mira a un corridoio logistico India-Medio Oriente-Europa occidentale. Il riferimento alla Via della seta cinese è palese, le intenzioni di proporla, qual è stato il caso del G20, in contrapposizione col paese del Dragone e al contempo con la benedizione degli Stati Uniti è altrettanto evidente; però se la Via della Seta marittima è una realtà impossibile da ignorare che esiste ed esisterà anche nel prossimo futuro, specie per il porto di Trieste, per una pura ragione geografica, la Via del Cotone è ancora tutta sulla carta; e sul fronte degli investimenti in Medio Oriente l’Arabia Saudita e i paesi petroliferi promettono da decenni ferrovie e collegamenti logistici poi realizzati solo parzialmente. Però se l’economia è ancora sino centrica e i collegamenti col Far East un elemento ineliminabile della logistica mondiale, la volontà politica guarda invece con favore all’India per i legami cogli Stati Uniti e il proporsi quale una democrazia, con un mercato in forte crescita.
Attualmente l’Italia ha partecipato, a margine del G20, alla firma di un memorandum d’intesa per un corridoio India-Medio Oriente-Europa (IMEC) sottoscritto anche dai leader di Stati Uniti, India, Arabia Saudita, Emirati, Francia, Germania, Unione Europea. Il memorandum propone due collegamenti, rispettivamente uno via ‘ferro’ tra l’Europa e il Golfo (Emirati, Arabia Saudita, Israele, Giordania), l’altro di natura portuale tra India e Golfo.
Il Friuli Venezia Giulia guarda con grande interesse alla Via del Cotone per i rapporti con l’India; e il tenore dei discorsi riecheggia identiche speranze dichiarate quando la Via della seta non aveva ancora una connotazione politica; le opportunità di un grande mercato di clienti, la chance di sfruttare il know-how in campo tecnologico dell’India, la possibilità di partecipare ai progetti infrastrutturali del Sud globale.
I dati Istat, analizzati da Unioncamere, hanno in effetti evidenziato come il valore dell’export del FVG in India sia salito del 63,9% a confronto col 2021, totalizzando 177 milioni di euro. Inoltre, nel primo trimestre 2023, le industrie friulane e giuliane hanno esportato l’equivalente di 81,2 milioni di euro (+148,2% sul primo trimestre 2022). Vengono richieste, in primis, macchine per impieghi speciali, poi apparecchi per le telecomunicazioni e infine prodotti della siderurgia.
I grandi nomi del FVG – Generali per le assicurazioni, Danieli per la metallurgia, Fincantieri per le commesse navali – sono già impegnate nel mercato indiano e pertanto vi è già un rapporto, di carattere decennale, ben sviluppato. Nel caso triestino il ricordo appare legato a ricordi meno felici; fu infatti a seguito del passaggio con l’indiana Jindal che la Sertubi di Trieste, un’eccellenza giuliana nel campo della produzione dei tubi di ghisa, conobbe un’involuzione tragicamente conclusa col licenziamento di oltre 50 operai e la chiusura di una fabbrica storica. Una combinazione di fattori connessa, all’epoca, ai dazi anti dumping dell’Unione e all’impossibilità di partecipare alle gare d’appalto europee.
[z.s.]


