22.08.2023- 11.30 Possiamo affermare con certezza che l’orso polare è a rischio di estinzione? Il tema è ormai da anni al centro del dibattito che contrappone da un lato gli ambientalisti, dall’altro gli oppositori delle azioni contro il cambiamento climatico.
Ma prima di parlare del rischio di estinzione di questa specie descriviamola in breve: l’orso polare detto anche Ursus maritimus è un grande mammifero marittimo, particolarmente veloce, tanto da riuscire a raggiungere i 40 km/h. L’orso polare vive nell’Artide e il suo habitat comprende sei nazioni, tra cui Canada, USA, Norvegia, Islanda, Russia e Groenlandia.
Già nel 2020, il WWF dichiarava che entro i 35 anni successivi avremmo rischiato di perdere più del 30% degli esemplari; infatti, possiamo dire che nemmeno la pandemia ha migliorato la situazione.
Non a caso, la Polar Bears International ha istituito il 27 febbraio come Giornata Mondiale dell’Orso Polare con lo scopo di far prendere consapevolezza alla popolazione mondiale del rischio a cui questa specie più unica che rara va incontro.
Tra le principali cause del rischio di estinzione abbiamo lo scioglimento dei ghiacciai e il riscaldamento globale e a queste si aggiungono le trivellazioni petrolifere. Tutto ciò ha un impatto non indifferente nella vita degli orsi polari, poiché comporta la scomparsa del loro stesso habitat, riduce la fauna presente nelle zone, oltre a rendere difficoltosa la ricerca di cibo per gli orsi. L’assenza del ghiaccio marino, infatti, spinge gli orsi a dover fare dei percorsi piuttosto lunghi per poter cacciare, ma questo è molto pericoloso per la loro sopravvivenza perché richiede per loro un consumo elevato di energie.
Uno studio condotto da Peter Molnar, geofisico dell’Università del Colorado, ha difatti dimostrato che, se lo scioglimento dei ghiacciai proseguisse a questo ritmo, la distanza dell’habitat dell’orso polare a quella dei luoghi nei quali potrebbe trovare del cibo equivarrebbero a digiunare per un lasso di tempo che supera quello che l’orso possa effettivamente sopportare. Per questi motivi, l’IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura) lo ha definito come una specie vulnerabile ed è stato inserito nella lista rossa.
Un importante punto di riferimento nel nostro territorio, è senza dubbio il Museo Nazionale dell’Antartide con sede a Trieste, la cui inaugurazione risale al 30 giugno del 2004. Nel Museo vi sono tre settori principali di cui il primo dedicato alla storiografia dell’Antartide, un altro incentrato sulla storia della sua esplorazione e l’ultimo invece provvede alle spedizioni italiane. Attualmente il Museo è chiuso, ma dovrebbe riaprire nel breve periodo nella sua nuove sede al Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste.
[a.m]


