10.06.2023 – 07:00 – Ad inizio anno, a Trieste, temi quali la Rotta Balcanica e l’immigrazione clandestina erano tornati ad essere all’ordine del giorno e, con essi, il dibattito politico in merito all’allestimento sul nostro territorio di un hotspot giuliano-isontino per migranti in grado di offrire loro accoglienza temporanea, maggiore sicurezza, ed allontanarli dalle piazze e dalle vie che, per quanto concerne l’area di Trieste, non interessa solo quelle di primo ingresso dell’Altipiano Carsico, di San Dorligo della Valle e della zona industriale ma anche quelle adiacenti alla Stazione Centrale come Piazza Libertà, Corso Cavour e gli spazi abbandonati del Silos. Nel 2022, il numero di migranti irregolari giunti sul nostro territorio si era alzato in maniera considerevole e non era stata registrata alcuna tregua, nemmeno nel corso della stagione fredda periodo nel quale, storicamente, il flusso di persone in viaggio lungo la Rotta si riduceva notevolmente. Pertanto, la necessità di creare una struttura in grado di dare riparo a queste persone, simile a quelle già esistenti nel Mezzogiorno d’Italia, a Lampedusa e a Reggio Calabria, si è resa tangibile. Negli scorsi mesi se ne era parlato nel corso del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica tenutosi a Gennaio presso il Palazzo della Prefettura di Trieste, al quale avevano preso parte il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ed il Capo della Polizia Lamberto Giannini assieme all’ex Prefetto di Trieste, nonchè attuale Capo del Dipartimento per l’Immigrazione del Viminale e Commissario Delegato per lo Stato di Emergenza Migranti, Valerio Valenti, il quale aveva dichiarato di essere al lavoro affinchè la possibilità di creare un hotspot nella nostra Regione potesse concretizzarsi.
Attualmente, tale struttura non si è ancora trovata ma, se si dovesse individuare uno spazio idoneo per allestire un hotspot, l’impianto servirà ad ospitare ogni migrante per un massimo di 7 giorni; giusto il tempo di permettere alle istituzioni di svolgere le procedure di rito ed organizzare il trasferimento verso altri territori. L’hotspot potrebbe essere creato in una caserma dismessa o in altri edifici conformi, a seconda dei tempi e dei costi necessari. All’epoca della riunione del Comitato, Valenti aveva fatto intendere che sul nostro territorio di strutture idonee pronte a diventare immediatamente operative non c’è n’erano.
Nelle scorse settimane, l’ex Prefetto di Trieste, che in Aprile aveva già effettuato sopralluoghi nelle aree di Gradisca ed Udine, ha annunciato di voler tornare in Friuli Venezia Giulia in veste di Commissario Delegato per lo Stato di Emergenza Migranti sottolineando che “in questo momento la priorità restano gli sbarchi in Sicilia e Calabria e la gestione sul territorio dei migranti in arrivo da quella rotta”. “In Friuli Venezia Giulia – aveva precisato Valenti – non c’è ancora una emergenza di ingressi dalla Rotta Balcanica che superi quei flussi, anche per quelli che ci attendono con l’arrivo della stagione calda e il conseguente aumento delle traversate via mare”. L’idea è quella di creare delle strutture in grado di fungere da “serbatoio” per distribuire meglio i flussi. Infine, in merito alle difficoltà nel reperimento di edifici pre-esistenti adatti, Valenti ha ricordato che rispetto allo scorso anno oggi sono stati introdotti inediti strumenti di deroga in grado di permettere al Governo di potersi muovere in autonomia ed individuare con maggiore velocità strutture idonee all’accoglienza.
Nella mattinata di ieri, Venerdì 10 Giugno 2023, a margine di un incontro, il Prefetto di Trieste, Pietro Signoriello, ha dichiarato che sul nostro territorio “continuiamo ad avere arrivi di migranti molto importanti” e che, da inizio anno, si è registrata almeno una triplicazione degli arrivi attraverso la Rotta Balcanica rispetto agli stessi mesi del 2022. Inoltre, ha aggiunto il Prefetto “abbiamo mesi in cui raggiungiamo punte di quadruplicazione”. Signoriello ha poi sottolineato che al momento non è ancora stato individuato un luogo in cui installare un hotspot in Friuli Venezia Giulia. In merito alla questione della sicurezza pubblica il Prefetto di Trieste ha precisato che, “non registriamo un’incidenza diretta sulla sicurezza connessa agli arrivi, anzi tendenzialmente l’andamento dei fatti criminosi ci attesta comunque una tendenza alla decrescita”. Per quanto riguarda i trasferimenti di migranti verso altri territori, il Prefetto ha puntualizzato che “non si sono mai arrestati: dall’inizio dell’anno sono stati un migliaio”. Ad oggi, tuttavia, i posti nell’accoglienza, “circa 1.400″, sono esauriti. Il Prefetto ha infine stimato approssimativamente quanti migranti non siano ancora entrati nel circuito dell’accoglienza. “Non è mai oggettivamente possibile dirlo con certezza, ma non escluderei – ha concluso Signoriello – che potremmo essere attorno alle 150-160 persone che chiedono accoglienza e a cui in questo momento non si riesce a dare risposta”.


