21.05.2022 – 12:00 – Una vita senza internet e smartphone? Impossibile. Finalmente si inizia a parlare di una nuova dipendenza che, soprattutto a partire dalla rivoluzione inaugurata dal primo iPhone, sta modificando in profondità le abitudini e lo stile di vita della popolazione occidentale. Quanti di noi vivono con la compulsione dello scrolling? Chi è disposto ad ammettere che lo schermo del telefono è l’ultima cosa che spegne prima di addormentarsi e la prima che controlla al risveglio? E i social? Le news, i like? Immaginarsi disconnessi dalla rete e dal bombardamento di stimoli virtuali che ne derivano sembra sempre più difficile e non solo per chi con gli strumenti digitali ci lavora, ma soprattutto nei momenti di svago, vampirizzati da contenuti sempre più brevi e attraenti, calamite di attenzione che ripagano il nostro tempo con scariche di dopamina.
Si stima che in media si spendano oltre 6 ore al giorno connessi a internet. La parte del leone ovviamente la fanno gli smartphone, che sono lo strumento più usato (il 97% degli italiani che navigano dice di averne uno), seguiti da PC e Tablet. Smartphone che ci accompagnano anche nei momenti più privati, a quanto pare. Quel che si poteva facilmente sospettare viene confermato da uno studio diffuso dalla società specializzata in cybersecurity NordVPN, secondo cui l’84% degli italiani non riesce a immaginare un’esistenza senza connessione. Una vera e propria dipendenza che pervade ogni momento della vita pubblica e privata. Secondo la stime, il 75% della popolazione italiana ha una presenza online – un valore inferiore ad altri paesi europei – ma questa porzione di pubblico ha un livello di fidelizzazione pressoché totale, tant’è che l’84% degli intervistati non si cancellerebbe dalla rete, neanche se potesse. Com’era facilmente prevedibile la parte del leone la fanno i social. La maggior parte degli italiani ammette di passare il proprio tempo sui social media (54,5%), a leggere o ascoltare le ultime notizie (48,2%) o a chiamare/messaggiare altre persone (40,3%).
Un’ulteriore sorpresa, apparentemente in controtendenza con le mode globali, è l’affezione dell’utenza italiana per Facebook, che spopola soprattutto tra il pubblico non giovanissimo (quindi né millennial, né generatione Z), con età mediana appena inferiore al 50 anni. Su una popolazione di poco inferiore ai 60 milioni di abitanti, circa 50 milioni di italiani possiedono una connessione a internet, 42 milioni hanno almeno un profilo social. I dati del 2020 davano già Facebook stabilmente in testa alla classifica, con 36 milioni di utenti, seguito da Instagram (28), Pinterest e Linkedin (19) e, ben distanziato, Twitter, con 10 milioni di users. Quanto ai servizi di messaggistica, Whatsapp è stabilmente il leader del settore con 33 milioni di utenti, seguito da Messenger (23,2), Telegram (13,2) e Skype (4,1).
Il rapporto redatto da NordVPN pone tuttavia l’accento su un problema prioritario, quello della sicurezza. Certo, trattandosi del core business dell’azienda si è portati a credere che la denuncia non sia totalmente disinteressata. “Se è vero che gli italiani passano molto tempo online, tendono anche a dimenticare l’importanza della privacy sulla rete. Soggetti malintenzionati possono utilizzare i contenuti postati sulla rete contro di te e creare messaggi di phishing molto sofisticati, spingendoti a rivelare dati sensibili o addirittura a sborsare denaro” ha rivelato Cristian Gianni, Country Manager NordVPN per l’Italia. “Il 73% degli utenti non pagherebbe neanche un centesimo per proteggere la propria privacy su internet e questo è il problema.”
Anche se gli italiani non sembrano pronti a pagare per tutelare la propria privacy online, questo non significa che vogliano rivelare pubblicamente tutti i propri dati. Il 62% dei residenti italiani rivela di avere timore che i propri dati finanziari possano essere rubati dagli hacker (o qualsiasi altro soggetto malintenzionato), mentre lo stesso timore era presente solo nel 40% per quanto riguarda messaggi SMS e email, nel 30% verso gli “account social”, il 22% le “informazioni mediche” e il 15% la “vita sessuale”. “Naturalmente è legittimo sperare che informazioni personali sul nostro riguardo non diventino di dominio pubblico online, ma solo abitudini digitali adeguate e una maggiore attenzione possono aiutare le persone in Italia a sentirsi più al sicuro quando sono su internet. Usare password più sofisticate, strumenti affidabili per la cybersecurity (come VPN, antivirus e password manager) oltre a essere consapevoli delle principali minacce sono tutti fattori che possono aiutare le persone a proteggere le proprie informazioni più preziose online negli anni a venire,” ha chiuso Cristian Gianni di NordVPN.


