01.05.2023 – 07.30 – Nei penitenziari italiani si trovano 8.097 detenuti in attesa del primo giudizio e 7.047 con una condanna non definitiva. Tra questi due gruppi, quindi, il più nutrito è quello di chi è in attesa del primo grado di giudizio. In altre parole di chi sconta una pena non in seguito a una sentenza definitiva ma in ragione di una misura cautelare.
Secondo la ricerca effettuata dal Ministero della Giustizia e riportata dal sito truenumbers.it, la regione italiana con la percentuale più alta di detenuti in attesa del primo giudizio è il Friuli Venezia Giulia con il 25,56% di presunti innocenti, seguito dalla Calabria con una percentuale del 25,27% e Basilicata con il 22,78%, come mostra il grafico con la percentuale di detenuti in attesa di giudizio per ogni regione italiana.
Le straordinarie misure svuota carceri entrate in vigore durante l’emergenza da Covid-19 hanno contribuito in maniera determinante a far diminuire il tasso di sovrappopolazione in carcere. Nel 2019, infatti, la popolazione carceraria contava 60.769 detenuti. Tuttavia, dopo questa fase di diminuzione, dal 2022 il dato è tornato a salire e il numero più basso, ovvero 54.134 detenuti totali in Italia toccato il 31 dicembre 2021, è ormai ampiamente superato.
Nello specifico, invece di diminuire, in due anni il numero di detenuti in Italia è cresciuto del 6% ed è riemersa la questione del sovraffollamento in carcere. Per avere una visione a tutto tondo del problema, questo dato è da leggere assieme ad un’altra statistica, essenziale per determinare la sicurezza nei penitenziari, la disponibilità di guardie penitenziarie. Ebbene, la discrepanza presente fra l’organico previsto e quello in forza, calcola l’associazione Antigone, è del –20%.
Per quanto riguarda il Fvg, è migliore la situazione del sovrappopolamento carcerario complessivo, comprensivo cioè dei detenuti che hanno ricevuto una condanna definitiva. In questo caso le situazioni peggiori le si riscontrano in Puglia, con un tasso di occupazione carceraria che raggiunge il 137,7%, seguita da Lombardia con il 133,6% e il Veneto con il 128,3%.



