09.02.2019 – 07.45 – È la notte di Natale. Mentre la neve scende e brillano le luminarie, la famiglia si riunisce al gran completo attorno al tavolo per il Gioco della Tombola. Quando si è bambini la tradizione del Gioco della Tombola è un magico momento di vittorie e sorprese, mentre quando si passa all’adolescenza il Gioco rivela tutti i suoi difetti. Un ricordo a molti famigliare; a volte traslato alla notte di Capodanno o ad altre festività.
C’era però un tempo quando il Gioco della Tombola non era solo un momento conviviale, ma un affare assai serio, un gioco a tutti gli effetti “pubblico” che coinvolgeva l’intera cittadinanza.
Questo era il caso della Trieste Ottocentesca, allorché la Tombola era un evento capace di attirare folle di cittadini ansiosi di divertirsi e nell’occasione guadagnare qualche spiccio compiendo atto di carità. Non a caso un termine del dialetto triestino ormai scomparso è proprio lulech (il n. 1), a significare l’importanza del gioco nella vita della città.
Secondo la guida “Trieste Romantica”, la prima notizia di un Gioco della Tombola risale a un grande evento in Piazza della Borsa nel 1850. Il tabellone con i numeri estratti veniva posto tra le colonne del Palazzo della Borsa, così come il palco con la Commissione responsabile. I numeri venivano poi riportati su altri cartelloni posizionati davanti alla Chiesa San Pietro, in Piazza Grande (Piazza dell’Unità), in Piazza del Teatro Grande (Piazza Verdi) e lungo il Corso. La presenza stessa dei tabelloni in posizioni così lontane da Piazza della Borsa denota quante persone partecipassero al gioco. Sappiamo per altro che vi si ritrovavano vere e proprie folle dalla presenza di pattuglie della polizia, intente a sorvegliare l’innocua partita.
I diversi tabelloni dislocati lontani dalla Piazza della Borsa avevano ciascuno il suo addetto che riceveva i numeri tramite la cosiddetta “via crucis della fortuna”. Gli addetti si posizionavano al di sopra della folla, in precario equilibrio su delle botti, e si comunicavano l’un l’altro i numeri estratti, fino a raggiungere il responsabile col cartellone. Avevano ciascuno un coloratissimo berretto.
Verso il 1860 il Comune – allora come adesso per tagliare i costi – decise di adottare appositi corrieri, che avrebbero dovuto attraversare la folla con una bandierina e comunicare il numero estratto. Superfluo sottolinearlo, l’idea fu un disastro e si ritornò ai portavoce.

Verso il 1867 – anno cruciale, perché con la sconfitta di Sadowa (1866) avvenne l’anno successivo il passaggio dall’Impero Austriaco, all’Austria-Ungheria – il Gioco della Tombola passò da Piazza della Borsa a Corsia Stadion (via Battisti). Il tabellone veniva posizionato davanti alla Scuola Industriale, che dovrebbe corrispondere oggigiorno all’Istituto Volta.
In quest’occasione si escogitò un sistema ingegnoso per segnalare i numeri estratti, consistente in una corda con appesi tutti e i 90 numeri in fila. Quando si verificava un’estrazione, uno dei responsabili tirava la corda e il numero estratto saliva sopra tutti gli altri e veniva inserito in una fune sopra quella precedente, ben visibile a tutta la folla assiepata nella via.
La procedura veniva accompagnata con uno squillo di tromba.
Cinque anni dopo (1871) il Gioco della Tombola venne sospeso per alcuni disordini, salvo riprendere nel 1879 nel piazzale davanti alla Caserma Grande (Piazza Oberdan).
Il tabellone stavolta era stato sistemato verso Via Coroneo e la gente poteva accomodarsi su diverse migliaia di seggiole, pregustando dai venditori ambulanti dolci e limonate, mentre la Commissione “dava i numeri”.

Verso gli inizi del ‘900 la concorrenza dei Teatri, così come dei primissimi Cinema e la crescita demografica della città rendevano il “Gioco della Tombola” sempre meno popolare. Lo si spostò allora dal centro della città al nuovo Ippodromo di Montebello.
Qui vivacchiò, come tante altre attività, fino alla Prima Guerra Mondiale.
Il conflitto afflisse Trieste con la mancanza di viveri, con le epidemie, con i bombardamenti. Mentre paesi quali Inghilterra e Francia approfittavano dei momento conviviali, così come dei giochi pubblici, per raccogliere fondi a favore del conflitto (i prestiti di guerra), nel caso di Trieste il Gioco della Tombola venne utilizzato a favore della Croce Rossa austriaca. La sede venne spostata nel Ricreatorio Giglio Padovan, ma con scarso successo, con poche persone presenti.
Mentre un certo italiano lanciava volantini su Vienna giocando “il più pericoloso dei giochi”, Trieste presentiva così il tramonto di un’era e con essa dei suoi innocenti passatempi.


